Strategia IT sostenibile, cos’è e come implementarla in 5 step

Estendere il ciclo di vita con il ricondizionato

Non si può negare il modo in cui la trasformazione digitale sta comunque impattando sull’ambiente e che le scelte non devono ricadere su velocità e prestazioni dimenticandosi delle responsabilità.

L’IT sostenibile, conosciuto anche come Green IT è un approccio nuovo che mira a ridurre al minimo i danni causati dalle operazioni tecnologiche che possono condizionare il cambiamento climatico. Oltre a attività semplici quali spegnere i monitor a fine giornata serve ripensare l’intero ciclo di vita degli hardware.

Estendere il ciclo di vita con il ricondizionato

Il digitale non è immateriale come spesso lo raccontiamo. Il settore tecnologico e dell’informazione pesa già tra l’1,8% e il 3,9% delle emissioni globali di gas serra. E la traiettoria è chiara.

Con l’espansione di intelligenza artificiale e big data, il consumo energetico dei data center è destinato a raddoppiare entro il 2026. Non un picco isolato, ma una curva che continuerà a salire negli anni successivi.

In questa situazione, parlare di sostenibilità non è solo una questione di reputazione o di compliance ESG. È una scelta strategica. Ridurre sprechi, ottimizzare le infrastrutture, ripensare i modelli operativi significa anche contenere i costi, renderli più prevedibili, difendere l’azienda da shock energetici futuri.

Ecco 5 step da applicare per muoversi in questa direzione.

Estendere il ciclo di vita con il ricondizionato

Un primo passo importante è sicuramente quello di provare a prolungare la vita delle apparecchiature, portando la vita utile di una workstation da una media di 3 a 6 anni. Ecco perché è importante affidarsi a partner specializzati come Direct Hardware Supply che dal 2010 rappresenta un modello di economia circolare proprio in questo campo.

Puntando su un hardware rigenerato si scelgono ottime performance senza compromessi sulla qualità, abbassando i costi ma soprattutto facendo bene all’ambiente riducendo drasticamente l’impronta causata dalla produzione di nuovi dispositivi.

Integrare la sostenibilità ambientale e sociale

Una strategia che consigliamo è quella di provare a superare il concetto di “ecologia” in senso stesso. Lungo la catena di fornitura, infatti, si annidano spesso rischi sociali critici: violazioni dei diritti umani, turni di lavoro estenuanti e problemi di sicurezza per i lavoratori.

Se adottiamo un approccio circolare possiamo riconoscere che la responsabilità sociale e la circolarità sono due facce della stessa medaglia e persino che i diritti dei lavoratori possono fare da leva per accelerare la transizione verso un’economia che rigenera e non consuma.

Esercitare un potere d’acquisto consapevole

L’ufficio acquisti ha un potere enorme nel determinare l’impronta carbonica di un’impresa. Proviamo a valutare qualche dato: un singolo notebook prodotto genera quasi l’80% delle sue emissioni totali di gas serra prima ancora che venga acceso la prima volta e per questo dobbiamo capire quando è davvero necessario un nuovo prodotto.

Se diventasse inevitabile dovremmo però dare priorità a:

  • Modularità e riparabilità preferendo prodotti facili da aggiustare e aggiornare;
  • Longevità puntando su prestazioni sufficienti per un lungo arco di tempo;
  • Certificazioni da inserire nel contratto come clausole per standard di sostenibilità verificati.

Combattere il greenwashing

Un problema sempre più comune è che molte aziende dichiarano di essere sostenibili ma in realtà cadono nel green washing. Per i responsabili di IT è difficile navigare tra migliaia di schede tecniche e dichiarazioni e quindi è fondamentale affidarsi a progetti di qualità che propongano certificazioni e controlli di terze parti.

Non può essere sufficiente che un prodotto sia etichettato come “riciclabile”: deve esserci un sistema di monitoraggio che garantisca la conformità lungo tutta la filiera.

Gestione responsabile dei dati e dei rifiuti elettronici

Il tema della e-waste è sempre più chiacchierato online e non è difficile comprenderne i motivi. L’ultimo miglio da percorrere per le strategie IT sostenibili riguarda proprio la gestione dei dati e quella dei rifiuti.

I data center sono infrastrutture che consumano enormi quantità di energia ed è quindi importante migrare verso cloud computing e tecnologie alimentate al 100% da energie rinnovabili. Persino all’interno della propria attività si può dirigere l’attenzione verso questa tipologia di supporto attraverso l’uso di pannelli solari da posizionare sul tetto.

Ogni anno il mondo si riempie di rifiuti elettronici. Troppi. Circa 54 milioni di tonnellate, secondo le stime più recenti. E il dato che pesa di più è un altro: solo il 20% di questo materiale viene riciclato come dovrebbe.

Il resto? Finisce nelle discariche, viaggia verso Paesi senza tutele ambientali, o semplicemente scompare dai radar. Con conseguenze che vanno ben oltre l’impatto visivo: sostanze tossiche, spreco di materie prime, rischi per la salute.

È qui che entra in gioco la filiera della gestione responsabile. Collaborare con realtà come Direct Hardware Supply significa evitare scorciatoie e garantire un destino corretto persino ai dispositivi fuori uso, non più riparabili, apparentemente “senza valore”.

Un lavoro poco visibile, ma decisivo. Perché l’e-waste non è solo un problema tecnologico; è una questione ambientale e, sempre di più, una questione di responsabilità.

Attraverso partner certificati ISO e in conformità con gli standard ambientali (come quelli dell’EPA), ogni sostanza riutilizzabile viene recuperata, evitando che materiali tossici finiscano nel suolo o nelle falde acquifere.

Insomma, è chiaro che l’IT sostenibile non deve essere vista come un traguardo da raggiungere quanto più quale un processo continuo di ottimizzazione. Adottando una politica circolare, scegliendo il ricondizionato e gestendo responsabilmente la fine del ciclo di vita dei dispositivi si può fare davvero la differenza.

By Antonio Capobianco

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