Closing Milan, trent’anni dopo: da Berlusconi alla Cina

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Il 13 dicembre sembra essere il giorno definitivo: si chiude un’epoca senza precedenti

Trent’anni dopo, la Cina. Chi l’avrebbe detto, soprattutto se si considera che ad essere invasa dall’Oriente è l’intera Milano, compresa quella di sponda nerazzurra. Silvio Berlusconi è ormai pronto a passare il testimone, lo fa avendo vissuto il suo ultimo derby da Presidente e per la verità non terminato benissimo, visto il gol di Perisic che all’ultimo secondo ha strappato ai rossoneri una vittoria che l’avrebbe catapultata in solitaria alle spalle della Juventus. Ma, sicuro sia finita qui per l’ex Premier?

Mentre arrivava a San Siro per la stracittadina ha detto chiaramente, alla domanda se fosse stato quello il suo ultimo derby, “Non credo”. Pretattica o reali intenzioni di rimanere al potere, in qualche modo, nel Milan che verrà? Oggi ha rincarato la dose, con l’ego che lo contraddistingue ma che difficilmente si potrà sposare col nuovo asset dirigenziale: “Se mi fanno decidere mercato e schemi resto”, ha affermato il n.1 rossonero. Insomma, come ha sempre fatto, verrebbe da dire maliziosamente. Eppure le possibilità che, quanto meno da Presidente Onorario rimanga, ci sono. Un po’ come Massimo Moratti all’Inter che però ha retto poco nel ruolo di rappresentanza che è decisamente stretto a chi per decenni ha tenuto completamente in mano un gioiello così prezioso.

La Cina, dunque, che stando almeno all’altra sponda del Naviglio promette bene: vero, i risultati della nuova Inter non sono positivi, ma 100 milioni di euro nella campagna estiva sono stati investiti ed altri ancora saranno sborsati sin da gennaio. Un buon motivo per credere che questi investitori cinesi pronti a rilevare i diavoli rossoneri possano essere altrettanto affidabili? Le trattative sono state certamente più lunghe e spesso vicine a saltare, non facendo credere alla serietà di questi nuovi proprietari pronti a metter mano su uno dei club più titolati al mondo.

Quanto accade dall’altra parte del mondo però dovrebbe e potrebbe incoraggiare: anche quest’estate colpi da 90 per la Superliga Cinese. A Shanghai è arrivato Hulk per oltre 50 milioni di euro, 20 all’anno al giocatore: 15 invece per Pellè, sia al Southampton che al bomber leccese. Il 2015 era stato il vero anno della svolta con glia rrivi in serie di gente come Jackson Martinez preso a 40 milioni e Paulinho a 14 dal Guangzhou, poi è stata la volta degli scippi in Italia con Guarin e Gervinho fino allo sbarco dal Psg di Lavezzi. E poi c’è proprio Suning, che in Cina con lo Jiangsu sborsava due anni fa 50 milioni di euro per Alex Texeira e 28 per Ramires dal Chelsea.

Una vera e propria inversione di tendenza rispetto, ad esempio, ad Emirati e Mls, paradiso di giocatori a fine carriera desiderosi di strappare l’ultimo faraonico ingaggio della loro carriera. Ora la Cina vuole conquistare l’Europa, partendo da Milano.

redazione

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