La riduzione del rischio alla fonte: il pilastro della sicurezza aziendale

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Quando si affronta il tema della tutela della salute nei luoghi di lavoro, l’errore più comune è pensare immediatamente ai caschetti, alle scarpe antinfortunistiche o alle mascherine. Sebbene questi strumenti siano vitali, rappresentano l’ultima linea di difesa, non la prima. La normativa italiana e le migliori prassi internazionali parlano chiaro: ogni intervento di prevenzione deve cercare di ridurre i rischi alla fonte.

Questo principio non è solo una direttiva burocratica, ma un cambio di paradigma fondamentale per chi gestisce la sicurezza sul lavoro. Intervenire a valle, ovvero proteggere il lavoratore dal pericolo esistente, è spesso meno efficace e più costoso sul lungo periodo rispetto all’eliminazione del problema alla radice.

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Il quadro normativo: l’articolo 15 del D.Lgs 81/08

Il Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs 81/08) stabilisce una gerarchia precisa negli interventi. L’articolo 15 elenca le misure generali di tutela, ponendo al primo posto la “valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza” e, subito dopo, la “programmazione della prevenzione”.

Il punto cruciale è la lettera c) dello stesso articolo, che impone l’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico.

Non si tratta di un suggerimento. È un obbligo per il Datore di Lavoro e per il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP). Se un macchinario è rumoroso, la legge non chiede di comprare subito le cuffie, ma di verificare se esiste una tecnologia più silenziosa o se è possibile insonorizzare il motore. Solo se queste opzioni tecniche (prevenzione primaria) non sono attuabili, si passa alle misure organizzative e infine ai DPI.

Prevenzione vs Protezione: capire la differenza

Per attuare una strategia efficace, bisogna distinguere nettamente due concetti spesso confusi.

  • Prevenzione: è l’insieme delle azioni finalizzate ad azzerare o diminuire la probabilità che si verifichi un evento dannoso. Intervenire sulla fonte è prevenzione pura.
  • Protezione: sono le misure che servono a limitare le conseguenze dannose una volta che l’evento si è verificato o mentre il lavoratore è esposto al pericolo.

Adottare una strategia di riduzione del rischio alla fonte significa spostare risorse e attenzione dalla protezione alla prevenzione. Secondo i dati dell’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (EU-OSHA), le aziende che investono in modifiche strutturali e tecnologiche registrano un calo degli infortuni significativamente superiore rispetto a quelle che si affidano esclusivamente ai dispositivi di protezione individuale.

La gerarchia dei controlli: un approccio pratico

Per capire come operare concretamente, gli esperti di sicurezza utilizzano la “Gerarchia dei Controlli”. Immaginatela come una piramide rovesciata, dove la parte più ampia in alto rappresenta le azioni più efficaci.

  1. Eliminazione: Rimuovere fisicamente il pericolo. È la soluzione ideale. Se un processo di verniciatura utilizza un solvente cancerogeno, l’eliminazione consiste nel cambiare totalmente processo produttivo per non usare più solventi.
  2. Sostituzione: Rimpiazzare il pericolo con qualcosa di meno rischioso. Nello stesso esempio della verniciatura, si sostituisce il solvente tossico con uno a base acquosa non nocivo. Qui stiamo applicando la riduzione dei rischi alla fonte in modo pragmatico.
  3. Controlli Ingegneristici: Isolare le persone dal pericolo. Se non posso cambiare il solvente, installo una cabina di verniciatura automatizzata e sigillata, dove l’operatore non entra mai in contatto con la sostanza.
  4. Controlli Amministrativi: Cambiare il modo in cui le persone lavorano (turnazioni, procedure, segnali di avvertimento).
  5. DPI (Dispositivi di Protezione Individuale): Proteggere il lavoratore con equipaggiamento. È la misura meno efficace perché dipende totalmente dal comportamento umano e dall’integrità del dispositivo.

Esempi concreti di intervento alla fonte

Analizziamo alcuni scenari comuni dove l’applicazione corretta della norma fa la differenza tra un ambiente sicuro e uno potenzialmente letale.

Rischio Rumore

Un’azienda metalmeccanica ha una pressa che supera gli 85 decibel.

  • Approccio sbagliato: Fornire tappi auricolari a tutti e mettere cartelli.
  • Approccio corretto (alla fonte): Acquistare una pressa di nuova generazione progettata per essere silenziosa o incapsulare la macchina esistente con pannelli fonoassorbenti. Questo elimina il rischio ipoacusia per chiunque passi nelle vicinanze, non solo per l’operatore.

Rischio Chimico

Un’impresa di pulizie utilizza un detergente corrosivo molto potente.

  • Approccio sbagliato: Obbligare i dipendenti a usare guanti spessi, occhiali a tenuta stagna e grembiuli, sperando che non si dimentichino nulla.
  • Approccio corretto (alla fonte): Analizzare il mercato e trovare un detergente enzimatico o ecologico che offra le stesse prestazioni di pulizia senza essere corrosivo. Abbiamo effettuato la sostituzione dell’agente pericoloso, annullando il rischio di ustione chimica.

