Il colosso giapponese potrebbe fare un clamoroso dietrofront strategico: i grandi titoli single-player potrebbero tornare a essere un’esclusiva totale della console Sony. Ecco perché il vento sta cambiando.
Nelle ultime ore, un’indiscrezione sta facendo tremare la community dei videogiocatori: Sony potrebbe essere pronta a chiudere i rubinetti del mercato PC. Quella che sembrava una strategia ormai consolidata — portare i grandi successi PlayStation su Steam ed Epic Games Store — potrebbe subire una brusca battuta d’arresto. A lanciare la bomba è una delle voci più autorevoli del settore, Jason Schreier, le cui parole pesano come macigni sugli equilibri dell’industria videoludica.

L’indiscrezione di Jason Schreier: “Sony sta rinunciando al PC”
Tutto è nato durante l’ultimo episodio del podcast Triple Click, dove Schreier ha analizzato i recenti movimenti interni a Sony. Secondo il giornalista di Bloomberg, l’azienda starebbe seriamente riconsiderando la propria posizione riguardo ai titoli proprietari (i cosiddetti first-party).
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“La sensazione che ho è che Sony stia rinunciando a mettere i suoi contenuti esclusivi, in particolare i titoli single-player tradizionali, su PC”, ha dichiarato Schreier. Non si tratta di un semplice sospetto, ma di una valutazione basata sull’andamento del mercato e sui feedback interni. Se confermata, questa mossa segnerebbe la fine di un’era di apertura iniziata con il debutto di Horizon Zero Dawn su PC e proseguita con successi del calibro di God of War e The Last of Us.
Numeri alla mano: perché i porting non convincono più
Ma cosa ha spinto Sony a valutare una marcia indietro così netta? La risposta è, come spesso accade, nei dati. Nonostante l’entusiasmo iniziale, i porting per PC non avrebbero garantito il ritorno economico sperato.
- Vendite altalenanti: Sebbene alcuni titoli abbiano performato bene, molti altri hanno faticato a scalare le classifiche di Steam.
- Costi di sviluppo e ottimizzazione: Adattare un gioco nato per l’architettura chiusa di PS5 alle infinite configurazioni PC richiede tempo e investimenti massicci, che spesso non vengono ripagati dai volumi di vendita.
- L’identità del brand: Sony ha sempre costruito il successo di PlayStation sulla forza delle sue esclusive. Diluire questa identità rendendo i giochi disponibili ovunque potrebbe aver indebolito l’appetito dei consumatori verso l’acquisto della console fisica.
Cosa cambia per i giocatori (e per il settore)
Se Sony dovesse davvero blindare nuovamente i suoi gioielli come Spider-Man, Ghost of Tsushima o i futuri capitoli di Santa Monica Studio, le ripercussioni sarebbero enormi.
Per gli utenti PS5, questo significherebbe un ritorno alla “centralità della console”: la certezza di possedere l’unico hardware capace di far girare le esperienze narrative più ambiziose del mondo. Per l’utenza PC, invece, sarebbe una doccia fredda: la fine della speranza di giocare i capolavori Sony a risoluzioni estreme e frame rate sbloccati senza dover acquistare una console dedicata.
In un mercato dove Microsoft sta spingendo verso l’opposto — l’ubiquità totale del Game Pass su ogni schermo — Sony sembrerebbe voler tornare alle origini, puntando tutto sul prestigio e sulla rarità del proprio catalogo.
Scenari futuri: verso una nuova guerra delle esclusive?
In queste ore il dibattito su ResetEra e sui social è infuocato. Sony non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma la strategia dei prossimi mesi sarà decisiva. È possibile che l’azienda decida di mantenere su PC solo i titoli “Live Service” (come Helldivers 2), che necessitano di una base d’utenza enorme, relegando le grandi avventure cinematografiche al solo ecosistema PlayStation.
La domanda che tutti si pongono ora è: questa mossa basterà a spingere le vendite di PS5 Pro e della futura generazione, o finirà per isolare Sony in un mercato sempre più interconnesso? Restiamo in attesa di segnali ufficiali dai vertici di Tokyo, ma una cosa è certa: il mondo del gaming non è mai stato così diviso.
