Perché continuiamo a guardare serie anche quando sappiamo che ci deluderanno

Quante volte ti sei ritrovato a guardare l’ennesimo episodio di una serie TV, consapevole che la trama stava precipitando nel ridicolo, senza riuscire a spegnere lo schermo? La verità è che continuiamo a guardare serie anche quando sappiamo che ci deluderanno per colpa di precisi meccanismi psicologici, come la trappola dei costi affondati, il fenomeno dell’hate-watching e il bisogno umano di “chiusura cognitiva”. Non si tratta di mancanza di forza di volontà, ma di dinamiche sociali e mentali amplificate dalle piattaforme di streaming.

In questo articolo esploreremo i motivi per cui non riusciamo a premere “stop” e analizzeremo come il nostro cervello reagisce di fronte ai grandi franchise e alle delusioni seriali.

Il fenomeno dell’Hate-Watching: il piacere (perverso) della critica

Uno dei motivi principali per cui non abbandoniamo una nave che affonda è il cosiddetto hate-watching, ovvero l’atto di guardare uno show televisivo con il preciso scopo di criticarlo o prenderlo in giro.

Questo comportamento non è necessariamente passivo. Spesso guardiamo una serie che ha perso smalto per poter partecipare alle discussioni sui social media, scambiare meme su X (l’ex Twitter) o semplicemente per commentarla con gli amici. In questo senso, l’intrattenimento non deriva più dalla qualità intrinseca della storia, ma dall’interazione sociale che si genera attorno al suo fallimento. Sapere che una serie ci deluderà diventa quasi un incentivo per poter dire: “Avevo ragione, è diventata pessima”.

La trappola dei costi affondati (Sunk Cost Fallacy)

A livello psicologico, la spiegazione più solida risiede in un bias cognitivo noto come fallacia dei costi affondati.

Quando abbiamo investito molte ore (o addirittura anni) della nostra vita dietro a una saga o a una serie TV di molte stagioni, il nostro cervello fatica ad accettare l’idea di “mollare”. Pensiamo erroneamente che interrompere la visione significhi aver sprecato tutto il tempo dedicato fino a quel momento. Di conseguenza, preferiamo investire altre 10 o 20 ore nella speranza (spesso vana) di un colpo di scena o di un finale soddisfacente, piuttosto che accettare la perdita iniziale.

L’effetto FOMO e il bisogno di chiusura cognitiva

Il nostro cervello odia le storie lasciate a metà. Questo fenomeno è strettamente legato al concetto di chiusura cognitiva, ovvero il desiderio di raggiungere una risposta chiara e definitiva su una questione, eliminando l’ambiguità. Anche se sappiamo che il finale di una serie potrebbe non piacerci, preferiamo l’amara certezza di una conclusione deludente all’incertezza di non sapere come vadano a finire le cose per i protagonisti.

A questo si aggiunge la FOMO (Fear Of Missing Out), la paura di essere esclusi dalle conversazioni culturali del momento. Se una serie di enorme successo sta per concludersi, vogliamo essere presenti per poter dire la nostra, a prescindere dal fatto che l’esperienza sia piacevole o frustrante.

Timeline delle delusioni: l’evoluzione dei grandi franchise

Molte serie tv non nascono deludenti, ma lo diventano a causa di rinnovi forzati, cambi di showrunner o esaurimento del materiale originale. Di seguito, vediamo una tabella che riassume come si posizionano i prodotti seriali nella percezione del pubblico, distinguendo tra l’ordine di uscita delle stagioni e il momento in cui, generalmente, si avverte il calo qualitativo.

Tabella: Il ciclo di vita di una serie TV “a rischio delusione”

Fase della SerieCosa succede nella tramaComportamento dello spettatoreLivello di soddisfazione
Stagioni 1-2 (La Novità)Introduzione del mondo, world-building solido, misteri intriganti.Visione entusiasta, passaparola positivo, hype sui social.Massimo
Stagioni 3-4 (Il Consolidamento)Sviluppo orizzontale, prime ripetizioni di tropi narrativi.Fedeltà al brand, inizio dei primi dubbi sulla tenuta della trama.Medio-Alto
Stagioni 5+ (Il Declino / Allungamento del brodo)Risoluzioni affrettate, trame secondarie inutili, addio di attori chiave.Inizio dell’hate-watching, subentra la trappola dei costi affondati.Basso
Il Finale di Serie (La Resa dei Conti)Chiusura della timeline principale (spesso insoddisfacente).Visione obbligata per “chiusura cognitiva” e commento social.Minimo (Delusione)

Meglio abbandonare o arrivare fino in fondo?

Non esiste una risposta univoca, ma analizzando i dati di fruizione dello streaming emerge un trend chiaro: i telespettatori moderni completano le serie TV molto meno rispetto al passato, a causa dell’enorme offerta delle piattaforme (Netflix, Prime Video, Disney+).

Tuttavia, quando si parla di franchise storici o di serie che hanno segnato l’immaginario collettivo, la tendenza a “soffrire fino alla fine” rimane altissima. Il consiglio degli esperti di media communication è quello di praticare il “conscious dropping”: imparare a interrompere la visione quando il tempo investito smette di produrre intrattenimento e genera solo frustrazione.

FAQ – Domande Frequenti

Cosa significa “Hate-watching”?

L’hate-watching è l’atto di guardare un programma televisivo o una serie TV che si disprezza attivamente, spesso traendone piacere nel criticarne i difetti sui social o con gli amici.

Perché non riesco a smettere di guardare una serie noiosa?

È colpa della “fallacia dei costi affondati”: il tuo cervello sente di aver già investito troppo tempo nelle stagioni precedenti e vuole arrivare alla fine per non sentire quel tempo come “sprecato”.

Cos’è l’effetto cliffhanger e come influisce sulla visione?

Il cliffhanger è un espediente narrativo che interrompe un episodio nel momento di massima tensione. Spinge lo spettatore a guardare la puntata successiva (grazie anche all’autoplay dello streaming) annullando il tempo di riflessione critica.

By Gino Santonastaso

Segue cinema, serie TV, streaming e cultura pop. Su ItaliaGlobale cura contenuti su piattaforme come Netflix, Prime Video e Disney+, saghe cinematografiche, finali spiegati, personaggi e tendenze dell’intrattenimento digitale.

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