Vaccini, a Chivasso bimbo immunodepresso cambia scuola
Vaccini a Chivasso bimbo immunodepresso cambia scuola

Vaccini, a Chivasso un bimbo immunodepresso è costretto a cambiare scuola.

Ecco che cominciano i primi problemi seri a causa dell’indecisionismo del governo e delle pressioni di quei movimenti contrari ai vaccini che tanti danni rischiano di fare alla scuola e al Paese.

Si tratta di atteggiamenti antiscientifici, a volte al limite dell’assurdo, non suffragati né dai dati né dalla scienza. Come quegli atteggiamenti e posizioni addirittura di parlamentari che preferiscono alle vaccinazioni, i vecchi metodi della zia, quando a loro dire, i bambini venivano immunizzati stando a contatto con altri bambini.

Ma non solo, il problema è anche un altro. È in atto nel nostro Paese uno scontro di natura culturale che riguarda non solo atteggiamenti scientifici o meno, bensì posizione definibili come civiche, da una parte, asociali dall’altra. Chi non vuole i vaccini, quelli necessari definiti dallo Stato sulla base delle statistiche e del metodo scientifico, in realtà pensa solo a se stesso, al proprio particolare.

Qualcuno arriva addirittura a dire che il figlio è sano e non ha bisogno di nulla. Sono atteggiamenti non inseriti in un contesto sociale, che favoriscono la salute del singolo a danno della salute collettiva. Perché non c’è dubbio che la vaccinazione è un fatto di salute pubblica, serve a prevenire che tutti si ammalino. Non vaccinare non solo mette a rischio la salute del bambino, ma la salute di tutti gli altri.

Stretto in una morsa fra la banalità e la correttezza, anche costituzionale, di queste affermazioni, e l’impostazione medievale di un certo pensiero trasportata sui banchi del Parlamento, il Governo un giorno dice una cosa, e il giorno dopo ne dice un’altra. Col risultato che si ingenera un’ancora maggiore confusione, nonché la possibilità, nelle pieghe dell’indecisionismo, di far passare soluzioni rabberciate che non soddisfano nessuno.

Come ad esempio quella deleteria delle autocertificazioni, che, in quanto tali, non danno davvero nessuna garanzia del rispetto delle norme di legge. Ammesso poi che il sistema dell’autocertificazione in materia sanitaria e di salute, sia legittimo; molti contestano anche questo. Fatto sta che i nodi stanno venendo al pettine.

I nodi riguardano la parte della popolazione più debole, vale i dire i bambini immunodepressi, coloro che per qualche malattia o per qualche intervento sono particolarmente suscettibili a infezioni, virus, contagi e quant’altro. E questi bambini non possono andare a scuola e stare a contatto con gli altri, negli ambienti dove non si garantisce che il sistema delle vaccinazioni sia effettivo.

È il caso di un bimbo immunodepresso iscritto alla scuola dell’infanzia Bambi di Chivasso. Hanno costretto il piccolo a iscriversi a un’altra scuola, perché questa scuola non era in grado di garantire l’effettività delle autocertificazioni. Diverse di queste pare non fossero in regola.

Il bimbo aveva subito l’anno scorso un trapianto di fegato, operazione molto delicata, specialmente alla sua età. Al piccolo era stata diagnosticata una malattia metabolica rara, la Glicogenesi 1A. Il risultato di questa patologia è che il piccolo deve nutrirsi circa ogni tre ore ben non andare in ipoglicemia. Il bambino è stato iscritto a un’altra scuola, la “Peter Pan”, dove invece è stato garantito dall’assessore alla scuola che tutti i bambini erano stati vaccinati e i relativi controlli erano stati già fatti.

Ma quanti altri bambini sono e saranno nelle medesime condizioni? Ecco che torniamo al punto di partenza. Le responsabilità, in caso di contagi, possono essere gravissime perché in queste situazioni si rischia la vita. E le responsabilità sono di natura penale in questo caso, non solo di natura amministrativa. Sia da parte di chi ha l’obbligo di far vaccinare i propri figli e non lo fa, sia da parte di chi non esercita i dovuti controlli.

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