Il finale di Homunculus può lasciare parecchi dubbi perché, nell’ultima mezz’ora, il film mette insieme ricordi rimossi, identità scambiate e visioni senza chiarire fino in fondo dove finisca la realtà e dove inizi la percezione alterata di Susumu Nakoshi.
Nel finale, Nakoshi recupera il ricordo della morte di Nanako e scopre che la donna che aveva creduto fosse lei è in realtà Chihiro, l’altra sopravvissuta all’incidente. Accettando finalmente il proprio trauma, decide di partire con Chihiro. Ito, invece, porta l’esperimento all’estremo: si sottopone alla trepanazione e si cuce un occhio per vedere gli homunculus.

Il punto, quindi, non è semplicemente capire se le creature viste da Nakoshi esistano davvero. Il film usa gli homunculus per parlare di qualcosa di meno soprannaturale e più scomodo: il modo in cui una persona costruisce la propria identità attraverso lo sguardo degli altri.
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Netflix stessa presenta il film come la storia di un uomo affetto da amnesia che, dopo una procedura sperimentale, diventa capace di vedere i traumi più nascosti delle persone.
Cosa scopre Nakoshi alla fine di Homunculus
Per capire il finale bisogna tornare al mistero che accompagna Nakoshi per quasi tutto il film: la donna senza volto.
Susumu è convinto che possa essere Nanako, la donna con cui aveva avuto una relazione prima di perdere la memoria. Quando riesce finalmente a ricostruire ciò che gli è accaduto, però, emerge una verità diversa.
La donna che ha davanti non è Nanako.
È Chihiro, coinvolta nello stesso incidente stradale che ha causato la morte di Nanako e il trauma cranico di Susumu. Anche Chihiro è rimasta profondamente segnata da quella notte.
I ricordi che riaffiorano mostrano anche ciò che era accaduto poco prima dell’incidente. Il rapporto tra Susumu e Nanako era entrato in crisi. Lei aveva avuto un aborto spontaneo e accusava Susumu di essere emotivamente vuoto, incapace di provare davvero qualcosa anche davanti alla sofferenza della persona che amava.
Dopo un litigio, Nanako corre via. Susumu la raggiunge, ma lo scontro continua. Poco dopo avviene l’incidente che la uccide.
È questo il ricordo dal quale Nakoshi si era protetto attraverso l’amnesia.
Perché Susumu crede che Chihiro sia Nanako
Non è un semplice scambio di persona inserito per ottenere un colpo di scena.
Nakoshi sta proiettando su Chihiro ciò che non è riuscito ad accettare della propria vita precedente.
Per gran parte del film Susumu non riesce nemmeno a vedere chiaramente il volto della donna. È coerente con il funzionamento degli homunculus: ciò che appare davanti al suo “terzo occhio” non rappresenta necessariamente l’aspetto fisico della persona, ma il modo in cui trauma, desiderio e percezione la deformano.
Chihiro è legata a Nanako attraverso l’incidente e condivide con Susumu la condizione di sopravvissuta. Per lui diventa quindi quasi una superficie sulla quale ricostruire la persona perduta.
Quando la verità emerge, Susumu deve compiere una scelta che fino a quel momento aveva evitato: continuare a vivere dentro la propria proiezione oppure riconoscere Chihiro come Chihiro.
Ed è proprio qui che il film diventa deliberatamente ambiguo.
Perché Nakoshi parte con Chihiro
Dopo aver recuperato la memoria, Susumu non abbandona Chihiro.
I due salgono sull’auto nella quale lui ha vissuto durante il periodo di amnesia e partono insieme. L’auto non è un dettaglio casuale. Per tutto il film Nakoshi vive letteralmente a metà fra due mondi: da una parte l’hotel e il passato benestante, dall’altra il parco frequentato dai senzatetto.
Non appartiene più completamente né all’uno né all’altro.
Chihiro si trova in una condizione simile. Anche lei è rimasta sospesa attorno all’incidente e alle sue conseguenze.
Per questo la loro partenza può essere letta come il primo tentativo di abbandonare quella zona intermedia.
Non significa necessariamente che Susumu abbia “sostituito” Nanako con Chihiro. Anzi, la scena acquista senso proprio perché ora conosce la differenza.
Cosa vede Nakoshi guardando Chihiro alla fine
Una delle scelte più intelligenti del finale è non mostrare allo spettatore con assoluta certezza ciò che Nakoshi vede.
Quando guarda Chihiro attraverso la percezione sviluppata dopo la trepanazione, il film lascia aperta la questione.
Potrebbe finalmente vederla per ciò che è, senza sovrapporle Nanako. In questo caso il sorriso di Susumu indicherebbe l’accettazione della realtà e la possibilità di costruire un rapporto non basato sul passato.
Ma esiste anche una lettura più inquietante: Nakoshi potrebbe continuare a vedere in Chihiro qualcosa di Nanako e scegliere consapevolmente di vivere dentro quella sovrapposizione.
