Dietro C’era una volta in America non c’è soltanto l’immaginazione di Sergio Leone. La storia di Noodles, Max e della loro ascesa nella criminalità newyorkese nasce da una fonte ben precisa, anche se il regista la trasformò profondamente.
C’era una volta in America è ispirato a The Hoods, romanzo pubblicato nel 1952 da Harry Grey, pseudonimo dello scrittore ed ex criminale Herschel Goldberg. Il libro contiene elementi autobiografici legati all’ambiente della malavita ebraica di New York, ma il film di Sergio Leone non è la ricostruzione fedele di una storia vera: personaggi, eventi e struttura narrativa furono ampiamente rielaborati.

Il libro che ha ispirato C’era una volta in America
Il punto di partenza è The Hoods, pubblicato negli Stati Uniti nel 1952. L’American Film Institute lo definisce un’opera semi-autobiografica e ricostruisce anche la lunga gestazione del film: Sergio Leone lesse il libro dopo Il buono, il brutto, il cattivo e cominciò già allora a pensare a un adattamento cinematografico.
Il volume racconta l’ambiente dei gangster ebrei di New York attraverso personaggi cresciuti insieme nella povertà e poi entrati nel crimine organizzato. Sono già presenti alcuni degli elementi che diventeranno centrali nel film: amicizia, denaro, tradimento, violenza e il rapporto quasi inseparabile tra passato e presente.
Il catalogo WorldCat registra l’edizione del 1952 di The Hoods attribuita a Harry Goldberg, pubblicata a New York da Crown Publishers.
In Italia il libro è stato conosciuto anche con il titolo Mano armata.
Chi era Harry Grey e quanto c’è di vero nella storia
Qui nasce uno degli equivoci più frequenti. Si legge spesso che C’era una volta in America sarebbe “basato sulla vita di un gangster”. È corretto solo in parte.
Harry Grey era lo pseudonimo di Herschel Goldberg. Le fonti cinematografiche dell’AFI e del British Film Institute lo descrivono come un ex gangster e indicano The Hoods come un’opera legata alle sue esperienze personali. Il BFI riferisce anche che Grey scrisse il libro mentre si trovava in carcere a Sing Sing.
Questo non significa che ogni episodio del romanzo sia documentabile come un fatto realmente accaduto.
È più corretto considerare The Hoods una autobiografia romanzata, nella quale ricordi, ambienti e conoscenza diretta della criminalità vengono mescolati con elementi di finzione.
Ed è proprio questa distinzione che si perde spesso cercando di stabilire chi fosse il “vero Noodles”. Non esiste una corrispondenza semplice per cui ogni personaggio del film possa essere collegato con certezza a una singola persona reale.
Noodles è realmente esistito?
David “Noodles” Aaronson, interpretato da Robert De Niro, deriva dal protagonista e dall’universo narrativo di Harry Grey, ma non va considerato la trasposizione biografica esatta di Grey.
Leone non voleva realizzare un film biografico su Goldberg. Gli interessava soprattutto ciò che il suo racconto permetteva di evocare: l’immigrazione, il quartiere ebraico di New York, il proibizionismo, la criminalità organizzata e il modo in cui un uomo ricostruisce il proprio passato molti anni dopo.
È una differenza sostanziale. Chi guarda il film aspettandosi una cronaca criminale realmente accaduta rischia di leggerlo nel modo sbagliato.
C’era una volta in America lavora continuamente sulla memoria, sui rimorsi e sulla percezione soggettiva degli eventi. Il gangster movie è il contenitore; il centro della storia è altrove.
Sergio Leone incontrò davvero Harry Grey
Sì. Ed è probabilmente uno degli aspetti più interessanti della nascita del film.
Secondo la ricostruzione dell’American Film Institute, dopo aver terminato C’era una volta il West, nel 1968 Leone riuscì a incontrare Grey a New York. Lo scrittore inizialmente era riluttante, ma alla fine accettò di vedere il regista in un bar di Manhattan.
Grey colpì Leone anche per il suo comportamento estremamente riservato. Le note del British Film Institute raccontano che durante i loro incontri rispondeva spesso con poche parole, ben lontano dall’immagine spettacolare del gangster costruita dal cinema hollywoodiano.
Quell’incontro finì per influenzare anche il tono del film. Secondo l’AFI, Leone collegò proprio alla conoscenza di Grey alcuni elementi della scena in cui il vecchio Noodles torna da Fat Moe e maturò ulteriormente l’idea di fare del tempo e della memoria due temi centrali dell’opera.
Grey morì nel 1980, prima dell’inizio delle riprese.
Dal romanzo di gangster al film sulla memoria
Leone lavorò al progetto per molti anni. Ed è qui che C’era una volta in America smette di essere semplicemente l’adattamento di The Hoods.
Il film utilizza il materiale di Grey, ma costruisce una struttura narrativa molto più complessa. La vicenda passa continuamente dall’adolescenza dei protagonisti agli anni del proibizionismo e alla vecchiaia di Noodles, senza seguire un ordine cronologico lineare.
