OMS dipendenza da videogiochi malattia mentale, insorgono i medici
OMS dipendenza da videogiochi malattia mentale

L’OMS, ovvero L’Organizzazione Mondiale della Sanità, classificherà ufficialmente la dipendenza dai videogiochi come un “disturbo”.

La classificazione internazionale delle malattie dell’OMS (ICD) includerà da oggi anche il “disturbo del gioco”, tale conferma è davvero molto significativa perchè in questo modo le persone saranno in grado di ricevere cure per le loro dipendenza dai videogiochi e che i servizi sanitari nazionali dovrebbero essere in grado di fornire cure gratuite alle persone dipendenti da giochi.

L’OMS ha affermato che se il gioco ha la precedenza sulle attività quotidiane e sugli interessi della vita, allora può essere classificato come “disturbo“, in una nota sulla classificazione di tale malattia possiamo leggere:

Dipendenza da videogiochi la classificazione dell’OMS

Dipendenza da videogiochi la classificazione OMS

“Il disturbo del gioco è caratterizzato da un modello di comportamento di gioco persistente o ricorrente (‘gioco digitale‘ o ‘videogioco‘), che può essere online (ad esempio, su Internet) o offline, manifestato da:

1) compromissione del controllo sui giochi (es. inizio, frequenza, intensità, durata, risoluzione, contesto)

2) crescente priorità data al gioco nella misura in cui il gioco ha la precedenza sugli altri interessi di vita e attività quotidiane

3) continuazione o escalation dei giochi nonostante il verificarsi di conseguenze negative.

“Il modello comportamentale è di gravità sufficiente a determinare una compromissione significativa delle aree di funzionamento personali, familiari, sociali, educative, professionali o di altro tipo. Il comportamento del gioco può essere continuo o episodico e ricorrente. Normalmente evidente in un periodo di almeno 12 mesi per poter confermare una diagnosi, sebbene la durata richiesta possa essere abbreviata se tutti i requisiti diagnostici sono soddisfatti ed i sintomi sono reali.”

L’OMS si è attivata dopo la crescente evidenza di giovani giocatori che soffrono di disagio psicologico e di problemi familiari a causa della loro dipendenza, si parla infatti di circa 2,6 miliardi di persone in tutto il mondo che giocano regolarmente ai videogiochi e mentre è stato dimostrato che il gioco può essere utile, molte persone sono invece diventate dipendenti.

Si ritiene che tra l’1% e il 6% dei giovani siano dipendenti dai videogiochi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato, nella giornata di lunedì, il “disturbo del gioco” come condizione diagnosticabile, dando ai professionisti del settore medico relativo, una base per l’impostazione del trattamento e l’identificazione dei rischi per il comportamento da dipendenza, resta comunque una posizione al momento contestata da alcuni professionisti.

L’American Psychiatric Association, ad esempio, ha mantenuto la sua precedente posizione secondo cui non esistevano “prove sufficienti” per considerare la dipendenza da gioco come un “unico disturbo mentale“. Anche la Society for Media Psychology and Technology, una divisione dell’American Psychological Association, ha confermato dopo che all’inizio di quest’anno aveva già rilasciato una dichiarazione politica che esprimeva preoccupazione per la proposta dell’OMS, affermando che “l’attuale base di ricerca non è sufficiente per classificare questo disturbo“.

Il disaccordo lancia un velo di confusione su come affrontare un comportamento associato ad alcuni decessi negli ultimi due decenni, mentre i genitori si confrontano con la crescente popolarità dei giochi online. L’OMS con sede a Ginevra ha detto che includerà il “disturbo del gioco” nell’undicesima edizione della sua classificazione internazionale delle malattie, prevista per questo mese e utilizzata da professionisti di tutto il mondo per diagnosticare e classificare le condizioni.

Descriverà il  disturbo come “controllo alterato sui giochi, aumentando la priorità data ai giochi rispetto ad altre attività nella misura in cui il gioco ha la precedenza su altri interessi e attività quotidiane e la continuazione o l’escalation dei giochi, nonostante l’insorgenza di conseguenze negative“.

La diagnosi di “disturbo del gioco” dell’OMS si applicherebbe ai giocatori con connessioni frammentate ad amici e parenti e che esibirebbero scarti accademici e indifferenza verso aree della vita al di fuori dei giochi per almeno 12 mesi.

fonte@OMS

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