Unioni Civili, la rivolta dei sindaci obiettoriMolti sindaci obiettori sono in rivolta contro l’emanando testo di legge sulle Unioni Civili.

Già lo scorso settembre aveva suscitato clamore il caso di Kim Davis, impiegata delle Stato del Kentucky, la quale si era rifiutata di rilasciare licenze di matrimonio a persone dello stesso sesso.

E adesso potrebbe succedere anche da noi, perché circa il 10% dei sindaci italiani ha dato l’adesione alla proposta di inserire la possibilità dell’obiezione di coscienza nel celebrare i matrimoni gay.

Se ne fa portatore alla Camera, Fabrizio di Stefano, deputato di Forza Italia.

Si delinea quindi l’ultimo schieramento bigotto trasversale, composto dai sindaci, dall’Associazione Provita Onlus e da pezzi sparsi della destra.

L’ultima chicca di Di Stefano? Eccola. Presentando alla stampa l’iniziativa, il deputato ha parlato di rispettare la sensibilità di tutti. “In un Paese dove si arriva a togliere dalle aule i crocefissi benché siano un nostro patrimonio culturale, sarebbe giusto anche rispettare la volontà di quei sindaci e amministratori pubblici che non intendono registrare le unioni civili di persone dello stesso sesso”.

A parte il fatto che i crocefissi potrebbero anche restare in classe, a patto però di spiegare ai ragazzi quali innominabili danni ha fatto la Chiesa nel corso degli ultimi due millenni della storia dell’umanità.

Non si vede poi perché l’obiezione di coscienza non debba allargarsi anche a tutte quelle altre funzioni che presuppongono una visione morale diversa da quella statuale.