Paesi dove le donne non possono guidare: la situazione attuale e cosa dice la legge

Oggi non esiste più alcun Paese al mondo in cui le donne non possano guidare per legge. L’ultimo Stato a rimuovere il divieto legale è stata la Arabia Saudita nel giugno del 2018. Tuttavia, dire che le donne abbiano la piena libertà di mettersi al volante ovunque sarebbe inesatto: in diverse regioni del pianeta restano ostacoli culturali, religiosi, burocratici o di sicurezza che rendono l’accesso alla guida estremamente difficile, se non del tutto proibitivo nei fatti.

La domanda continua a rimbalzare frequentemente sui motori di ricerca, spesso alimentata da notizie imprecise, dai ricordi legati alle vecchie restrizioni saudite o dalle recenti e drammatiche notizie sui diritti civili in Medio Oriente e Asia centrale. Molte persone cercano di capire se esistano ancora nazioni con leggi discriminatorie o se le limitazioni attuali siano “solo” il frutto di pressioni sociali e consuetudini locali.

Esistono ancora Stati che vietano per legge alle donne di guidare?

Dal punto di vista del diritto internazionale e delle legislazioni nazionali, la risposta è no. La Arabia Saudita è stata storicamente l’ultimo Paese a mantenere un divieto formale e codificato. Fino a metà del 2018, le donne saudite non potevano ottenere la patente né condurre veicoli sui percorsi pubblici. Con lo storico decreto reale promossa dal programma Vision 2030, quel blocco è caduto e migliaia di donne hanno iniziato a guidare regolarmente.

Detto questo, il divieto formale è solo una faccia della medaglia. In contesti dove la tutela dei diritti femminili è labile, non serve un articolo del codice della strada per impedire a una donna di mettersi al volante. Bastano leggi sulla tutela maschile, norme sul vestiario, limitazioni agli spostamenti senza accompagnatore o semplicemente il rischio concreto di aggressioni.

Le situazioni più critiche e le restrizioni di fatto

Sebbene il divieto normativo sia scomparso, ci sono aree del mondo dove la guida femminile incontra ostacoli giganteschi. Analizziamo le realtà principali dove mettersi al volante rappresenta ancora una sfida monumentale.

Afghanistan: la stretta del regime dei Talebani

Dopo il ritorno al potere nel 2021, il regime talebano non ha promulgato una legge formale che recita “è vietato guidare alle donne”. Tuttavia, la realtà quotidiana è ben diversa:

  • A maggio 2022, le autorità di fatto di Herat e di altre province hanno ordinato alle scuole guida di interrompere il rilascio di patenti alle donne.
  • I funzionari del Ministero per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio controllano capillarmente gli spostamenti.
  • Le donne non possono viaggiare per tratte medio-lunghe senza essere accompagnate da un mahram (un parente maschio stretto).

Di fatto, in gran parte dell’Afghanistan, una donna al volante rischia il fermo, sanzioni arbitrarie o ritorsioni fisiche.

Yemen e aree di conflitto

Nello Yemen, piegato da anni di guerra civile, non esiste un divieto legale, ma nelle zone controllate dal movimento Ansar Allah (Houthi) le restrizioni alla libertà di movimento femminile si sono inasprite. In molte aree è richiesto il permesso o la presenza del tutore legale per viaggiare, e la guida autonoma viene scoraggiata o vista con forte ostilità dalla comunità locale.

Iran: la questione dei veicoli e della patente

In Iran le donne guidano regolarmente, affollano il traffico delle grandi città come Teheran e lavorano persino come tassiste o autiste di mezzi pubblici. Le limitazioni riguardano altro:

  • Non è consentito guidare motociclette o scooter, poiché la motorizzazione civile non rilascia la patente A alle donne.
  • Vige l’obbligo del velo anche all’interno dell’abitacolo dell’auto, considerata uno spazio privato sui generis ma soggetto a controlli pubblici e telecamere.

