Un nuovo studio britannico ha individuato un possibile beneficio aggiuntivo della vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie. La ricerca collega livelli adeguati del nutriente a un minor rischio di ricovero ospedaliero per influenza e patologie simili. Il dato è rilevante in un Paese dove la carenza di vitamina D resta diffusa, soprattutto nei mesi invernali.

Diffusa carenza di vitamina D nel Regno Unito
Secondo le stime ufficiali, circa una persona su sei nel Regno Unito presenta livelli di vitamina D inferiori alle raccomandazioni governative. La prevalenza della carenza aumenta durante l’inverno, quando l’esposizione solare si riduce e la sintesi cutanea della vitamina diminuisce. Questa condizione riguarda in particolare anziani, persone con pelle scura e individui con limitata esposizione all’aperto.
Lo studio dell’Università del Surrey
La ricerca è stata condotta da un team dell’Università del Surrey, che ha analizzato i dati sanitari di un ampio campione di popolazione adulta. Gli studiosi hanno esaminato il rapporto tra concentrazione di vitamina D nel sangue e incidenza di ricoveri per infezioni respiratorie. L’analisi ha evidenziato una correlazione significativa tra carenza del nutriente e maggiore rischio di ospedalizzazione.
- Carenza di Vitamina D: Segnali da non Ignorare
- Carenza di Vitamina D: Le Conseguenze Nascoste per la Tua Salute
- Vitamina D rallenta l’invecchiamento cellulare: nuovo studio rivela il ruolo nei telomeri
Aumenta il rischio nei casi di grave carenza
In particolare, gli individui con livelli di vitamina D inferiori a 15 nmol/L hanno mostrato un rischio di ricovero superiore del 33% rispetto a chi presentava valori considerati ottimali. L’associazione è risultata più marcata nelle fasce di popolazione già vulnerabili per età o condizioni di salute pregresse.
Possibili implicazioni per la sanità pubblica
Secondo gli autori, la vitamina D possiede proprietà antibatteriche e antivirali che potrebbero contribuire a rafforzare le difese contro le infezioni respiratorie. Lo studio suggerisce che un aumento dell’assunzione attraverso alimenti fortificati potrebbe avere un impatto sul numero di ricoveri e, di conseguenza, sul carico dei servizi sanitari durante i periodi di maggiore circolazione influenzale.
