Tumore al seno, donne coraggiose raccontano la propria lotta
Tumore al seno donne coraggiose raccontano la propria lotta

Nel 2017, in Italia, sono state 50.500 le nuove diagnosi di tumore al seno, uno dei più diffusi in assoluto quindi, ma per fortuna le prospettive per chi si ammala, soprattutto se la neoplasia viene scoperta agli inizi, sono ottime: in otto anni (tra il 2010 e il 2017) nel nostro Paese le donne vive dopo la diagnosi sono aumentate del 26 per cento e oggi, stando alle ultime rilevazioni dei Registri Tumori, sono 766.957 le italiane che hanno affrontato un cancro al seno.

Gli ottimi risultati sono da ricondurre alle campagne di prevenzione, a una maggiore diffusione della diagnosi precoce e dello screening con mammografia, a terapie innovative sempre più efficaci, ma anche alle tantissime donne che decidono di raccontare pubblicamente la propria battaglia, per sensibilizzare e dare coraggio a tutte le altre donne.

Antonella Goldoni, una giornalista della Gazzetta di Mantova, ha scoperto di avere un tumore al seno. Dopo una prima fase di disorientamento, ha reagito con grande decisione: vuole che la sua esperienza e quello che sta imparando possano aiutare altre donne nella stessa situazione.

La giornalista ha così deciso di affrontare il cancro al seno che l’ha colpita uscendo allo scoperto. Lo ha fatto prima su Facebook, poi conquistandosi la prima pagina del suo giornale con il suo appello di speranza. E lo ha accompagnato con uno slogan: «Io non temo le sfide».

Sono due le strategie che propone a chi sta attraversando la stessa esperienza e fatica a reagire: «Uno, provvedete all’estirpazione dell’erbaccia cattiva, affidando il problema oncologico a professionisti che non fanno del vostro dolore motivo di plus-guadagno, a pelle vi devono piacere, vi devono considerare delle persone e non un numero. Due: distraetevi, non pensateci con il lavoro, i vostri cari, gli hobby. Io per fortuna ho 4 figli presenti, persone che mi amano e da un mese, con un sorriso smagliante che indosso ogni mattina con i miei vestitini e tacchi a spillo, non ascolto l’effetto psicologico della sua cattiva presenza dentro il mio seno, ma lo vesto a festa, sfilando sulle più belle passerelle della movida gardesana e nelle belle boutique per poi a breve, come una mantide religiosa… mangiarmelo! Non sto su un piedistallo, non cerco commiserazione, non ne ho bisogno, ma semplicemente ho accettato la sfida a modo mio!».

Ma una donna estremamente coraggiosa e con lo stesso proposito di sensibilizzare su questo tema è Isabella Di Leo, nata a Milano, che vive da tempo a Gorgonzola con il compagno.

Isabella lavora come grafica pubblicitaria ma ha sempre sognato di realizzare dei fumetti e il cancro al seno che l’ha colpita meno di un anno fa le ha dato lo stimolo di realizzare il suo sogno.

La giovane donna per sei mesi ha cercato una diagnosi che sperava non essere infausta ma quella che sembrava essere solo una cisti al seno era un tumore, carcinoma mammario triplo negativo ad uno stadio avanzato e con una rapida proliferazione in corso.

La 29enne è stata subito sottoposta a una chemioterapia, 4 cicli hanno ridotto la massa ma è venuto fuori che a causarla era un fattore genetico: la mutazione BRCA1, comportando un’elevata percentuale di insorgenza di tumori molto aggressivi al seno e all’ovaio.

Isabella si è quindi sottoposta a un intervento di mastectomia bilaterale, e superato il peggio ha deciso di raccontare la sua esperienza attraverso un fumetto che potesse essere d’aiuto anche ad altri malati e che potesse esorcizzare la malattia stessa. Così è nato “Triplo Guaio”, una serie di racconti a fumetti che parlano del tumore e dei drammi che ruotano intorno al male, affrontato però con realtà ed ironia a volte.

Una sera di luglio ero al pc. Stavo facendo alcuni schizzi con la mia tavoletta grafica, quando all’improvviso una domanda mi è balenata nella testa: che aspetto avrebbe la mia malattia se fosse un personaggio dei fumetti? È lì che è nato QBM, il protagonista di queste ‘strip’ insieme alla sottoscritta. Mi divertiva l’idea di poter parlare con la mia malattia, farci dei discorsi, dirle quello che pensavo nei suoi riguardi. Che d’altro canto è un personaggio negativo: bugiardo e subdolo, con i suoi continui tentativi di abbattermi… Ma la sfida sta nel non dargli retta.

Le idee sono allora sgorgate numerose e così ha deciso di renderle un progetto a tutti gli effetti, pubblico, con l’obiettivo di dare un po’ di allegria e sollievo anche agli altri, per non far sentire nessuno solo: “leggere su facebook di donne che si identificavano nei miei disegni è stata la gioia più grande che potessi ricevere! Perché una risata non può certo curare la malattia, ma innegabilmente permette di affrontarla con più serenità e coraggio.”

I contenuti scritti da più autori contemporaneamente vengono pubblicati su Italiaglobale a firma della redazione.

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