Un banale lancio di una moneta da un dollaro ha deciso il nome di uno dei più grandi colossi dell’informatica mondiale. Nel 1939, William Hewlett e David Packard decisero l’ordine dei loro cognomi per il marchio HP affidandosi completamente alla fortuna.

Il bivio del garage: una decisione da un dollaro
La storia dell’informatica è fatta di grandi intuizioni, ma a volte anche di pura casualità. Quando i due ingegneri fondarono l’azienda a Palo Alto, si trovarono davanti a un dilemma tipografico: meglio Hewlett-Packard o Packard-Hewlett?
Invece di litigare o analizzare il mercato, scelsero la via più democratica e veloce del mondo. Presero una moneta, scelsero le facce e la lanciarono in aria per stabilire il nome definitivo.
Perché vinse Hewlett, ma le regole saltarono
Il vincitore del lancio fu William Hewlett, motivo per cui oggi tutti acquistiamo computer e stampanti con il logo HP. C’è però un dettaglio ironico in questa vicenda storica confermata dagli archivi aziendali.
Secondo la leggenda interna, i due avevano concordato che chi avesse vinto il lancio avrebbe messo il proprio nome per secondo. Packard vinse il sorteggio, ma decise di chiamare comunque l’azienda Hewlett-Packard perché suonava meglio.
L’impatto di due lettere nella vita digitale italiana
Oggi il marchio HP è parte integrante della quotidianità digitale in Italia, dalle aule scolastiche agli uffici pubblici. La sigla “PH” avrebbe probabilmente condizionato la percezione del brand, richiamando alla mente il potenziale idrogeno della chimica piuttosto che l’hardware.
Questo aneddoto dimostra come la Silicon Valley sia nata su un mix di genialità scientifica e pragmatismo quasi goliardico. Un approccio che ha ridefinito il concetto stesso di startup ben prima dell’era di internet.
Resta da capire quante altre grandi aziende tech abbiano affidato il proprio destino a un dettaglio così minuscolo.

