In un settore percepito come freddo e burocratico, il commercialista bergamasco Enrico Fornito ha costruito il suo differenziale competitivo su un elemento che nessun software può replicare: il rapporto umano. Una conversazione sulla filosofia professionale che mette l’ascolto al centro della consulenza fiscale.

Esiste un momento, nella vita di ogni imprenditore, in cui il peso delle responsabilità supera la capacità di gestirle in solitudine. Non si tratta sempre di numeri che non tornano o di scadenze fiscali incombenti. Spesso è qualcosa di più sottile: la sensazione di non essere compresi, di trovarsi di fronte a professionisti che vedono partite IVA anziché persone, codici tributo anziché storie di sacrificio e visione.
Enrico Fornito, fondatore di Enrico Fornito Commercialisti, studio con sede a Bergamo attivo dal 2001, ha fatto di questa consapevolezza il pilastro della propria pratica professionale. Un percorso non lineare – dal conservatorio alla ragioneria e poi alla Polizia di Stato, dalla Guardia di Finanza all’Ufficio Fiscale della Banca Popolare di Bergamo – che gli ha fornito una prospettiva rara: quella di chi ha visto il fisco da entrambe le angolazioni. Oggi, con il libro Verifica Fiscale, da poco pubblicato, Fornito traduce questa doppia esperienza in uno strumento di consapevolezza per imprenditori e professionisti.
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Lo abbiamo incontrato per capire cosa significhi, concretamente, mettere l’ascolto al primo posto in un mondo dominato da adempimenti e scadenze.
L’ascolto come primo strumento di lavoro
D: “Dottor Fornito, lei sostiene che prima di essere guidato, l’imprenditore ha bisogno di essere ascoltato. Come è arrivato a questa convinzione?”.
R: “È una consapevolezza che si è costruita nel tempo, attraverso esperienze diverse. Ho lavorato nella Polizia di Stato, nella Guardia di Finanza, nel settore bancario. In ognuno di questi contesti ho visto come le persone reagiscono quando si sentono sotto pressione: si chiudono, omettono informazioni, a volte prendono decisioni sbagliate semplicemente perché nessuno si è fermato ad ascoltarle davvero. Quando ho aperto il mio Studio, nel 2001, avevo chiaro un principio: l’imprenditore che si siede davanti a me non è un fascicolo. È una persona che spesso si sente giudicata, sotto pressione fiscale, e che ha bisogno innanzitutto di sapere che qualcuno comprende la sua situazione prima di proporre soluzioni”.
D: “Il mondo della consulenza fiscale non è esattamente noto per il suo calore umano. Non teme che questo approccio venga percepito come poco professionale?”.
R: “Al contrario. L’aspetto umano non è un’alternativa alla competenza tecnica: ne è il moltiplicatore. Posso avere la preparazione più raffinata del mondo in materia tributaria, ma se il cliente non si fida di me al punto da raccontarmi tutto – anche ciò che lo mette in difficoltà – io lavorerò sempre con informazioni parziali; e, con queste, anche la strategia più brillante rischia di crollare. La trasparenza nel rapporto con i clienti, senza omettere alcuna informazione, è un valore che pretendo da me stesso e che, in cambio, chiedo anche a loro; ma la trasparenza si ottiene solo quando l’altro si sente al sicuro, non giudicato”.
Il commercialista che conosce le verifiche fiscali dall’interno
D: “Il suo percorso è decisamente ‘atipico’ per un commercialista: conservatorio, ragioneria, forze dell’ordine, settore bancario. Quanto hanno contato queste esperienze nel definire il suo metodo?”.
R: “Ogni fase ha lasciato qualcosa di fondamentale. Il conservatorio, che ho frequentato da bambino, mi ha insegnato a modulare la voce, a capire il peso delle pause e dei silenzi, una competenza che oggi uso sia nella consulenza che nella formazione. Gli studi di ragioneria sono stati utili a far emergere la mia attitudine. Il mondo militare mi ha trasmesso la resilienza, un valore che si è rivelato decisivo nei momenti più duri della mia carriera. Il lavoro presso la Polizia tributaria di Venezia mi ha mostrato come funziona una verifica fiscale dall’interno, con quali logiche, quali strumenti, quali dinamiche psicologiche. Quando poi sono passato dall’altra parte, ad assistere le imprese, avevo una comprensione del processo che pochi colleghi potevano vantare”.
D: “A proposito di momenti duri: c’è stato un episodio che ha rischiato di interrompere tutto”.
R: “Sì, ed è un ricordo ancora molto vivo. Durante il praticantato necessario per esercitare la professione, sono stato accusato di essere assente. In realtà ero al mio posto, rispondevo regolarmente alle telefonate, ma la conseguenza è stata durissima: la cancellazione dall’Albo dei praticanti. In quel momento, ho davvero temuto di non riuscire a realizzare il mio sogno. Ero a un passo dal gettare la spugna. Poi ho attinto a quella forza interiore che il percorso militare mi aveva insegnato a coltivare e ho ricominciato il praticantato daccapo. Da quell’esperienza ho tratto una lezione che oggi trasmetto anche ai miei clienti: nonostante le ferite della vita, non bisogna mollare mai; e bisogna studiare sempre”.
Il caso che racconta tutto
D: “C’è un caso, nella sua carriera, che incarna particolarmente bene questo approccio?”.
