Dolcificanti e cervello: rischi per la memoria

Un recente studio ha collegato sei comuni dolcificanti artificiali a un più rapido declino della memoria

Spesso scelti come alternativa sana” allo zucchero, i dolcificanti artificiali sono presenti in moltissimi prodotti. Una nuova ricerca, però, solleva dubbi inaspettati sul loro impatto a lungo termine sulla nostra salute cognitiva, suggerendo che la scelta potrebbe non essere così innocua come si pensa.

Un recente studio ha collegato sei comuni dolcificanti artificiali a un più rapido declino della memoria

I dolcificanti che accelerano l’invecchiamento cerebrale

Uno studio osservazionale, pubblicato sulla rivista scientifica Neurology, ha seguito per otto anni oltre 12.500 adulti con un’età media di 52 anni. I risultati hanno evidenziato un’associazione preoccupante: il consumo regolare di alcuni dolcificanti a basso o nullo contenuto calorico sembra accelerare il tasso di declino cognitivo.

Secondo la Dott.ssa Claudia Suemoto, co-autrice dello studio e professoressa di geriatria all’Università di San Paolo, il picco delle nostre performance cognitive si attesta intorno ai 30 anni, per poi iniziare un lento e graduale declino. “Il nostro studio dimostra che il consumo di dolcificanti può accelerare questo processo naturale”, ha spiegato. Nei partecipanti che ne facevano un uso maggiore, il declino equivaleva a circa 1,6 anni di invecchiamento cerebrale in più rispetto a chi ne consumava meno.

Quali sono i dolcificanti sotto accusa?

L’analisi ha messo in luce che non tutti i sostituti dello zucchero hanno lo stesso effetto. Mentre il tagatosio non è stato associato a un declino cognitivo, altri sei edulcoranti molto comuni sono finiti sotto la lente dei ricercatori:

  • Aspartame
  • Saccarina
  • Acesulfame-K
  • Eritritolo
  • Sorbitolo
  • Xilitolo

Il declino è stato osservato in particolare nelle aree della memoria e della fluidità verbale. L’impatto, inoltre, è risultato più marcato nelle persone con meno di 60 anni e in coloro che soffrivano già di diabete, evidenziando una potenziale vulnerabilità in questi gruppi. È importante notare che, come ogni studio osservazionale, anche questo presenta dei limiti, come il fatto che i dati sul consumo fossero auto-riferiti dai partecipanti.

Questi risultati aprono uno scenario importante sulla necessità di considerare con attenzione le nostre scelte alimentari quotidiane. Sebbene i dolcificanti possano avere benefici in contesti specifici, il loro uso a lungo termine merita una riflessione più approfondita, soprattutto in relazione alla salute del nostro cervello.

Per chi desidera approfondire l’argomento e consultare le linee guida ufficiali, è possibile fare riferimento a fonti autorevoli come il sito dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e del Ministero della Salute.

By Antonio Capobianco

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