Movimentazione Manuale dei Carichi

In un magazzino, i lavoratori sollevano scatole da 25 kg tutto il giorno.

  • Approccio sbagliato: Insegnare loro come piegare le ginocchia e fornire cinture lombari (la cui efficacia è peraltro dibattuta).
  • Approccio corretto (alla fonte): Installare manipolatori pneumatici a gravità zero o nastri trasportatori automatizzati. Il peso non grava più sulla colonna vertebrale dell’uomo. Il rischio di malattie professionali muscolo-scheletriche viene abbattuto drasticamente.

I vantaggi economici della prevenzione alla fonte

Molti imprenditori esitano perché intervenire sulla fonte (nuovi macchinari, impianti di aspirazione, riprogettazione del layout) richiede un investimento iniziale (CAPEX) superiore rispetto all’acquisto di DPI (OPEX). Tuttavia, i dati dimostrano il contrario sul lungo termine.

L’INAIL, attraverso il modello OT23, offre sconti significativi sul premio assicurativo alle aziende che effettuano interventi migliorativi per la sicurezza. Molti di questi interventi premiati riguardano proprio la sostituzione di macchinari obsoleti o la bonifica di agenti nocivi.

Inoltre, ridurre il rischio alla fonte comporta:

  • Meno fermi macchina dovuti a incidenti.
  • Riduzione dei costi per la formazione continua sull’uso di DPI complessi.
  • Minore turnover del personale e miglior clima aziendale.
  • Riduzione del rischio legale e penale per il datore di lavoro.

Uno studio dell’International Social Security Association (ISSA) stima che per ogni euro investito in prevenzione, il ritorno economico per l’azienda (ROI) sia pari a 2,2 euro.

Il fattore umano e l’errore

Un altro motivo cruciale per cui ogni intervento di prevenzione deve cercare di ridurre i rischi alla fonte è la fallibilità umana. L’essere umano, per natura, tende a sottovalutare i rischi familiari, a distrarsi o a cercare scorciatoie per fare meno fatica (bypassando le sicurezze o non indossando i DPI perché “scomodi”).

I sistemi di protezione che si basano esclusivamente sul comportamento corretto del lavoratore hanno un tasso di fallimento alto. Se un sistema di sicurezza è intrinseco alla macchina (ad esempio, una fotocellula che blocca il motore se si avvicina una mano), la sicurezza non dipende più dalla volontà o dall’attenzione dell’operatore. Si passa dalla “sicurezza attiva” (dipendente dall’uomo) alla “sicurezza passiva o intrinseca” (garantita dalla tecnica).

Il ruolo della Valutazione dei Rischi (DVR)

Tutto questo processo nasce da un Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) redatto con criterio. Un DVR che si conclude sistematicamente con “Fornitura di DPI” per ogni rischio individuato è un documento debole e potenzialmente contestabile in sede giudiziaria in caso di infortunio grave.

Il valutatore deve dimostrare di aver esplorato la fattibilità tecnica della riduzione del rischio alla fonte prima di arrendersi a misure palliative. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte condannato datori di lavoro che avevano fornito DPI, ma non avevano adottato misure tecniche (come aspiratori di fumi) che avrebbero evitato la malattia professionale.

Progettare la sicurezza non significa aggiungere strati di protezione su un processo pericoloso, ma ripensare il processo affinché non necessiti di protezioni. È una sfida tecnica e culturale, ma è l’unica via per garantire un ambiente di lavoro realmente sano e conforme agli standard moderni.


Domande Frequenti (FAQ)

Cosa si intende esattamente per “riduzione dei rischi alla fonte”? Significa intervenire sull’origine del pericolo per eliminarlo o ridurlo, invece di proteggere il lavoratore dalle sue conseguenze. Esempi includono la sostituzione di una sostanza chimica tossica con una innocua o l’insonorizzazione di un motore rumoroso, rendendo l’ambiente intrinsecamente più sicuro.

Qual è la differenza tra eliminazione e riduzione del rischio? L’eliminazione rimuove totalmente il pericolo (es. automazione completa di un processo pericoloso, nessun uomo presente). La riduzione diminuisce l’intensità o la probabilità del danno (es. installare carter di protezione su un macchinario). La normativa impone di tentare prima l’eliminazione e poi la riduzione.

I Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) sono inutili? Assolutamente no, sono fondamentali, ma rappresentano l’ultima ratio nella gerarchia della sicurezza. Vanno utilizzati solo quando non è tecnicamente possibile eliminare il rischio alla fonte o ridurlo tramite protezioni collettive (come parapetti o impianti di aspirazione). Sono complementari, non sostitutivi.

Chi decide se un rischio può essere ridotto alla fonte? La responsabilità ricade sul Datore di Lavoro, supportato dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e consultando il Medico Competente e il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). La valutazione deve basarsi sulle migliori tecnologie disponibili sul mercato.

By Antonio Capobianco

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