R: “Ce n’è uno che porto spesso come esempio, perché dimostra che la competenza tecnica da sola non basta. Si trattava di una società in nome collettivo con un fatturato di circa venti milioni di euro che si era esposta verso le banche per circa sei milioni. La situazione era precipitata a causa della gestione del direttore amministrativo e della possibilità, data la forma societaria, di prelevare fondi senza particolari formalità. Lo Studio ha gestito un’importante ristrutturazione del debito attraverso una società veicolo. L’operazione ha salvato l’azienda e cinquanta posti di lavoro, ma è durata dieci anni, periodo durante il quale il supporto tecnico si è necessariamente accompagnato a un sentito affiancamento umano agli imprenditori coinvolti. Non si tiene in piedi un processo così lungo e logorante senza un rapporto di fiducia profonda”.
Verifica fiscale: consapevolezza, non paura
D: “Il suo libro si intitola Verifica Fiscale. Un titolo che a molti imprenditori farebbe venire i brividi. Perché ha scelto proprio questo tema?”.
R: “Proprio perché fa venire i brividi. La verifica fiscale è uno degli eventi più temuti dagli imprenditori, eppure è anche uno dei meno compresi. Il mio libro nasce dalla volontà di fornire gli strumenti necessari per affrontarla con meno ansia e più preparazione strategica. Non è un manuale difensivo, non insegna trucchi o scorciatoie. È uno strumento orientato alla consapevolezza: spiega il funzionamento reale di una verifica, illustra gli strumenti organizzativi che permettono di affrontarla con lucidità. L’obiettivo è che il lettore non si faccia trovare impreparato, ma soprattutto che impari ad agire con trasparenza anche prima che la verifica avvenga”.
D: “La sua doppia esperienza – prima come verificatore, poi come consulente – quanto ha inciso nella scrittura?”.
R: “È stata determinante. Ho potuto raccontare entrambe le prospettive con cognizione di causa. So cosa cerca chi conduce una verifica e so cosa prova chi la subisce. Questo doppio sguardo mi ha permesso di scrivere un testo che parla a entrambi: all’imprenditore che vuole prepararsi e al professionista che deve assistere il proprio cliente in modo efficace”.
D: “Nel libro lei propone anche un approccio preventivo, legato alla governance fiscale volontaria. Di cosa si tratta?”.
R: “Per le imprese al di sopra di determinate soglie dimensionali, la normativa prevede già modelli organizzativi obbligatori se si vuole aderire a un sistema di cooperative compliance in materia di controllo fiscale; ma la mia tesi è che anche le PMI strutturate possano adottare, su base volontaria, un framework di governance fiscale orientato alla prevenzione. L’adozione di un tax control framework volontario, unitamente a regolari check-up fiscali e ad adeguati assetti organizzativi effettivamente funzionanti, consente di mappare le aree di rischio, formalizzare i processi decisionali e garantire coerenza e tracciabilità nelle scelte fiscali. Come scrivo nel libro: ‘Strutturarsi prima dell’obbligo normativo è una scelta di maturità aziendale’…”.
L’intelligenza artificiale non sostituisce l’intelligenza relazionale
D: “La tecnologia sta trasformando anche il suo settore. Come si concilia l’enfasi sul rapporto umano con l’avanzata dell’intelligenza artificiale?”.
R: “La tecnologia è cruciale e nel mio Studio la utilizziamo attivamente, soprattutto per l’elaborazione della contabilità. L’intelligenza artificiale semplifica e accorcia i tempi e questo ha un impatto anche sull’organizzazione del personale; ma l’IA non è ancora affidabile al cento per cento, per cui l’intervento umano resta fondamentale. E poi c’è un aspetto che nessun algoritmo potrà mai coprire: la capacità di guardare un imprenditore negli occhi, capire che dietro un bilancio c’è una famiglia, un progetto di vita, una comunità di dipendenti. Ricordo il caso di un cliente che ha usato Chat GPT per redigere un contratto. Lo Studio ha dovuto riscriverlo integralmente e il cliente ha finito per pagare il doppio. La tecnologia è uno strumento straordinario, ma senza la supervisione di un professionista competente può diventare un boomerang”.
La visione: tre anime, un unico metodo
D: “Come vede il futuro dello Studio?”.
R: “Sto lavorando alla divisione dello Studio in tre aree di attività distinte, ma integrate: la consulenza contabile e fiscale tradizionale, la consulenza aziendale strategica e il contenzioso tributario. In prospettiva, fra un decennio, intendo dedicarmi anche alla formazione in prima persona. È un percorso che, in realtà, nasce da lontano: ho già creato in passato una società di formazione, ho prodotto videocorsi e sono presente sulla piattaforma corsi.it. L’obiettivo è che ciascuna area rifletta lo stesso principio: mettere l’imprenditore al centro, non come cliente da gestire, ma come partner da accompagnare”.
D: “Se dovesse sintetizzare il metodo Fornito in una frase?”.
R: “Ascoltare prima di consigliare, comprendere prima di calcolare. Essere trasparenti, sempre, anche quando la verità è scomoda. Il mio lavoro non è una soluzione magica: funziona solo quando l’intenzione è sana, quando l’imprenditore vuole fare le cose nel modo giusto; e, in quel caso, io ci sono – con la competenza, con l’esperienza e, soprattutto, con la presenza”.
Enrico Fornito è fondatore dello Studio Enrico Fornito Commercialisti di Bergamo e autore del libro Verifica Fiscale. Per informazioni: www.studiofornito.it, relazioniesterne@studiofornito.it.

