Returnal, il finale spiegato: cosa succede davvero a Selene

Chi finisce Returnal per la prima volta ha quasi sempre la stessa faccia: soddisfazione mista a un “aspetta, cosa?” pronunciato a mezza voce davanti al televisore. Non è un difetto di scrittura, è voluto.

Il finale rivela che Selene Vassos è intrappolata in un loop che rielabora, in chiave fantascientifica, un incidente d’auto in cui ha perso la figlia Helios. Atropos, i suoi mostri e le morti ripetute sono la messa in scena di un lutto irrisolto. La “verità” resta però deliberatamente ambigua, sospesa tra lettura psicologica e paradosso temporale letterale.

Cosa succede davvero, scena per scena

Nel finale principale, dopo aver sconfitto Ophion alla fine del secondo atto, il gioco porta Selene in un abisso sommerso dove trova una replica della sua auto. Parte una visione: una donna guida di notte, la figlia sul sedile posteriore con in mano un giocattolo a forma di polpo. La madre abbassa lo sguardo per sintonizzare la radio, lo rialza e vede un astronauta in mezzo alla strada. Sterza, l’auto vola giù da un ponte, finisce in acqua. Prima che riesca a tirarla fuori, la figlia le viene strappata via da qualcosa nel buio.

A quel punto il gioco chiude il cerchio con la meccanica che ha retto tutte le run precedenti: Selene muore, torna al punto di partenza, ricomincia. Solo che ora sappiamo cosa sta davvero ricominciando. Il loop roguelike — morire, resettare, ripartire dallo stesso punto — smette di essere solo una struttura ludica e diventa la rappresentazione letterale di una mente bloccata a rivivere lo stesso trauma, all’infinito, senza riuscire a modificarne l’esito.

È un trucco narrativo che nella scrittura per lo schermo si vede spesso quando si vuole raccontare un lutto senza didascalie: si fa vivere allo spettatore, o al giocatore, la stessa sensazione di loop mentale del personaggio, invece di limitarsi a descriverla. Qui funziona particolarmente bene perché il genere — roguelike, morte e ripartenza continue — era già lì, pronto, prima ancora che arrivasse il significato.

Il colpo di scena: chi è l’astronauta sulla strada

Dopo i titoli di coda, una sequenza mostra Selene che raccoglie reperti sul pianeta e affronta una creatura “gravida”. Il dettaglio che ribalta tutto arriva alla fine: tutto lascia intendere che Selene stessa sia l’astronauta comparsa sulla strada quella notte. Non un’estranea, non un simbolo esterno: lei, proiettata in un punto della propria linea temporale in cui causa l’incidente che, più avanti nella sua vita, la porterà su Atropos.

È un paradosso causale vero e proprio, di quelli che in narrativa si chiamano bootstrap: l’evento non ha un’origine esterna, si genera da solo dentro il ciclo. Chi cerca una spiegazione fisica coerente resterà insoddisfatto — ed è normale, perché il gioco non la offre. Le fonti e gli stessi sviluppatori non hanno mai sciolto del tutto l’ambiguità tra “è successo davvero così” e “è la mente di Selene che riorganizza il trauma in questa forma”. Qui le interpretazioni della community non sono unanimi, e onestamente va bene lasciarle aperte: è il tipo di finale che regge meglio senza una chiusura definitiva.

Il finale segreto: come si sblocca e cosa cambia

Oltre al finale principale esiste una sequenza alternativa, pensata per chi ha esplorato il gioco a fondo. Per arrivarci serve, a grandi linee: completare tutte le sequenze ambientate nella Casa in entrambi gli atti, nell’ordine corretto, raccogliere i collezionabili nascosti nei vari biomi che sbloccano quelle sequenze, ottenere la chiave dell’auto dall’ultima di esse, e infine sconfiggere di nuovo Ophion per poter usare quella chiave sulla vettura in fondo al cratere.

È un percorso lungo, e nella pratica capita spesso che i giocatori completino il gioco una prima volta, leggano online dell’esistenza di questo finale, e poi si rendano conto che alcuni collezionabili richiesti erano legati a run precedenti già andate perse. Un dettaglio che molti sottovalutano: qui non basta “finire bene” una run, serve pianificare più partite proprio in funzione di questo obiettivo, cosa piuttosto insolita per un roguelike dove di solito si gioca run per run senza guardare troppo indietro.

