Da cosa è garantito, a livello generale, il lavoro di valutazione del rischio nella sicurezza?

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La valutazione del rischio è uno dei pilastri fondamentali della sicurezza sul lavoro. Ma da cosa è realmente “garantito” questo processo? Quali norme, principi e responsabilità ne assicurano la qualità?
Per rispondere serve andare oltre la semplice definizione normativa e capire quali elementi, nella pratica, rendono davvero efficace una valutazione dei rischi.

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Cos’è la valutazione del rischio e perché è indispensabile

La valutazione del rischio è un’attività sistematica che permette di:

  • individuare i pericoli presenti in un ambiente di lavoro
  • stimare la probabilità e la gravità dei danni
  • definire misure di prevenzione e protezione adeguate
  • monitorare nel tempo l’evoluzione dei rischi

È un processo dinamico, non un documento statico. Ed è proprio la sua natura metodologica ad essere “garantita” da norme, ruoli professionali e criteri internazionali.


Da cosa è garantito il lavoro di valutazione del rischio (a livello generale)

A livello generale, il lavoro di valutazione del rischio è garantito da cinque elementi chiave:

1. Normativa vigente (es. D.Lgs 81/2008)

La prima garanzia arriva dal quadro legislativo. In Italia la valutazione dei rischi è un obbligo sancito principalmente dal D.Lgs 81/08, che stabilisce:

  • responsabilità del datore di lavoro
  • contenuti minimi del DVR
  • criteri e metodi riconosciuti
  • obblighi di aggiornamento periodico
  • necessità del coinvolgimento delle figure della sicurezza

Questa base normativa si allinea agli standard europei definiti dalla Direttiva 89/391/CEE.

2. Metodi riconosciuti a livello internazionale

Il processo è garantito dall’uso di metodologie validate, come:

  • Matrice Probabilità × Gravità
  • Analisi FMEA
  • HAZOP
  • Metodo NIOSH (per la movimentazione carichi)
  • Standard ISO 31000 per la gestione del rischio

Questi metodi assicurano coerenza e ripetibilità dei risultati.

3. Competenze professionali dei soggetti coinvolti

La qualità della valutazione dei rischi dipende dalle figure responsabili, tra cui:

  • Datore di lavoro
  • RSPP (interno o esterno)
  • ASPP
  • Medico competente
  • RLS

Le competenze sono regolamentate per legge: formazione obbligatoria, aggiornamenti, attestazioni professionali.
Questo garantisce che la valutazione non sia “opinabile”, ma effettuata da personale qualificato.

4. Coinvolgimento dei lavoratori

La normativa richiede che i lavoratori (tramite RLS) partecipino al processo, fornendo informazioni sulle mansioni, sugli ambienti e sulle criticità.
Il contributo di chi vive il luogo di lavoro quotidianamente rappresenta una forma di garanzia “pratica”.

5. Verifiche, controlli e audit

Il lavoro di valutazione dei rischi è garantito anche da controlli interni ed esterni:

  • audit aziendali periodici
  • verifiche ASL/ATS
  • controlli ispettivi INL
  • vigilanza degli organismi accreditati

Questo circuito assicura che il DVR sia coerente con la realtà aziendale.


Tabella di sintesi: da cosa è garantita la valutazione del rischio

ElementoDescrizioneBeneficio principale
Normative (D.Lgs 81/08, Direttiva 89/391/CEE)Requisiti minimi, obblighi, responsabilitàUniformità e rispetto della legge
Metodi riconosciutiMatrici, HAZOP, FMEA, ISO 31000Analisi affidabile e comparabile
Professionalità delle figure coinvolteRSPP, ASPP, Medico competenteCompetenza tecnica
Partecipazione dei lavoratoriCoinvolgimento diretto nelle valutazioniMaggiore accuratezza
Controlli e auditVerifiche interne ed esterneQualità e aggiornamento

Come si garantisce, in pratica, una valutazione del rischio efficace

1. Identificazione accurata dei pericoli

È il primo passo e deve basarsi su:

  • sopralluoghi
  • colloqui con i lavoratori
  • analisi degli infortuni
  • confronto con linee guida INAIL

2. Stima basata su criteri oggettivi

La stima deve essere misurabile tramite:

  • dati statistici
  • modelli matematici
  • benchmark normativi e tecnici

Ad esempio, per il rischio da movimentazione manuale dei carichi si utilizza il metodo NIOSH, non una stima soggettiva.

3. Definizione di misure realistiche

Non basta “mettere per iscritto” delle azioni: devono essere attuabili e verificabili.

Esempi:

  • installazione di barriere fisiche
  • riduzione dei tempi di esposizione
  • formazione specifica
  • sostituzione di sostanze pericolose

4. Aggiornamento costante

Il DVR deve essere rivisto:

  • in caso di modifiche produttive
  • dopo infortuni rilevanti
  • quando introdotti nuovi macchinari
  • almeno ogni 2–3 anni come buona prassi

5. Documentazione trasparente

Una valutazione del rischio deve essere tracciabile:

  • metodi utilizzati
  • parametri applicati
  • ragionamento seguito
  • misure decise e responsabilità

Questo garantisce verificabilità e coerenza.


Esempi concreti: come si garantisce una valutazione efficace in vari contesti

Rischio chimico

  • Metodologia: algoritmi INAIL o valutazione CLP
  • Garanzia: schede SDS + monitoraggi ambientali

Rischio incendio

  • Riferimento: DM 3/9/2021 (codice antincendio)
  • Garanzia: criteri ingegneristici, sopralluoghi, prove pratiche

Rischio ergonomico

  • Metodo: check-list OCRA
  • Garanzia: parametri scientifici e misurazione dei tempi/cicli

FAQ sulla valutazione del rischio

Quali documenti garantiscono la correttezza della valutazione del rischio?

Il DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) e gli allegati tecnici, redatti secondo D.Lgs 81/08 e linee guida INAIL.

Chi deve garantire la qualità della valutazione del rischio?

Il datore di lavoro, supportato da RSPP, medico competente e RLS.

Ogni quanto deve essere aggiornato il DVR?

Quando cambiano condizioni operative, dopo infortuni rilevanti o periodicamente secondo buone prassi.

Quali metodi sono considerati affidabili?

Matrice probabilità × gravità, FMEA, HAZOP, ISO 31000 e metodi specifici (es. NIOSH, OCRA).

By Antonio Capobianco

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