Correre aiuta il cervello e rallenta l'AlzheimerI runners sanno bene quanto correre faccia bene al fisico e alla mente, ma quanti sanno che fare footing può rallentare l’Alzheimer?

Quando si inizia a correre, difficilmente si riesce a smettere. Diventa una sorta di “dipendenza” molto salutare perché i benefici sono tanti e tutti tangibili.

Il fisico ne giova non solo nell’aspetto perché salute e umore migliorano, la capacità di concentrazione aumenta, e la depressione si allontana.

Chi corre, dunque, sa bene che correre non giova solo al fisico. Ma adesso la conferma arriva anche dalla scienza.

Alcuni ricercatori dell’università del Kentucky, Stati Uniti, hanno dimostrato come le persone che si mantengono in forma, con la corsa altro tipo di attività fisica, hanno sono più lucidi e hanno maggiore memoria rispetto ai pigri.

Ma l’aspetto interessante di questa ricerca che a dire il vero non è la sola, è l’associazione dello sport a un minor invecchiamento del cervello.

Le risultanze di molti studi, infatti, dimostrano come il movimento favorisca il rinnovamento cellulare.

Gli esperti statunitensi però vanno oltre: il movimento può rallentare l’incedere del Morbo di Alzheimer.

Come spiega Linda Clare, docente di Clinical psychology of ageing and dementia all’università di Exeter University: “Un’attività aerobica di intensità moderata come, ad esempio, il footing o andare in bicicletta, può produrre cambiamenti nella struttura del cervello. Questo aumenta le riserve cognitive, rendendo il cervello più resistente alle patologie”.

I ricercatori per studiare le differenze fra pigri e sportivi hanno preso in esame 30 adulti fra i 59 e i 69 anni che.

In questo modo hanno potuto osservare: “il rapporto positivo fra fitness cardio-respiratorio e flusso sanguigno. Le persone pigre avevano un cervello di dimensioni ridotte. Il risultato di questa ricerca va nella stessa direzione di uno studio analogo tedesco su persone fra i 60 e i 77 anni”.

“Dopo un programma di esercizi in palestra durato tre mesi – continuano i ricercatori -, i pazienti hanno registrato un netto miglioramento della memoria. Mentre un altro studio sui topi al National Institute on Aging di Baltimore, ha reso evidente che le cellule dell’ippocampo, l’area del cervello che gestisce la memoria, si riproducevano più in fretta nei topolini magri”.