Epatite A, Francesca Barra ricoverata in ospedale assieme al figlio

L’Epatite A (Hav) è una malattia infettiva del fegato altamente contagiosa causata da un Virus che aggredisce le cellule del fegato. È presente nel sangue delle persone infette solo per pochi giorni mentre nelle feci è presente 7-10 giorni prima dell’esordio dei sintomi e fino a una settimana dopo la scomparsa.

Può colpire in forma lieve e risolversi in due settimane, oppure può trascinarsi in modo molto più grave anche per diversi mesi. È di solito contratta consumando alimenti contaminati dalle feci di un soggetto infetto.

In assenza di un adeguato sistema fognario, il virus evacuato con le feci può contaminare le falde acquifere, favorendo la trasmissione dell’epatite A sia per via diretta (bere l’acqua contaminata), sia per via indiretta (mangiare le verdure irrigate con essa e i frutti di mare che popolano le acque prossime allo sbocco della falda o, specialmente nei bambini, portare alla bocca oggetti contaminati, come giocattoli, termometri, posate ecc.).

Abbastanza diffusa risulta la trasmissione dell’epatite A tramite rapporti sessuali di natura proctogenitale od ano-linguale, nonché attraverso la condivisione di materiale già usato per iniettarsi droghe, compresi gli steroidi anabolizzanti.

I sintomi sono talvolta assenti ed in genere lievi, caratterizzati da febbre e senso di malessere generale; talvolta è presente ittero.

I casi lievi non richiedono alcun trattamento e molte persone che ne sono infette guariscono completamente senza danni permanenti al fegato.

Epatite A, Francesca Barra ricoverata in ospedale assieme al figlio

Fortunatamente, la A non è così pericolosa come le altre forme di epatite, ma, seppur raramente, può complicarsi nella temibile epatite fulminante; per questo motivo, è bene non sottovalutarla ed adottare tutte le norme necessarie a prevenirla, prima fra tutte la vaccinazione delle persone a rischio.

La vaccinazione è indicata per tossicodipendenti, omosessuali attivi, viaggiatori che si recano in regioni a rischio, pazienti affetti da epatiti croniche virali e soggetti portatori di malattie croniche del fegato o che richiedono trasfusioni.

Il trattamento con le immunoglobuline viene invece preferito quando è richiesta una rapida immunizzazione. Il vaccino, infatti, richiede dalle due alle quattro settimane per fornire la protezione desiderata, mentre le immunoglobuline sono attive sin da subito, con una copertura dell’85% (contro il 97% della vaccinazione).

Per sensibilizzare su questa patologia, attraverso i social, ha fatto sentire la sua voce Francesca Barra, giornalista e scrittrice, compagna di Claudio Santamaria.

La donna e il figlio hanno infatti contratto l’epatite A ed è stata la stessa giornalista a diffondere la notizia attraverso il suo profilo Instagram.

Tornata da un viaggio in Vietnam con il compagno, la Barra ha postato uno scatto dal letto: “Io e il mio bimbo siamo ricoverati in ospedale”.

«Probabilmente trascorrerò qui le feste» scrive ancora Francesca spiegando di aver contratto la malattia infettiva molto probabilmente dopo aver ingerito alimenti contaminati.

Ignoravo che ci fosse una epidemia di Epatite A. E così… non ci siamo vaccinati” racconta in un lungo post. “Dunque un virus contratto attraverso cibo contaminato (insalata in busta lavata da mani sporche ? Chissà… esistono diversi modi… ho sempre pensato di essere super accorta lavando tanto insalata, verdure). Molto probabilmente trascorrerò le feste qui, ma non importa. Quello che mi devasta è che sia ricoverato anche mio figlio . Quindi l’abbiamo presa entrambi a Milano (dove c’è stata una vera e propria epidemia ripeto!)” .

Vi racconto la mia esperienza perché io e i bambini non eravamo vaccinati per l’Epatite. E questo è stato – per me – un errore. Non voglio convincere nessuno a vaccinarsi, non impongo il mio pensiero, ma vi consiglio di informarvi, visto che i casi sono in aumento, presso il vostro medico di fiducia. Di non sottovalutare i sintomi e di farvi visitare da medici di cui vi fidate” chiosa Francesca su Instagram.

Foto@Instagram

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