Vivarium finale spiegato: cosa significa davvero il film

Il finale di Vivarium lascia una sensazione piuttosto sgradevole: non perché manchi una spiegazione, ma perché quella che riceviamo è peggiore di qualsiasi colpo di scena consolatorio. Tom e Gemma non sono capitati per errore a Yonder. Sono stati scelti, utilizzati e infine sostituiti.

Il finale di Vivarium rivela che Yonder è una sorta di ambiente artificiale in cui esseri non umani intrappolano coppie di persone, costringendole ad allevare i loro piccoli. Il ragazzo cresce, prende il posto dell’agente immobiliare Martin e attira una nuova coppia, facendo ripartire lo stesso ciclo da capo.

Ed è proprio questa ripetizione, più ancora dell’identità delle creature, il punto su cui Lorcan Finnegan costruisce tutto il film.

Cosa succede nel finale di Vivarium

Quando Vivarium entra nell’ultima parte, Tom e Gemma non sono più realmente una coppia. Yonder li ha consumati in modi diversi.

Tom continua a scavare ossessivamente nel giardino della casa numero 9. Quello che inizialmente sembrava un possibile tentativo di fuga diventa sempre più simile a un lavoro senza fine: si alza, scava, torna dentro distrutto e ricomincia.

Finnegan ha collegato proprio lo scavo alla ripetitività del lavoro, più che alla semplice ricerca fisica di un’uscita.

Ed è difficile non vedere il sarcasmo della situazione. Tom cerca disperatamente una via d’uscita dal sistema continuando a svolgere ogni giorno esattamente la stessa attività che il sistema gli ha messo davanti.

Poi finalmente trova qualcosa.

Un cadavere chiuso in un sacco.

Non è una porta. Non è un tunnel. Non è la soluzione.

È il suo futuro.

Tom capisce troppo tardi che il buco che ha passato buona parte del film a scavare finirà per diventare anche la sua tomba. Poco dopo muore e il ragazzo, ormai adulto, avvolge il suo corpo e lo getta proprio lì dentro.

Il gesto è freddo, quasi amministrativo. E deve esserlo: per la creatura Tom non è un padre. Ha semplicemente terminato la propria funzione.

Chi è davvero il ragazzo di Vivarium?

Il bambino non è umano.

Il film lo suggerisce fin dai primi minuti attraverso il comportamento, la voce innaturale, la capacità di imitare gli adulti e soprattutto attraverso la rapidità con cui cresce.

La spiegazione più utile arriva dall’immagine posta all’inizio di Vivarium: il cuculo.

Alcune specie di cuculo depongono le proprie uova nel nido di altri uccelli. I genitori ospiti finiscono così per nutrire e allevare un piccolo che non appartiene alla loro specie.

Vivarium trasferisce la stessa logica sugli esseri umani.

Tom e Gemma sono i genitori ospiti.

Il ragazzo è il parassita di cova.

E Yonder è il nido.

Finnegan ha spiegato che le creature non stanno preparando una sofisticata invasione della Terra. Il loro obiettivo, nella sua lettura, è molto più elementare: sopravvivere e riprodursi.

Questo dettaglio cambia parecchio il modo di leggere il film. Cercare un grande piano segreto dietro Yonder porta probabilmente fuori strada. Non c’è bisogno di un impero extraterrestre o di una cospirazione mondiale: quello che vediamo potrebbe essere semplicemente il ciclo biologico di un’altra specie.

Ed è proprio per questo che fa così paura.

Il ragazzo è un alieno?

Definirlo semplicemente “alieno” è comodo, ma probabilmente troppo preciso.

Finnegan ha descritto queste creature come una specie che vive in parallelo con gli esseri umani e ha persino ipotizzato, come propria interpretazione, una lontana origine comune. Ha anche ribadito che il film rimane aperto ad altre letture.

Quindi Vivarium non conferma realmente che Martin e il ragazzo vengano dallo spazio.

Sono esseri non umani. Questo sì.

