Cherofobia, esiste anche la paura di essere felice
Cherofobia esiste anche la paura di essere felice

La fobia è una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici.

Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell’irrazionalità della propria paura, ma non possono controllarla. L’ansia da fobia, o “fobica”, si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, vertigini, extrasistole, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza.

Al primo posto della classifica delle fobie più diffuse nel mondo troviamo l’Acrofobia, ovvero la paura delle altezze. Chi soffre di Acrofobia teme qualsiasi tipo di altezza, che sia un palazzo di 3 piani o una scala. La sensazione del vuoto che lo separa dal terreno lo paralizza.

Al secondo posto troviamo l’Ofidiofobia, la paura dei serpenti e dei rettili, generalmente più comune tra le donne. Alla terza posizione c’è la Pteromeranofobiava. Questa fobia quasi impronunciabile è la paura di volare, in senso generico, che spesso si presenta in persone particolarmente razionali, pratiche e ordinate.

Estremamente diffuse ance la fobia dei cani, dei dentisti, dei temporali e persino del semplice buio.

Difficile da credere ma assolutamente possibile, esiste però anche chi ha paura di essere felice: una paura incontrollabile, per tanti di noi inconcepibile, eppure anche essere felice può destabilizzare chi soffre di questa patologia.

Il termine “cherofobia” deriva dal greco “chairo” che vuol dire “mi rallegro” e fobia, paura, ma non compare nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, il principale manuale per la classificazione delle patologie mentali e di conseguenza non è concepito come un disturbo psichiatrico.

Eppure secondo alcuni recenti studi, come uno recentemente pubblicato dal Journal of Cross-Cultural Psychology, è possibile sperimentare la paura di essere felici, o meglio, di vivere situazioni che provocano allegria, gioia e benessere.

Chi soffre di cherofobia si allontana dalle fonti di felicità: si è talmente concentrati sui possibili eventi negativi che possono accadere, che si evitano perciò quelli positivi.

Il cherofobico non per forza dimostra una tristezza evidente, evita solo situazioni che lo possono rendere felice. Rifugge inviti a feste probabilmente divertenti, evita cambiamenti di vita che potrebbero essere positivi, tutto ciò per il timore infondato che subito dopo possa giungere un periodo estremamente negativo.

Anche l’introverso potrebbe sviluppare questa patologia, perché portato a isolarsi, a non coinvolgersi in attività ricreative di gruppo, o a evitare luoghi particolarmente affollati e rumorosi.

Naturalmente le cause di un tale comportamento, come accade con molte delle fobie che sperimentiamo, sono da ricercare nei primi anni di vita. La psichiatra Carrie Barron ha infatti spiegato questa patologia rimandando alla vita infantile del soggetto, nella quale un momento di felicità potrebbe essere stato seguito da una punizione. Magari un evento traumatico del passato.

Stephanie Yeboah, blogger che convive con la cherofobia, spiega che cosa significhi questa condizione: «In definitiva, è una sensazione di completa disperazione, che porta a sentirsi ansiosi o diffidenti all’idea di partecipare o fare cose per arrivare alla felicità, perché è come se si avesse la percezione netta che non durerà – ha detto -. La paura della felicità non significa necessariamente vivere sempre nella tristezza: nel mio caso la mia cherofobia è stata innescata o esacerbata da eventi traumatici, e anche cose positive come completare un compito difficile o conquistare un nuovo cliente mi mettono a disagio».

«Non c’è molto che io possa fare – aggiunge Yeboah – perché non ci sono molte risorse specifiche contro la cherofobia: mi limito ad andare avanti e cercare di non pensarci».

La problematica è venuta alla ribalta in questi giorni nel nostro paese grazie a una trasmissione televisiva: in tantissimi si sono commossi ascoltando la prima audizione ad X Factor della 16enne Martina Attili.

La giovane cantautrice romana ha spiegato di parlare spesso di malattie mentali nei suoi testi e la prima canzone che ha presentato al pubblico parla appunto della cherofobia.

“Come te la spiego la paura di essere felici
quando non l’hanno capita nemmeno i miei amici” canta Martina nella prima strofa della sua canzone.

E, poiché la cherofobia non è stata ancora studiata né è stata oggetto di ricerche scientifiche ufficiali, ad oggi non ci sono ancora farmaci approvati dalla FDA o altri trattamenti definitivi.

foto@Pixabay

I contenuti pubblicati dalla redazione di Italiaglobale.

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