I titoli di coda di Thunderbolts* lasciano poco spazio alle consuete formule trionfali dei cinecomic corali. Diretto da Jake Schreier, il film chiude la Fase 5 dei Marvel Studios mettendo alle strette un gruppo di antieroi uniti non da un ideale comune, ma dalla consapevolezza di essere sacrificabili.
Nel finale di Thunderbolts*, la squadra sceglie di non coprire i crimini di Valentina Allegra de Fontaine e riesce a neutralizzare la minaccia incontrollabile di Bob Reynolds (Sentry), liberandolo dalla manipolazione mentale senza distruggerlo. Il gruppo rifiuta il ruolo di burattini governativi, scegliendo un’indipendenza rischiosa che li pone direttamente fuori dalla giurisdizione ufficiale dei Nuovi Vendicatori.

Il piano di Valentina Allegra de Fontaine e il tranello del caveau
Durante tutto l’arco narrativo, Valentina (Julia Louis-Dreyfus) persegue un obiettivo preciso: istituire una squadra d’assalto sotto il controllo diretto della CIA per colmare il vuoto operativo lasciato dagli Avengers originali e gestire crisi non ufficiali. Nella pratica, il problema narrativo che molti spettatori si trovano a decifrare riguarda il motivo per cui Yelena Belova, Bucky Barnes, John Walker, Ghost e Taskmaster finiscano per scontrarsi inizialmente tra loro.
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Non si trattava di una missione di ricognizione andata storta, ma di una trappola deliberata: Val intendeva eliminare risorse compromettenti e testimoni scomodi in un colpo solo. L’asterisco presente nel titolo del film (Thunderbolts*) trova qui il suo senso tematico e burocratico. Non è mai stato un vero team sponsorizzato dal governo per fare del bene, bensì una lista di pedine sacrificabili catalogate sotto un nome provvisorio.
Chi è Sentry e come viene risolto lo scontro finale
La vera variabile impazzita della terza parte del film è Robert “Bob” Reynolds, interpretato da Lewis Pullman. Creato nei laboratori della Val come l’arma definitiva, Sentry rappresenta un paradosso vivente: dispone della potenza teorica di “un milione di soli che esplodono”, ma è afflitto da una psiche frammentata e terrorizzato dalla sua stessa controparte oscura, Void.
I blockbuster Marvel abituano spesso il pubblico a un terzo atto risolto con la semplice distruzione fisica della minaccia. Qui la risoluzione devia dai canoni consueti:
- Il cambio di tattica: Colpire Sentry con forza bruta si rivela inutile sia per il siero del supersoldato di John Walker e Red Guardian, sia per le armi da fuoco convenzionali.
- L’approccio empatico di Yelena e Bucky: La squadra comprende che Bob è vittima dello stesso condizionamento psicologico che ha segnato la loro intera esistenza (dalla Stanza Rossa al programma del Soldato d’Inverno).
- La disattivazione della crisi: Invece di abbatterlo, il gruppo spezza l’ancoraggio emotivo con cui Val lo teneva sotto scacco, offrendogli un supporto che gli consente di contenere il Void prima del collasso totale dell’area circostante.
Bob sopravvive, ma la sua instabilità resta un fattore non risolto a lungo termine: un elemento che lascia aperto il suo utilizzo come alleato o come potenziale distruttore nei capitoli successivi della saga.
Le conseguenze per Bucky, Yelena e i Nuovi Vendicatori
Il rifiuto finale della squadra di obbedire a Val ridefinisce la loro posizione geopolitica. Red Guardian (David Harbour) e John Walker (Wyatt Russell) trovano una forma di riabilitazione morale lontana dai riflettori, mentre Ghost (Hannah John-Kamen) e Taskmaster (Olga Kurylenko) tagliano i ponti con qualsiasi apparato statale.
Bucky Barnes compie la transizione definitiva dal suo passato di sicario a leader autonomo, agendo ora da cuscinetto tra i segreti di Washington e i sopravvissuti della squadra. Il gruppo non adotta il nome Thunderbolts per servire le istituzioni, ma lo rivendica come identità collettiva di individui spezzati che rifiutano di farsi cancellare. Sul piano politico, la caduta d’immagine di Valentina indebolisce le iniziative governative sui superumani, preparando il terreno per le tensioni su scala globale che convergeranno verso Avengers: Doomsday.
La spiegazione delle scene post-credit
La sequenza dopo i primi titoli di coda chiude i conti aperti sul piano burocratico: Valentina viene messa sotto indagine federale per operazioni clandestine non autorizzate, confermando che il suo potere all’interno della sicurezza nazionale statunitense è ormai compromesso.
La scena finale mostra invece Bob Reynolds in un luogo isolato, impegnato a monitorare le proprie fluttuazioni energetiche per evitare che il Void riemerga. È il segnale esplicito che il personaggio non è stato archiviato come villain usa-e-getta, ma rimane una forza cosmica latente inserita nella scacchiera dell’MCU.
Domande frequenti sul finale di Thunderbolts
Sentry muore alla fine di Thunderbolts?
No. Bob Reynolds sopravvive allo scontro finale. La squadra sceglie di non ucciderlo ma di aiutarlo a riprendere temporaneamente il controllo sulla sua mente, impedendo al Void di consumarlo e spingendolo verso l’isolamento.
Cosa significa l’asterisco nel titolo del film?
L’asterisco indica che il nome “Thunderbolts” era una denominazione provvisoria data da Valentina per un’operazione usa-e-getta, poi rivendicata autonomamente dai protagonisti alla fine del film per sancire la loro indipendenza.
Valentina Allegra de Fontaine viene arrestata?
Non finisce immediatamente in carcere, ma perde la protezione governativa e si ritrova sotto indagine ufficiale, priva sia della fiducia dei vertici istituzionali sia del controllo sulle risorse operative speciali.
I dettagli sul futuro di Sentry e sulle ricadute politiche del fallimento della CIA dipendono dalla tabella di marcia produttiva dei Marvel Studios verso i prossimi crossover corali; monitorare i comunicati su Marvel.com resta il modo più affidabile per verificare le date di ritorno dei personaggi.