La storia copre decenni, mentre il racconto sembra muoversi secondo i meccanismi della memoria: un volto, un luogo o un suono possono riportare improvvisamente Noodles indietro di trent’anni.
È anche per questo che il film conserva un senso di incertezza fino all’ultima inquadratura.
L’America raccontata da Leone non vuole essere un documentario
Il contesto storico è riconoscibile: il Lower East Side, le comunità di immigrati, il proibizionismo, il contrabbando di alcol e l’ascesa del crimine organizzato.
Ma Leone non punta a ricostruire la carriera di un boss realmente esistito.
Persino il titolo lo suggerisce. Once Upon a Time in America — “C’era una volta in America” — ha il tono della fiaba e del ricordo. L’America vista dal regista è allo stesso tempo reale e mitologica.
La Cineteca di Bologna, presentando la versione restaurata del film, ricorda proprio come Leone fosse rimasto affascinato da The Hoods e dal contrasto tra il vero Grey, tutt’altro che simile ai gangster glorificati da Hollywood, e l’immaginario cinematografico costruito attorno alla criminalità.
È uno degli elementi che spiegano perché il film appaia molto diverso da un gangster movie tradizionale.
Il film è quindi tratto da una storia vera?
La risposta più precisa è: in parte.
Alla base ci sono un autore realmente legato agli ambienti criminali, un libro con componenti autobiografiche e un contesto storico autentico. Ma Sergio Leone e gli sceneggiatori utilizzarono quel materiale come punto di partenza per costruire una vicenda autonoma.
Non conviene quindi cercare una corrispondenza perfetta del tipo:
- Noodles = una persona realmente esistita;
- Max = un preciso gangster storico;
- ogni omicidio o tradimento = un episodio documentato.
Il film è piuttosto il risultato dell’incontro tra le memorie romanzate di Grey e la personale visione dell’America di Sergio Leone.
Perché C’era una volta in America ha richiesto così tanti anni
Leone si interessò al libro già alla fine degli anni Sessanta, mentre il film sarebbe arrivato soltanto nel 1984.
L’AFI documenta come il progetto abbia attraversato una gestazione molto lunga, con diversi tentativi di sviluppare la sceneggiatura prima della produzione definitiva.
Il risultato fu un’opera molto più ambiziosa di una semplice trasposizione letteraria.
Nei titoli del film compaiono infatti diversi sceneggiatori: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Enrico Medioli, Franco Arcalli, Franco Ferrini e lo stesso Sergio Leone. La fonte letteraria rimane ufficialmente The Hoods di Harry Grey.
Domande frequenti
C’era una volta in America è tratto da un libro?
Sì. Il film è tratto da The Hoods, libro pubblicato nel 1952 da Harry Grey. Sergio Leone lo lesse molti anni prima di riuscire a realizzare il film e trasformò profondamente il materiale originale per costruire la storia di Noodles e Max.
C’era una volta in America è una storia vera?
Non completamente. The Hoods contiene elementi autobiografici legati alle esperienze di Harry Grey, ma è una narrazione romanzata. Anche Sergio Leone modificò e ampliò il materiale del libro. Il film non deve quindi essere considerato la ricostruzione fedele di fatti realmente accaduti.
Chi ha scritto il libro che ha ispirato C’era una volta in America?
L’autore è Harry Grey, pseudonimo di Herschel Goldberg. The Hoods uscì nel 1952 e divenne molti anni più tardi la base narrativa del film diretto da Sergio Leone.
Noodles è realmente esistito?
Noodles deriva dall’universo autobiografico e romanzesco di Harry Grey, ma non esistono elementi sufficienti per considerare il personaggio interpretato da Robert De Niro la ricostruzione fedele di una singola persona reale. Leone trasformò il materiale originale in una storia autonoma.
Dove è ambientato C’era una volta in America?
Gran parte della storia è legata a New York e, in particolare durante l’infanzia dei protagonisti, all’ambiente del Lower East Side e della comunità ebraica. La vicenda attraversa poi differenti periodi della storia americana, dal proibizionismo fino agli anni Sessanta.
Una storia vera trasformata in qualcosa di diverso
Sapere che tutto nasce da The Hoods aiuta a leggere il film, ma cercare continuamente di separare “ciò che è successo davvero” da ciò che Leone ha inventato rischia di far perdere il punto.
C’era una volta in America parte dai ricordi di un uomo che aveva conosciuto la criminalità newyorkese e li trasforma in una storia sul tempo, sulla colpa e su quanto sia difficile capire, decenni dopo, ciò che resta del proprio passato.
Fonti consultate
American Film Institute, Once Upon a Time in America: AFI Catalog
British Film Institute, note su Once Upon a Time in America: BFI Southbank Programme Notes
Treccani, Enciclopedia del Cinema: C’era una volta in America su Treccani
Festival de Cannes, scheda del film: Once Upon a Time in America – Cannes
WorldCat, The Hoods di Harry Goldberg: Scheda bibliografica di The Hoods