Da quale luogo o dimensione arrivino, invece, il film preferisce non dirlo.

Ed è una scelta azzeccata. Una delle tentazioni più frequenti con film di questo tipo è voler compilare una sorta di manuale tecnico del mostro: provenienza, anatomia, tecnologia, scopo, gerarchia. Vivarium funziona meglio proprio perché rifiuta quel gioco.

Lo stesso Finnegan ha raccontato che versioni precedenti della storia fornivano più spiegazioni e che parte di quel materiale era stata persino girata, salvo essere eliminata durante il montaggio.

Cosa vede Gemma sotto Yonder?

È forse la sequenza più importante dell’intero finale.

Gemma insegue il ragazzo e riesce momentaneamente a sollevare quella che sembra essere la superficie della strada. A quel punto cade attraverso una serie di ambienti impossibili, quasi fossero diversi strati della stessa realtà.

Vede altre case.

Altre persone.

Altre famiglie intrappolate nei rispettivi incubi.

Questo passaggio chiarisce una cosa: Tom e Gemma non sono un caso unico.

Yonder non è stato costruito soltanto per loro.

Esistono altre vittime sottoposte allo stesso processo, probabilmente in spazi paralleli che normalmente non possono comunicare tra loro. Finnegan ha descritto questa sequenza parlando di altri abitanti del “vivarium” presenti a una sorta di differente livello quantistico, legandola anche all’idea dell’isolamento sociale.

Non serve quindi immaginare necessariamente un quartiere fisico nascosto da qualche parte nel mondo. La geometria di Yonder segue regole proprie.

E infatti guidare sempre diritto riporta alla stessa casa.

Bruciarla non serve.

Scappare a piedi non serve.

Persino il cielo sembra una scenografia.

Yonder non è una periferia dalla quale trovare l’uscita giusta. È una gabbia.

Perché Gemma muore?

Dopo l’inseguimento, Gemma viene riportata alla casa numero 9.

È esausta, fisicamente distrutta. Il ragazzo ormai adulto resta con lei negli ultimi momenti.

Qui arriva uno dei dialoghi più significativi del film.

Per mesi Gemma ha dovuto nutrirlo, proteggerlo e occuparsi di lui pur rifiutando continuamente il ruolo che le è stato imposto. Davanti alla morte ribadisce ancora una volta che non è sua madre.

Ed è esattamente così.

Gemma non ha mai scelto quella maternità.

Il ragazzo, allo stesso modo, non sembra considerarla davvero una madre. Una volta completata la propria crescita, lei non serve più.

Dopo la morte, anche il suo corpo viene infilato in un sacco e gettato nella fossa.

Quasi fosse la rimozione dei materiali utilizzati alla fine di un esperimento.

Perché il ragazzo prende il posto di Martin?

È la scena che chiude il cerchio.

Dopo la morte di Tom e Gemma, il giovane lascia Yonder e ritorna nell’agenzia immobiliare vista all’inizio del film.

Dietro la scrivania c’è ancora Martin, l’inquietante agente che aveva accompagnato la coppia alla casa numero 9. Solo che adesso appare improvvisamente vecchissimo e vicino alla morte.

Il ragazzo lo sostituisce.

Martin muore, viene eliminato e il nuovo adulto prende il suo posto nell’agenzia.

A questo punto capiamo anche che Martin non era il creatore del sistema: era semplicemente la generazione precedente della stessa creatura.

La funzione del bambino affidato a Tom e Gemma era diventare il nuovo Martin.

Poco dopo entra nell’agenzia un’altra coppia interessata a comprare casa.

Il nuovo ciclo può cominciare.

È uno di quei finali che, riguardando il film una seconda volta, rende quasi comica la prima scena con Martin: sappiamo già che davanti ai protagonisti c’è il prodotto finale di ciò che loro stessi stanno per essere costretti ad allevare.

Che cosa significa Yonder?

Sul piano letterale è un ambiente costruito dalle creature per completare il proprio ciclo riproduttivo.

Sul piano metaforico, Vivarium è molto meno discreto.