Nel finale segreto, Selene affronta una figura su una sedia a rotelle che la sceneggiatura lascia intendere sia sua madre. Dopo lo scontro, la scena della strada si ripete, ma stavolta vista da un’altra prospettiva — quella dell’astronauta — e con un esito diverso: la donna nell’acqua non viene trascinata giù, risale subito a galla. Una voce chiama “Helios” prima dei titoli di coda. Alcune letture lo interpretano come un’uscita dal loop, altre come l’ennesimo giro dello stesso ciclo visto da un angolo diverso. Anche qui, la fonte primaria — il gioco stesso — non prende posizione netta.

Tower of Sisyphus non è un secondo finale (e qui casca spesso l’equivoco)

Con l’aggiornamento gratuito Ascension, uscito il 22 marzo 2022, Housemarque ha aggiunto la cooperativa online a due giocatori e una modalità chiamata Tower of Sisyphus, una torre a difficoltà crescente e senza fine, pensata per lo score attack più che per la narrazione.

Chi cerca “il vero finale di Returnal” finisce spesso per imbattersi in questa modalità aspettandosi una rivelazione narrativa aggiuntiva, e resta deluso: Tower of Sisyphus non racconta una nuova porzione di trama con una chiusura scritta, è un banco di prova infinito che premia la resistenza e il punteggio. Il nome, un riferimento neanche troppo velato al mito di Sisifo condannato a spingere il masso in eterno, è coerente col tema del gioco, ma resta un’estensione di gameplay, non un capitolo narrativo separato con un suo epilogo.

Perché non c’è una sola interpretazione corretta

Il finale di Returnal funziona su due binari che si sovrappongono senza mai fondersi del tutto. Da una parte la lettura psicologica: tutto ciò che vediamo su Atropos è la mente di Selene che elabora, in forma di incubo fantascientifico, la morte della figlia in un incidente stradale. Dall’altra la lettura fantascientifica letterale: un loop temporale reale, con una causalità circolare in cui Selene diventa lei stessa la causa dell’evento che l’ha spezzata.

Housemarque non ha mai chiuso ufficialmente la questione con una dichiarazione definitiva, e questo, da chi segue narrazioni ambigue di questo tipo da un po’ di tempo, sembra proprio il punto: un trauma non si spiega mai del tutto nemmeno a chi lo vive, quindi pretendere che il gioco lo faccia al posto del giocatore sarebbe quasi un tradimento del tema. Le due letture, letterale e simbolica, non si escludono a vicenda — coesistono, e il gioco è scritto apposta perché sia così.

Domande frequenti

Chi è Helios in Returnal?
È la figlia di Selene, morta in un incidente d’auto prima degli eventi del gioco. Il suo nome viene pronunciato esplicitamente solo nel finale segreto, mentre nel finale principale la sua identità va dedotta dalle immagini del flashback.

Selene è morta davvero o è tutto nella sua testa?
Il gioco non lo dice in modo definitivo. Entrambe le letture — trauma psicologico rivissuto all’infinito e paradosso temporale reale — sono sostenute da elementi narrativi concreti, e Housemarque ha lasciato la questione aperta di proposito.

Come si sblocca il finale segreto di Returnal?
Bisogna completare tutte le sequenze della Casa nei due atti principali, raccogliere i collezionabili collegati sparsi nei biomi, ottenere la chiave dell’auto e sconfiggere di nuovo il boss finale prima di usarla sulla vettura nel cratere.

Tower of Sisyphus aggiunge una nuova storia?
No, è una modalità endless orientata al punteggio, introdotta con l’update gratuito Ascension nel marzo 2022. Non porta con sé un nuovo finale scritto, anche se il nome richiama in modo esplicito il tema del ciclo infinito del gioco principale.

Conviene giocare Returnal solo per capire il finale?
Dipende da quanto si tollera un roguelike impegnativo: la storia si costruisce anche attraverso i log audio e le sequenze ambientali sparse nelle run, non solo nella cutscene finale, quindi saltare direttamente alla fine (per esempio guardandola su YouTube) fa perdere gran parte del significato accumulato lungo il percorso.

In chiusura

Quello che resta, a mente fredda, è che Returnal ha usato la meccanica più bistrattata dei roguelike — dover ricominciare da capo — per raccontare qualcosa che di solito il genere non tocca nemmeno di striscio. Vale la pena giocarlo pensando meno a “risolvere” il finale e più a lasciarsi portare dal ciclo, che poi è esattamente quello che fa Selene.

By Gino Santonastaso

Segue cinema, serie TV, streaming e cultura pop. Su ItaliaGlobale cura contenuti su piattaforme come Netflix, Prime Video e Disney+, saghe cinematografiche, finali spiegati, personaggi e tendenze dell’intrattenimento digitale.

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