Chi arriva all’ultimo episodio aspettandosi il colpo di scena action che ha chiuso Breaking Bad resta spiazzato. Qui non ci sono sparatorie né un ultimo colpo da mettere a segno: c’è un uomo in un’aula di tribunale che, all’improvviso, decide di dire la verità.

Nel finale, Saul Gone (in Italia Conviene salutare Saul, 6×13, andato in onda il 15 agosto 2022), Jimmy McGill rinuncia a un patteggiamento di soli sette anni e confessa in aula ogni crimine, incluso il ruolo nella morte del fratello Chuck. Il giudice lo condanna a 86 anni; l’episodio chiude con la visita di Kim in prigione.
Perché Jimmy manda all’aria un accordo da sette anni
È qui che la serie gioca la sua carta più rischiosa, e per una volta il rischio paga. Jimmy ha già in mano un accordo che qualsiasi avvocato penalista definirebbe insperato: sette anni in una struttura federale a bassa sicurezza, invece di un ergastolo. Poi lo butta via, in diretta, davanti a un’aula intera.
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Il motivo non è il senso di colpa astratto, ed è qui che molte spiegazioni online semplificano troppo. Jimmy scopre a metà udienza che Kim è volata ad Albuquerque per assistere alla sentenza. Non parla per redimersi davanti alla legge: parla per lei, per essere visto — un’ultima volta — come qualcosa di più della macchietta di Saul Goodman che si è costruito addosso per anni. È un gesto d’amore travestito da confessione giudiziaria, e la differenza conta parecchio per capire il tono dell’intero episodio.
La trattativa della pena, passo dopo passo
Il percorso legale di Jimmy in questo episodio segue una progressione precisa, ed è la spina dorsale narrativa su cui si regge tutto il resto:
- L’accusa di partenza: ergastolo più 190 anni, calcolati sommando ogni singolo capo d’imputazione legato all’impero di Walter White.
- La prima offerta: 30 anni, già considerata un risultato notevole dal suo avvocato Bill Oakley vista la gravità dei reati.
- La trattativa vera e propria: Jimmy fa notare che basterebbe un solo giurato disposto a credere alla sua versione — quella dell’uomo terrorizzato e manipolato da Walt — per far saltare il processo. Di fronte al rischio concreto di una giuria in stallo, l’accusa cede e Oakley porta l’offerta a sette anni, da scontare a Butner Low, in North Carolina: un istituto federale a bassa sicurezza, con tanto di campo da golf.
- Il tentativo di sconto extra: Jimmy prova a barattare quello che sa sull’omicidio di Howard Hamlin. Scopre che Kim ha già confessato tutto alle autorità civili per conto suo: la sua carta migliore, nel frattempo, ha smesso di valere qualcosa.
- Il ribaltone in aula: comincia recitando la parte della vittima manipolata da un uomo pericoloso — la versione che gli avrebbe garantito i sette anni. Poi cambia registro e ammette per intero il proprio ruolo, dalla creazione dell’impero di riciclaggio fino alla responsabilità morale nella morte di Chuck. Il giudice lo condanna a 86 anni.
Un dettaglio che in molte sintesi si perde: la confessione non riguarda solo Breaking Bad. Jimmy si presenta con il suo vero nome, non con nessuno dei due alias che ha indossato per una vita intera. È la prima volta, dal pilot in poi, che lo fa senza un secondo fine.
I flashback in bianco e nero: cosa raccontano davvero
L’episodio alterna il presente (2010, il processo) a due blocchi di ricordi girati in bianco e nero, e qui la scrittura di Peter Gould — che firma sia la regia che la sceneggiatura del finale — lavora di sottrazione più che di spiegazione.
Chuck e “La macchina del tempo”
Nel flashback ambientato nel 2002, Chuck prova a spingere Jimmy a “cambiare corsia” nella vita. Jimmy fraintende il gesto, lo legge come l’ennesimo giudizio dall’alto in basso, e lo respinge. Chuck si ritira nel suo studio con una copia de La macchina del tempo di H. G. Wells. Il libro non è un caso: il tempo che si può riavvolgere, o non si può, diventa il filo conduttore silenzioso di tutto l’episodio.
