Sardegna, bimbo segregato in casa dai genitori

Angela Sorrentino

Quando si leggono storie come questa si prova un senso di amarezza difficile da gestire: a fronte di milioni di persone, in tutto il mondo, che danno e darebbero la vita per i propri figli, ce ne sono alcuni che non meritano di fregiarsi dell’appellativo di mamma e papà.

E non si tratta, come a torto spesso pensiamo, di storie relegate alle classi più disagiate ed ad un determinato substrato della popolazione, come si insegna la terribile vicenda che in queste ore viene dalla Sardegna.

Un ragazzino di 12 anni è stato segregato in casa dai genitori, residenti ad Arzachena, in provincia di Sassari, che sono finiti in manette con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, sabato notte. 

Botte, soprusi e minacce, umiliazioni: tutte le violenze subite dal bambino segregato in casa dai genitori sono racchiuse in un diario che il piccolo ha consegnato ai carabinieri, quando lo hanno liberato. Il bambino ha anche mostrato ai carabinieri un tubo di gomma, lungo circa 1,5 metri, che il padre, 47 anni, e la mamma, di 43, tenevano nascosto sotto i cuscini del divano per poi usarlo per picchiare il loro figlio.

A dare l’allarme è stato lo stesso piccolo, con una telefonata al 112:  «Vi ho chiamato perché volevo parlare con mia zia. I miei sono andati a una festa e mi hanno chiuso nella mia cameretta, come fanno di solito», ha detto il piccolo usando il cellulare che la coppia gli aveva lasciato togliendo però la carta sim.

Quarantasette anni lui, 43 lei, sono stati già trasferiti nel carcere di Bancali, a Sassari, dove sono in attesa dell’udienza di convalida dei provvedimenti restrittivi. nt

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