Sanità, arriva la ricetta elettronica: pro e controDal primo marzo 2017 arriva la ricetta elettronica: ecco pro e contro dell’innovazione.

Dal primo marzo 2017 sarà applicata la normativa sulla ricetta dematerializzata. La legge che relega in soffitto la ricetta tradizionale di carta, è stata varata nel 2015. Ma come sempre accade, ci sono tempi tecnici da osservare.

Questa volta bisogna aspettare che le farmacie si attrezzino per calcolare ticket e regime di esenzione vigente nella Regione di provenienza del cittadino.

In pratica dal 2017 per prescrivere un farmaco, un’analisi o una visita, basterà che il medico di base si colleghi a un sistema informatico visibile dal farmacista o dal centro di analisi.

Questi ultimi provvederanno, rispettivamente, a consegnare le medicine o eseguire le analisi prescritte. Resta ancora da mettere a punto il sistema delle “fustella”.

Infatti, se è vero che i codici della confezione sono inseriti direttamente nel computer, è anche vero che ancora ancora non è stato possibile trovare un meccanismo che permetta di distinguere i farmaci erogati a carico del SSN da quelli erogabili ma pagati direttamente dal cittadino.

Via per sempre, dunque, i blocchetti di carta rossa. Nei vantaggi della ricetta elettronica, possiamo annoverare il risparmio sulla stampa e distribuzione delle vecchie ricette rosa e il controllo sulla falsificazione delle ricette stesse o sugli abusi conseguenti il furto dei ricettari.

Però, come spiega Giacomo Milillo, Segretario nazionale della FIMMG (Federazione dei medici di famiglia), ogni medaglia ha il suo rovescio.

“Qualcuno – dice Melillo – ha confuso gli studi medici con quelli dei Caf, vista la mole di dati anagrafici, codici di esenzione dai ticket, adesso anche quelli di erogabilità e appropriatezza e quant’altro dovremo verificare.”

“E in più –continua il segretario – il medico non potrà più contare sul supporto dell’assistente di studio nella velocizzazione delle procedure di ricettazione, e ci saranno complicazioni anche nelle procedure di coinvolgimento del sostituto medico che per il momento salvo eccezioni (Campania) dovrà continuare a utilizzare la ricetta rossa”.

“ In conseguenza – sottolinea Melillo – di ciò il rischio è che tutti gli oneri ricadranno sul titolare, con un aggravio di lavoro che significa tempo tolto alle visite e attese più lunghe per gli assistiti”.