Quadro riassuntivo delle limitazioni nel mondo

Paese / RegioneDivieto di legge?Limitazioni di fatto o parziali
Arabia SauditaNo (abolito nel 2018)Accesso completo, anche se restano residui culturali in zone rurali.
AfghanistanDi fatto sìStop all’emissione di patenti femminili e obbligo di accompagnatore maschio.
IranParzialeGuida auto permessa; divieto di conseguire la patente per motocicli.
Yemen (zone Houthi)Di fatto sìForte controllo sociale, restrizioni sul mahram e rischi per la sicurezza.
Somalia / Aree ruraliNoGuida teoricamente libera, ma fortemente condizionata dalla sicurezza e da norme tribali.

Cosa significa davvero “diritto alla guida” nei Paesi in via di sviluppo?

Quando si parla di mobilità femminile nei Paesi del Sud del mondo o in zone a forte tradizionalismo, il confine tra ciò che è legale e ciò che è fattibile è spesso sfumato.

Avere il diritto teorico di guidare non serve a molto se:

  1. Mancano le autoscuole dedicate: In contesti a forte segregazione di genere, una donna non può fare lezioni con un istruttore maschio se la famiglia non lo consente.
  2. I costi per la patente sono sproporzionati: In Arabia Saudita, ad esempio, nei primi tempi dopo la riforma, i corsi di guida per donne costavano notevolmente più di quelli per uomini.
  3. Pressione familiare e sociale: In molte comunità dell’Africa subsahariana o del Medio Oriente, una donna che guida viene considerata sfrontata o “ribelle”, portando la famiglia a negarle l’uso del veicolo di casa.

Se vuoi approfondire come si evolvono le leggi e le libertà individuali nei diversi Paesi, puoi leggere il nostro articolo dettagliato sui diritti civili nel mondo e le norme più rigide ancora in vigore.

Errori comuni quando si affronta questo argomento

L’informazione sul tema è speso distorta da fake news, vecchi articoli mai aggiornati o generalizzazioni affrettate. Ecco cosa evitare quando si fa ricerca su questo argomento:

  • Pensare che la Sharia vieti la guida: Nessun testo sacro islamico menziona la guida di veicoli a motore. I divieti storici erano frutto di interpretazioni ultra-conservatrici legate al concetto di custodia maschile e segregazione, non di precetti religiosi universali.
  • Confondere la legge con la consuetudine: Dire “in quel Paese le donne non guidano” non equivale a dire “è illegale”. Spesso si tratta di pressioni sociali o familiari difficili da scardinare.
  • Ritenere che il problema sia superato ovunque: Festeggiare la fine del divieto in Arabia Saudita ha oscurato i passi indietro compiuti in altre regioni, come l’Afghanistan post-2021.

Se stai pianificando un viaggio all’estero o sei curioso di capire come muoverti in contesti complessi, è fondamentale consultare fonti ufficiali come i portali dei Ministeri degli Esteri (ad esempio Viaggiare Sicuri) per comprendere le regole di ingaggio locali, sia burocratiche che comportamentali.

Per capire come la burocrazia possa influenzare le scelte personali anche in ambito lavorativo o sociale, trovi un’analisi utile nella nostra guida sul ruolo degli assistenti sociali e il supporto alla comunità.

In breve

La questione della guida femminile nel mondo è più complessa di un semplice “sì” o “no”.

  • La legge: Nel 2026 non esiste alcun codice della strada che vieti esplicitamente la guida alle donne. L’Arabia Saudita è stata l’ultima a rimuovere il blocco nel 2018.
  • I fatti: In Paesi come l’Afghanistan o in zone di guerra come lo Yemen, decreti locali, blocco del rilascio delle patenti e controlli morali impediscono concretamente alle donne di guidare.
  • I veicoli a due ruote: In Iran rimane l’impossibilità di ottenere la patente per scooter e moto.

La libertà di movimento resta uno dei termometri più precisi per misurare l’effettiva parità di genere all’interno di una società.

By Antonio Capobianco

Antonio Capobianco segue tecnologia consumer, app, intelligenza artificiale, sicurezza online e strumenti digitali. Su ItaliaGlobale cura notizie tech, guide pratiche e approfondimenti su piattaforme, servizi online e vita digitale.

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