Metodi di valutazione del rischio: come capire e gestire i pericoli in modo efficace

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“Valutare il rischio” può sembrare un’espressione riservata a ingegneri o responsabili della sicurezza, ma in realtà riguarda tutti noi. Ogni giorno prendiamo decisioni che implicano dei rischi: guidare l’auto, investire denaro, scegliere un fornitore o pianificare un progetto.
Nei contesti aziendali, però, la valutazione del rischio è una procedura strutturata e indispensabile per prevenire incidenti, evitare perdite economiche e proteggere persone e risorse.

Vediamo quali sono i principali metodi di valutazione del rischio, come funzionano e in quali casi conviene usarli.

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Che cos’è la valutazione del rischio?

La valutazione del rischio è il processo con cui si analizzano le possibili minacce — o “hazard” — e si stima quanto è probabile che si verifichino e quali conseguenze potrebbero avere.
L’obiettivo è duplice: ridurre la probabilità che un evento negativo accada e limitare i danni se dovesse accadere.

In ambito lavorativo, la valutazione dei rischi è obbligatoria per legge (ai sensi del D.Lgs. 81/2008), ma i suoi principi si applicano anche ad altri settori: informatica, sanità, ambiente, finanza e perfino gestione dei dati personali.


Le fasi principali di una valutazione del rischio

Indipendentemente dal metodo scelto, una buona valutazione segue sempre uno schema logico:

  1. Identificazione dei rischi
    Si individuano tutte le potenziali minacce, interne o esterne, che possono compromettere persone, beni o processi.
    Esempio: in un’azienda, il rischio di incendio, di infortunio o di attacco informatico.
  2. Analisi del rischio
    Si stimano due elementi chiave:
    • la probabilità che l’evento accada;
    • la gravità delle conseguenze.
      Da qui nasce la classica formula:
      Rischio = Probabilità × Gravità
  3. Valutazione e priorità
    I rischi vengono classificati in base alla loro importanza. Si stabilisce quindi quali affrontare subito e quali possono essere monitorati nel tempo.
  4. Definizione delle misure di controllo
    Si pianificano interventi di prevenzione o protezione, come formazione, dispositivi di sicurezza, procedure o sistemi di allarme.

Metodi qualitativi di valutazione del rischio

I metodi qualitativi si basano su giudizi descrittivi piuttosto che numerici. Sono perfetti quando non si hanno dati precisi ma serve comunque una visione d’insieme.

1. Metodo a matrice del rischio

È il più diffuso e intuitivo.
Si costruisce una matrice in cui sull’asse orizzontale si indica la probabilità e su quello verticale la gravità.
Incrociando i valori si ottiene una classificazione del rischio (basso, medio, alto).

Esempio:

  • Probabilità alta + Gravità alta = rischio critico
  • Probabilità bassa + Gravità bassa = rischio trascurabile

Questo metodo è usato in sicurezza sul lavoro, gestione ambientale e cybersecurity.

2. Metodo “What If” (E se…?)

Si basa su una serie di domande ipotetiche (“Cosa succede se…?”) per individuare i possibili scenari di rischio.
È semplice ma molto utile in fase di brainstorming o quando si progetta un nuovo impianto o processo.

3. Metodo Checklist

Si utilizza una lista di controllo per verificare la presenza o l’assenza di determinate condizioni di rischio.
È rapido e facilmente ripetibile, ideale per audit periodici o per piccoli ambienti di lavoro.


Metodi semi-quantitativi

I metodi semi-quantitativi combinano la semplicità dei metodi qualitativi con una valutazione più oggettiva, introducendo punteggi numerici.
Ogni rischio riceve un valore per probabilità e gravità, spesso da 1 a 5.
Moltiplicando i due numeri si ottiene un indice di rischio (IR) che permette di confrontare situazioni diverse.

Ad esempio:

  • Probabilità 4 × Gravità 3 = IR 12 → rischio medio-alto
  • Probabilità 1 × Gravità 2 = IR 2 → rischio basso

Questo metodo è molto usato nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) aziendale, perché fornisce una base logica per decidere le priorità d’intervento.


Metodi quantitativi di valutazione del rischio

I metodi quantitativi si basano su dati statistici, formule matematiche e modelli probabilistici.
Sono più complessi, ma anche più precisi e utili in contesti dove le conseguenze economiche o ambientali possono essere elevate.

1. Analisi albero dei guasti (FTA – Fault Tree Analysis)

Si parte da un evento indesiderato (per esempio un guasto di sistema) e si risale a tutte le cause possibili attraverso una struttura ad albero logico.
Serve per individuare i punti deboli di un processo complesso, come in aeronautica o nell’ingegneria industriale.

2. Analisi dei modi e degli effetti di guasto (FMEA / FMECA)

Ogni componente o fase del processo viene analizzata per capire come potrebbe guastarsi e che effetto avrebbe sull’intero sistema.
A ogni scenario si assegna un indice di rischio (RPN = Risk Priority Number) basato su tre fattori:

  • Severità (gravità del danno)
  • Probabilità di accadimento
  • Rilevabilità (possibilità di individuare il guasto prima che causi danni)

È uno strumento tipico del settore automobilistico, sanitario e della produzione industriale.

3. Analisi Monte Carlo

Utilizza simulazioni informatiche per calcolare la probabilità che un rischio si verifichi, generando migliaia di scenari possibili.
È molto usata nella finanza, nella gestione progetti (Project Management) e nella valutazione dei rischi ambientali.


Come scegliere il metodo più adatto

Non esiste un metodo “migliore” in assoluto. La scelta dipende da diversi fattori:

  • Disponibilità di dati: se mancano dati storici, meglio un metodo qualitativo o semi-quantitativo.
  • Tempo e risorse: i metodi quantitativi richiedono più tempo e strumenti di calcolo.
  • Tipo di rischio: un rischio di natura economica o ambientale può richiedere analisi più precise.
  • Livello di dettaglio richiesto: in alcuni casi basta classificare i rischi, in altri serve un’analisi numerica approfondita.

Spesso, la soluzione più efficace è combinare più metodi, iniziando da una matrice qualitativa per poi approfondire con tecniche quantitative sui rischi più rilevanti.


L’importanza della revisione continua

La valutazione del rischio non è un documento da archiviare, ma un processo dinamico.
Ogni cambiamento nell’organizzazione — nuove tecnologie, personale, ambienti o normative — può modificare i livelli di rischio.
Ecco perché è fondamentale aggiornare periodicamente l’analisi e coinvolgere tutto il personale nella cultura della sicurezza.


Conclusione

Conoscere e applicare i metodi di valutazione del rischio non significa solo rispettare la legge, ma costruire un ambiente di lavoro e una società più sicuri.
Saper riconoscere i pericoli e valutare la loro gravità permette di prevenire incidenti, ottimizzare risorse e prendere decisioni più consapevoli.

Che si tratti di un’azienda, di un progetto o della vita quotidiana, la regola d’oro rimane sempre la stessa: prevenire è meglio che curare.

By Antonio Capobianco

Autore e articolista con una passione per l’informazione chiara, verificata e accessibile. Scrivo per aiutare i lettori a orientarsi tra notizie, approfondimenti e curiosità che contano davvero. Mi occupo di attualità, tecnologia, cultura digitale e tutto ciò che ha un impatto reale sul nostro quotidiano. Il mio obiettivo? Offrire contenuti utili, ben documentati e scritti con un linguaggio semplice ma autorevole.

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