Case identiche.

Prati identici.

Automobili.

Mutuo e proprietà.

Figlio.

Lavoro.

Routine.

Morte.

Il sogno prefabbricato della vita suburbana viene trasformato in un incubo biologico.

Finnegan ha parlato delle abitazioni costruite in massa durante il boom immobiliare irlandese e delle conseguenze del successivo crollo del mercato. L’idea di persone attirate dalla promessa della casa perfetta e poi economicamente intrappolate è uno dei semi da cui nasce il film.

La casa numero 9 diventa così una caricatura del pacchetto sociale già pronto: compra la casa, crea una famiglia, lavora, cresci un figlio.

Poi sparisci.

La cosa interessante è che Vivarium non dice davvero che famiglia, casa o figli siano una condanna. Sarebbe una lettura molto più banale.

Il problema è una vita imposta invece che scelta.

Tom e Gemma stavano pensando di comprare casa. Non avevano però scelto quella casa, quel figlio o quella quotidianità. Qualcuno prende un modello di vita riconoscibile e glielo impone fino alla morte.

Finnegan ha riconosciuto apertamente che alcuni spettatori vedono nel film una storia sulla maternità, altri sulla paternità, altri ancora sulla pressione esercitata dalle convenzioni sociali, spiegando che questa pluralità era voluta.

Perché Tom continua a scavare?

Questo è uno dei dettagli che trovo più riusciti, perché cambia significato man mano che passa il tempo.

All’inizio scavare sembra una reazione razionale: sotto quella casa deve pur esserci qualcosa. Una tubatura, una fondazione, magari un passaggio.

Poi diventa un’ossessione.

Infine diventa semplicemente il suo lavoro.

Tom si sveglia e scava.

Gemma cresce il bambino.

La coppia viene così inserita quasi automaticamente nei ruoli che il sistema sembra aver preparato per loro: lui assorbito da un’attività ripetitiva e distruttiva, lei costretta alla cura domestica.

Nella pratica, parlando di Vivarium, capita spesso di concentrarsi talmente tanto sull’origine del ragazzo da perdere questo pezzo. Eppure il film dedica una quantità enorme di tempo proprio allo scavo perché il gesto deve diventare monotono anche per chi guarda.

Non porta da nessuna parte.

Come certe routine che continuiamo a ripetere semplicemente perché ormai sono diventate la nostra giornata.

Chi è il cadavere trovato da Tom?

Il film non fornisce un’identità precisa e sarebbe scorretto inventarne una.

La lettura più naturale è che appartenga a una precedente vittima del processo di Yonder: qualcuno che, prima di Tom, è stato catturato, ha allevato una delle creature ed è stato infine sepolto nello stesso modo.

La scena serve soprattutto ad anticipare il destino di Tom.

Il sistema esisteva prima del suo arrivo e continuerà dopo la sua morte.

Tom crede di scavare verso una risposta. In realtà sta scavando dentro le tracce lasciate dal ciclo precedente.

Cosa rappresenta il titolo Vivarium?

Il titolo praticamente svela il film.

Un vivarium è un ambiente predisposto per mantenere organismi viventi in condizioni controllate o parzialmente ricostruite.

Yonder funziona nello stesso modo.

Solo che gli esemplari osservati e confinati sono Tom e Gemma.

La casa appare abitabile, il frigorifero viene rifornito, arrivano scatole con ciò che serve e l’ambiente risponde alle necessità minime della coppia. Non esiste però niente che possa essere definito vita normale.

Perfino il cibo sembra una riproduzione priva dell’esperienza originale.

La distinzione è sottile ma decisiva: Yonder imita un ambiente umano senza comprenderlo davvero, esattamente come il ragazzo imita gesti, voci e comportamenti delle persone che osserva.

Il finale di Vivarium è una critica alla famiglia?

Solo in parte, e prenderlo alla lettera sarebbe riduttivo.

Vivarium non racconta semplicemente che sposarsi, comprare casa e avere figli porta alla morte dell’individualità. Quella è la superficie provocatoria del film.

