Per decenni Marte è stato considerato un mondo freddo e arido, segnato da canyon desertici e crateri spazzati dal vento. Eppure, nuove rilevazioni sismiche provenienti dalla missione InSight della NASA suggeriscono un’ipotesi sorprendente: sotto la superficie marziana potrebbe celarsi un vasto oceano liquido, che potrebbe estendersi per tutto il pianeta.
La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica National Science Review, getta nuova luce sul mistero della scomparsa delle antiche acque marziane e riapre il dibattito sulla possibile esistenza di vita sotto la crosta del pianeta rosso.

Un oceano globale a 5 km di profondità?
Secondo lo studio, l’analisi delle onde sismiche generate da due impatti meteorici nel 2021 e da un “marsquake” nel 2022 ha rivelato un’anomalia tra i 5,4 e gli 8 chilometri di profondità. In questa zona, le onde rallentano sensibilmente, un segnale che potrebbe indicare la presenza di rocce porose saturate d’acqua liquida, simili alle falde acquifere presenti sulla Terra.
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Il team di ricercatori ha utilizzato una tecnica nota come funzioni del ricevitore, che permette di individuare strutture sotterranee attraverso “echi” sismici. I dati indicano una zona stabile e idratata, che potrebbe contenere una quantità d’acqua sufficiente a formare un oceano profondo tra i 520 e i 780 metri.
Come riporta anche Nature, questa scoperta conferma l’ipotesi che l’acqua di Marte non sia andata del tutto perduta nello spazio, né semplicemente congelata ai poli, ma che una parte significativa potrebbe essere ancora presente nel sottosuolo.
Vita su Marte? Le implicazioni biologiche
Una tale riserva idrica potrebbe fornire le condizioni ideali per ospitare vita microbica, esattamente come avviene negli ambienti estremi della Terra, dove i microbi prosperano nelle profondità sotterranee, anche in assenza di luce solare.
La NASA ha da tempo indicato l’acqua liquida come uno degli elementi fondamentali per la ricerca di vita extraterrestre, e questa scoperta potrebbe fornire una nuova pista per le future missioni, sia robotiche che con equipaggio.
Risorsa strategica per le missioni umane
Oltre all’aspetto scientifico, l’acqua sotterranea su Marte rappresenta anche una risorsa strategica per l’esplorazione spaziale. Come sottolinea Scientific American, l’accesso all’acqua consentirebbe di produrre ossigeno, carburante per razzi (tramite l’idrogeno) e ovviamente acqua potabile, riducendo drasticamente i costi e i rischi delle missioni future.
Ma c’è un ostacolo: scavare su Marte non è semplice
Nonostante l’entusiasmo, l’accesso a questa “riserva nascosta” richiederà tecnologia avanzata. Le trivellazioni a diverse decine di metri su Marte sono già state complesse nelle missioni passate, figuriamoci a chilometri di profondità.
Saranno necessarie nuove missioni con sismometri di prossima generazione e strumenti di perforazione robotizzati, capaci di penetrare la crosta marziana in sicurezza e raccogliere campioni incontaminati.
Un oceano fantasma che potrebbe cambiare tutto
Secondo i calcoli della NASA, Marte potrebbe aver ospitato in passato un oceano profondo oltre 700 metri, ma non si è mai capito dove tutta quell’acqua sia finita. Questa nuova teoria, basata su dati sismici concreti, potrebbe finalmente fornire una risposta, con implicazioni enormi per l’astrobiologia e l’esplorazione umana dello spazio.