Il film non fornisce l’inquadratura risolutiva che permetterebbe di scegliere definitivamente fra le due interpretazioni. Anche altre letture del finale sottolineano questa ambiguità.
Ed è coerente con tutto ciò che Homunculus ha fatto fino a quel momento. La percezione di Susumu non è mai una telecamera oggettiva sulla verità.
Che cosa sono davvero gli homunculus
Manabu Ito sostiene che le deformazioni viste da Nakoshi siano manifestazioni dei complessi e dei traumi delle persone.
Dopo l’operazione Susumu riesce a percepirle quando utilizza soltanto l’occhio sinistro. Il materiale ufficiale Netflix descrive proprio queste figure deformate come riflessi dei complessi e dei traumi dei soggetti osservati.
Il film, però, complica progressivamente questa spiegazione.
Gli homunculus potrebbero essere una capacità extrasensoriale realmente attivata dalla trepanazione. Oppure Nakoshi potrebbe interpretare inconsciamente i segnali emotivi delle persone e trasformarli in immagini.
C’è una terza possibilità, forse ancora più interessante: ciò che vede non appartiene soltanto alle persone osservate.
Appartiene anche a lui.
Quando Susumu entra in contatto con i traumi degli altri, alcune caratteristiche degli homunculus sembrano trasferirsi sul suo stesso corpo. La distinzione fra osservatore e osservato diventa sempre meno stabile.
Nakoshi pensa di “vedere” gli altri, ma in realtà continua anche a vedere parti di se stesso.
Ed è uno dei motivi per cui sarebbe riduttivo interpretare il film come la storia di un uomo che acquisisce semplicemente un superpotere.
L’homunculus di Ito e il rapporto con suo padre
Per molto tempo Susumu non riesce a vedere un homunculus in Manabu Ito.
Quando finalmente accade, scopriamo che anche l’uomo che ha trasformato gli altri in cavie possiede qualcosa che non riesce ad affrontare.
Nel film il trauma di Ito è legato soprattutto al rapporto con il padre. L’immagine acquatica e il pesce associati al suo homunculus rimandano alla sua infanzia e al desiderio di essere riconosciuto da una figura paterna emotivamente distante.
Nakoshi fa quindi con Ito ciò che aveva fatto con gli altri personaggi: rompe la rappresentazione dietro la quale si era nascosto.
C’è però una differenza decisiva.
Ito non accetta semplicemente ciò che ha scoperto. Ne diventa ossessionato.
Perché Ito si trapana il cranio nel finale
L’ultima trasformazione importante non riguarda Susumu, ma Manabu.
Ito pratica la trepanazione su se stesso e arriva a cucirsi un occhio.
All’inizio dell’esperimento era stato lui a osservare Nakoshi come una cavia. Alla fine i ruoli si sono completamente invertiti: ora è Ito a voler sperimentare personalmente quella percezione.
L’occhio cucito porta alle estreme conseguenze il meccanismo sperimentato da Susumu, che riesce a percepire gli homunculus isolando la vista dell’occhio sinistro.
Ma la scena non va letta come il successo dell’esperimento.
È piuttosto il fallimento del distacco scientifico di Ito.
Voleva dimostrare e catalogare un fenomeno. Finisce per esserne inghiottito.
Susumu, al contrario, dopo aver inseguito ossessivamente ciò che vedeva attraverso il proprio “terzo occhio”, recupera almeno una possibilità di tornare nel mondo reale.
I loro percorsi alla fine procedono in direzioni opposte.
Il significato del finale di Homunculus
La parola che attraversa quasi tutto il film è “vedere”.
Non vedere con gli occhi, ma essere riconosciuti da un’altra persona.
Il Susumu precedente all’incidente possedeva denaro e status ma costruiva la propria identità attraverso ciò che gli altri pensavano di lui. Nanako è una delle prime persone capaci di andare oltre quell’immagine, fino a definirlo “vuoto”.
Dopo la sua morte, Susumu perde contemporaneamente la donna che lo vedeva e l’identità con cui aveva vissuto fino a quel momento.
La trepanazione rovescia questa dinamica. Adesso è lui a poter guardare dentro gli altri.
Il problema è che vedere il trauma di qualcuno non significa necessariamente comprenderlo.
Qui nasce uno degli aspetti più disturbanti del film. Nakoshi è convinto di poter intervenire sulle persone perché vede qualcosa che loro nascondono. Ma la sua percezione non è mai neutrale: passa attraverso i suoi desideri, i suoi traumi e le sue proiezioni.
Il finale gli impone quindi una scoperta meno spettacolare del “terzo occhio”: per vedere davvero un’altra persona bisogna smettere di usarla come specchio di se stessi.
Gli homunculus sono reali oppure sono allucinazioni?
Il film evita una risposta definitiva.
Netflix descrive la vicenda facendo esplicitamente sfumare il confine tra verità e illusione, e questa ambiguità non viene eliminata dal finale.