Sotto c’è un discorso più interessante sulla standardizzazione.

Yonder offre quella che dovrebbe essere la casa ideale, ma ogni abitazione è uguale all’altra. Il bambino ripete comportamenti umani senza capirli. Martin recita la parte dell’agente immobiliare senza possedere alcuna autentica capacità di relazione.

Tutto sembra corretto.

Niente sembra vivo.

È qui che il film funziona meglio: prende elementi normalmente rassicuranti e li rende inquietanti semplicemente eliminando le imperfezioni. Il prato è troppo verde, le nuvole troppo ferme, le case troppo uguali.

Persino il silenzio sembra progettato.

Perché Vivarium inizia con il cuculo?

Perché l’intero film è già spiegato nei primi minuti.

Vediamo un piccolo di cuculo cresciuto nel nido di un’altra specie. Il piccolo occupa lo spazio, riceve nutrimento dai genitori adottivi e sopravvive sfruttando un meccanismo biologico che esiste indipendentemente da qualsiasi idea umana di bontà o crudeltà.

Poco dopo succede la stessa cosa a Tom e Gemma.

È un dettaglio che alla prima visione può sembrare soltanto una scena volutamente sgradevole. Dopo il finale diventa quasi una dichiarazione programmatica.

Finnegan non vuole principalmente farci chiedere: “Come sconfiggeranno il mostro?”.

La domanda è più spiacevole:

cosa succederebbe se fossimo noi la specie sfruttata da un parassita di cova?

La risposta di Vivarium è semplice.

Probabilmente non capiremmo nemmeno cosa ci sta succedendo finché sarebbe troppo tardi.

Domande frequenti

Tom e Gemma riescono a uscire da Yonder?

No. Entrambi muoiono all’interno di Yonder dopo essere stati costretti a crescere il ragazzo. La fuga di Gemma negli strati sottostanti mostra altre vittime e altre case, ma non rappresenta una vera uscita dal sistema.

Martin è la stessa creatura del bambino?

Martin sembra appartenere alla stessa specie. Il finale mostra il ragazzo ormai adulto sostituire il vecchio Martin nell’agenzia immobiliare, suggerendo che ogni generazione allevata dalle vittime prende il posto della precedente e continua ad attirare nuove coppie.

Perché il bambino cresce così velocemente?

Il film non offre una spiegazione biologica dettagliata. La sua crescita accelerata fa parte della natura della creatura e consente al ciclo di completarsi durante la vita delle persone che la allevano. Anche Martin sembra invecchiare con una velocità anomala.

Esistono altre coppie intrappolate a Yonder?

Sì, il finale lo suggerisce chiaramente. Durante la fuga, Gemma attraversa diversi ambienti e vede altre persone intrappolate in situazioni simili. Finnegan ha collegato quella sequenza all’esistenza di altri abitanti del vivarium su differenti livelli della realtà.

Vivarium ha un finale aperto?

Il destino di Tom e Gemma è chiarissimo, così come il ciclo del ragazzo. Restano volutamente aperte altre domande: l’origine delle creature, la natura fisica di Yonder e l’estensione del fenomeno. Finnegan ha spiegato di aver eliminato alcune spiegazioni proprio per mantenere questa ambiguità.

Il dettaglio più inquietante del finale

La parte più cattiva di Vivarium non è che Tom e Gemma perdano.

È che per chi gestisce Yonder la loro storia non rappresenta affatto qualcosa di eccezionale.

Sono semplicemente una coppia tra molte altre.

Quando il nuovo Martin torna dietro la scrivania e aspetta i prossimi clienti, quello che per noi è stato un incubo durato un intero film per lui è soltanto una giornata di lavoro che ricomincia.

By Gino Santonastaso

Segue cinema, serie TV, streaming e cultura pop. Su ItaliaGlobale cura contenuti su piattaforme come Netflix, Prime Video e Disney+, saghe cinematografiche, finali spiegati, personaggi e tendenze dell’intrattenimento digitale.

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