La differenza tra assistente sociale e psicologo dei servizi sociali riguarda soprattutto il tipo di problema di cui si occupano e gli strumenti che utilizzano. L’assistente sociale interviene principalmente sulle difficoltà familiari, economiche, abitative e relazionali, aiutando la persona ad accedere a servizi, contributi e percorsi di sostegno. Lo psicologo, invece, lavora sul benessere psicologico, sulle emozioni, sui comportamenti e sulle difficoltà personali o familiari.

Le due figure possono lavorare nello stesso servizio e seguire anche la stessa famiglia, ma non svolgono lo stesso mestiere e una non sostituisce l’altra. In molti casi collaborano all’interno di équipe composte anche da educatori, medici e altri professionisti.
Capire la distinzione è particolarmente importante quando si viene contattati dai servizi sociali o quando si vuole chiedere aiuto: sapere chi si ha davanti permette di comprendere meglio quale tipo di valutazione o intervento verrà effettuato.
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Cosa fa concretamente un assistente sociale
L’assistente sociale è il professionista che analizza la situazione sociale della persona o della famiglia e cerca di individuare gli interventi più adatti.
Può occuparsi, ad esempio, di persone che attraversano difficoltà economiche, problemi abitativi, situazioni familiari complesse, disabilità, non autosufficienza o problemi legati alla tutela dei minori.
Tra le attività più comuni possono rientrare:
- colloqui con la persona o con i componenti della famiglia;
- valutazione della situazione sociale;
- orientamento verso servizi pubblici e territoriali;
- attivazione di interventi di assistenza;
- coordinamento con scuole, strutture sanitarie e altri servizi;
- predisposizione di relazioni sociali quando richieste nell’ambito di specifici procedimenti.
L’assistente sociale può quindi chiedere informazioni sulla composizione della famiglia, sulle condizioni economiche, sull’abitazione, sulla rete di parenti o persone disponibili ad aiutare.
Lo scopo non è effettuare una diagnosi psicologica, ma comprendere quali difficoltà sociali esistono e quali risorse possono essere attivate.
Cosa fa lo psicologo nei servizi sociali
Lo psicologo che lavora nei servizi territoriali concentra invece la propria attività sugli aspetti psicologici e relazionali.
Durante i colloqui può approfondire il modo in cui una persona vive una determinata situazione, le relazioni familiari, le difficoltà emotive oppure alcuni comportamenti che stanno creando problemi nella vita quotidiana.
A seconda del servizio in cui opera, può intervenire in situazioni molto diverse: crisi familiari, separazioni conflittuali, difficoltà genitoriali, problemi adolescenziali o condizioni di particolare vulnerabilità.
Può anche partecipare a valutazioni multidisciplinari insieme ad altri professionisti.
È importante però distinguere anche lo psicologo dallo psicoterapeuta. Non tutti gli psicologi sono automaticamente psicoterapeuti: la psicoterapia richiede una formazione specifica ulteriore. Per questo un colloquio con uno psicologo all’interno dei servizi sociali non significa necessariamente iniziare un percorso di psicoterapia.
Assistente sociale e psicologo possono seguire la stessa persona?
Sì. È una situazione piuttosto comune quando il problema coinvolge contemporaneamente aspetti sociali, familiari e psicologici.
Immaginiamo, ad esempio, una famiglia che sta attraversando una forte difficoltà economica accompagnata da conflitti tra genitori e figli.
L’assistente sociale potrebbe occuparsi della situazione abitativa, dell’accesso a eventuali servizi territoriali e dell’organizzazione degli interventi di sostegno. Lo psicologo potrebbe invece approfondire il disagio emotivo o le dinamiche relazionali presenti all’interno della famiglia.
I due professionisti possono quindi confrontarsi all’interno di un’équipe per ottenere un quadro più completo.
Questo spiega anche perché, dopo un primo colloquio con un assistente sociale, una persona possa essere invitata a incontrare uno psicologo. Non significa necessariamente che sia stato individuato un disturbo psicologico: il colloquio può semplicemente servire ad approfondire alcuni aspetti della situazione.
Chi decide cosa fare nei servizi sociali?
Un equivoco abbastanza frequente è pensare che il singolo assistente sociale o lo psicologo possano prendere autonomamente qualsiasi decisione riguardante una famiglia.
In realtà dipende dal tipo di intervento.
Per molti servizi territoriali il professionista può proporre un progetto di sostegno, indirizzare verso determinate risorse oppure coinvolgere altri specialisti. Nei casi più complessi le valutazioni vengono invece effettuate da più professionisti e possono essere coinvolti altri enti.
Questo aspetto è particolarmente importante quando si parla di tutela dei minori. L’assistente sociale può effettuare colloqui, visite e valutazioni nell’ambito delle proprie competenze, ma non va confuso con l’autorità giudiziaria.
Allo stesso modo, lo psicologo può fornire una valutazione professionale sugli aspetti psicologici, senza sostituirsi agli altri soggetti eventualmente coinvolti nel procedimento.
Perché fanno tante domande durante un colloquio?
Le domande dipendono dal motivo per cui il servizio è stato attivato.
L’assistente sociale potrebbe chiedere informazioni sulla situazione familiare, lavorativa, economica e abitativa. Lo psicologo potrebbe soffermarsi maggiormente sulle relazioni, sulle emozioni e sul modo in cui vengono affrontate determinate difficoltà.
Non tutte le persone seguite dai servizi sociali vengono quindi sottoposte allo stesso percorso.
A chi rivolgersi: assistente sociale o psicologo?
La scelta dipende principalmente dal problema.
Se la difficoltà riguarda soprattutto assistenza domiciliare, problemi economici, condizioni familiari, disabilità, anziani, minori o accesso ai servizi territoriali, il primo interlocutore è generalmente il servizio sociale.
Se invece il problema riguarda prevalentemente ansia, sofferenza emotiva, difficoltà relazionali, comportamento o disagio psicologico, può essere più indicato rivolgersi a uno psicologo.
Nelle situazioni complesse, però, stabilire in anticipo quale professionista serva non è sempre necessario. Il primo servizio contattato può valutare la situazione e indirizzare verso la figura più appropriata.
Domande frequenti
L’assistente sociale è uno psicologo?
No. Sono due professioni differenti, con percorsi formativi, competenze e funzioni diverse. Possono però lavorare insieme all’interno dello stesso servizio.
Un assistente sociale può fare una diagnosi psicologica?
La diagnosi psicologica rientra nelle competenze professionali dello psicologo. L’assistente sociale valuta invece principalmente gli aspetti sociali e assistenziali della situazione.
Perché i servizi sociali possono chiedere un colloquio con uno psicologo?
Può servire ad approfondire aspetti emotivi, relazionali o familiari emersi durante la presa in carico. Il semplice fatto di essere convocati da uno psicologo non implica automaticamente la presenza di una patologia.
Lo psicologo dei servizi sociali può prescrivere farmaci?
No. Lo psicologo non è un medico e non prescrive farmaci. La prescrizione di medicinali rientra nelle competenze dei medici.
In conclusione
Assistente sociale e psicologo possono lavorare fianco a fianco, ma osservano la situazione da prospettive differenti: il primo si concentra soprattutto sui bisogni e sulle risorse sociali, il secondo sugli aspetti psicologici e relazionali. In molti casi è proprio la collaborazione tra le due figure a permettere una valutazione più completa.