Esistono elementi che suggeriscono una vera capacità soprannaturale di Nakoshi. Le forme che vede sembrano collegarsi con notevole precisione alle esperienze traumatiche delle persone.
Ma il film permette anche una lettura psicologica: la trepanazione, il trauma cranico, l’amnesia e la progressiva destabilizzazione mentale di Susumu rendono impossibile assumere automaticamente ciò che vede come una realtà oggettiva.
La domanda più utile, alla fine, non è quindi “gli homunculus esistono?”, ma “quanto di ciò che Nakoshi vede negli altri appartiene in realtà a Nakoshi?”.
Il finale del film è diverso dal manga?
Sì, e parecchio.
È uno dei punti nei quali nasce più facilmente confusione cercando una spiegazione online, perché il film diretto da Takashi Shimizu comprime e modifica significativamente il manga di Hideo Yamamoto.
Nel manga la vicenda di Nanako e dell’amnesia di Nakoshi non viene sviluppata nello stesso modo del film. Anche il percorso di Ito è profondamente differente.
Soprattutto, viene modificato il destino dei due protagonisti.
Nel film è Ito a sottoporsi alla trepanazione e a cucirsi un occhio nel finale. Nel manga è il percorso di Nakoshi a spingersi molto più nettamente verso l’ossessione e la perdita di contatto con la realtà, mentre Ito segue un’evoluzione differente.
Questo dettaglio cambia parecchio il senso dell’adattamento.
Il film concede a Susumu una possibilità di uscita: recupera il proprio passato, affronta la morte di Nanako e parte insieme a Chihiro.
Ito prende invece il suo posto nel ciclo dell’ossessione.
Perché il finale può sembrare così confuso
Una parte della difficoltà non nasce da qualche indizio segretissimo che lo spettatore avrebbe dovuto cogliere.
Homunculus deriva da un manga pubblicato originariamente nell’arco di molti anni, mentre l’adattamento cinematografico deve condensarne concetti, personaggi e simbolismi in un singolo film.
Di conseguenza alcune idee arrivano molto rapidamente: il passato di Nakoshi, la vera identità della donna, il trauma di Ito, il funzionamento degli homunculus e il significato stesso della trepanazione finiscono per convergere nello stesso segmento narrativo.
È facile quindi commettere un errore quando si cerca di interpretarlo: pretendere che ogni deformazione vista da Nakoshi abbia una traduzione univoca.
Non funziona sempre così.
Gli homunculus sono contemporaneamente rappresentazioni psicologiche, strumenti narrativi e immagini filtrate dalla mente di Susumu. Cercare una corrispondenza del tipo “questa creatura significa esattamente questo trauma” per ogni personaggio può portare più lontano dal senso del film anziché avvicinarvisi.
Domande frequenti
Chi è la donna che Nakoshi crede essere Nanako?
È Chihiro, un’altra persona coinvolta nell’incidente nel quale Nanako ha perso la vita. Nakoshi, che soffre di amnesia, sovrappone alla donna il ricordo della compagna perduta. Recuperando la memoria capisce finalmente che Chihiro e Nanako sono due persone diverse.
Nanako è morta in Homunculus?
Sì. Nel film Nanako muore nell’incidente stradale avvenuto dopo il litigio con Susumu. Il trauma dell’incidente contribuisce alla perdita di memoria del protagonista e diventa il ricordo che la sua mente ha cercato di rimuovere.
Perché Ito si cuce l’occhio?
Dopo essersi sottoposto alla trepanazione, Ito vuole spingere fino all’estremo l’esperienza di Nakoshi e vedere gli homunculus. Cucendosi un occhio elimina volontariamente la normale visione binoculare, trasformando l’esperimento che aveva condotto su Susumu in un’ossessione personale.
Nakoshi e Chihiro rimangono insieme?
Il film mostra Nakoshi e Chihiro partire insieme in automobile, ma non racconta cosa accade dopo. La scena suggerisce la possibilità di un nuovo inizio, senza stabilire esplicitamente quale tipo di rapporto costruiranno né se Susumu abbia completamente superato la proiezione di Nanako.
Gli homunculus esistono veramente nel film?
Non viene dimostrato in maniera definitiva. Il film lascia convivere una spiegazione soprannaturale e una psicologica: Nakoshi potrebbe percepire realmente i traumi altrui oppure trasformare attraverso la propria mente ciò che coglie nelle persone. L’ambiguità è intenzionale e rimane anche dopo il finale.
Il vero punto dell’ultima scena
L’ultima immagine non risolve il mistero del “terzo occhio”, e probabilmente non vuole farlo. La differenza fra Nakoshi e Ito sta altrove: uno prova finalmente a vivere dopo aver recuperato il proprio passato, l’altro decide di sacrificare la normale percezione pur di vedere ancora più profondamente.
È un ribaltamento amaro. Per quasi tutto Homunculus, vedere di più sembra equivalere a conoscere di più. Alla fine il film suggerisce che le due cose non coincidono affatto.