Mike e Walt nel deserto
Nel secondo blocco, ambientato nel 2004 e poi qualche mese prima dell’arresto, Jimmy discute letteralmente di macchine del tempo — prima con Mike, poi con Walt. Ognuno rivela cosa cambierebbe se potesse tornare indietro. Mike parla di un momento preciso della sua vita da poliziotto corrotto. Walt, fedele a se stesso fino all’ultimo, rimpiange di aver lasciato Gray Matter Technologies: non un errore morale, ma un affare andato storto. È una scena piccola, quasi buttata lì, ma dice più cose su Walter White di intere stagioni di Breaking Bad.
Il cameo di Walter White: perché non sembra fanservice
I cameo nei finali di serie prestigiose, di norma, sono il punto più debole dell’episodio: servono al fandom, non alla storia, e si vede. Qui invece funziona, e vale la pena capire perché.
Walt non torna per chiudere un cerchio action, non spara a nessuno, non salva Jimmy da niente. Torna per una conversazione da bar, in un momento morto della loro storia insieme, a parlare di rimpianti minori mentre a pochi metri da lì si sta costruendo un impero criminale che distruggerà decine di vite. Il contrasto tra la posta in gioco reale e la leggerezza della conversazione è la vera battuta dell’episodio — più amara che comica, ma resta un dettaglio di scrittura che raramente si vede fatto così bene in un cameo di chiusura.
L’ultima scena: la sigaretta, il colore e il gesto della pistola
Sei anni dopo la sentenza, Kim va a trovare Jimmy all’ADX Montrose, il supermax che nella serie viene soprannominato “l’Alcatraz delle Montagne Rocciose” — l’esatto opposto del carcere con campo da golf che aveva negoziato. Escono in cortile e condividono una sigaretta, unico momento a colori dell’intero episodio, dentro una scena altrimenti girata in bianco e nero: la stessa identica composizione — luce, inquadratura, persino il gesto di accendere la sigaretta — del primo episodio della serie, quando i due fumavano insieme sulla scala antincendio dietro l’ufficio di Jimmy.
Quando Kim se ne va, Jimmy fa le pistole con le dita, il tic da “Slippin’ Jimmy” che lo accompagna fin dalla prima stagione. Kim si volta a guardarlo attraverso le sbarre prima di andarsene per sempre. Non è una scena di riconciliazione romantica, e chi la legge così perde il punto: è il riconoscimento reciproco che quell’uomo — con tutti i suoi difetti, i suoi nomi falsi e i suoi imbrogli — esiste ancora, sotto Saul Goodman e sotto Gene Takavic. Kim se n’era andata da Jimmy anni prima proprio per allontanarsi da quella parte di lui; tornare a trovarlo, alla fine, dice qualcosa di più complicato di un semplice lieto fine.
Come ha reagito la critica (e il pubblico)
Su Rotten Tomatoes l’episodio ha chiuso al 100% di recensioni positive, con una media di 10/10 su 30 recensioni raccolte — un consenso quasi impossibile da trovare per un finale di serie, categoria in cui la delusione è quasi la norma (basti pensare a quanti finali “storici” restano oggetto di dibattito acceso ancora oggi).
Sul fronte ascolti, in onda su AMC l’episodio ha registrato circa 1,8 milioni di spettatori in prima visione, saliti a 2,7 milioni contando la visione posticipata nella stessa giornata. Su AMC+ il traffico del giorno del finale è arrivato a quadruplicare quello del debutto di stagione, al punto da causare rallentamenti temporanei sulla piattaforma.
Cosa resta, alla fine, del personaggio di Jimmy McGill
Qui le letture si dividono, ed è giusto dirlo invece di far finta che ci sia un’unica interpretazione corretta. Per una parte della critica il finale racconta una redenzione vera: Jimmy sceglie la verità e l’amore per Kim al posto della libertà. Per un’altra parte — quella a cui personalmente do più credito dopo diverse riviste — non è redenzione in senso pieno, ma accettazione: Jimmy smette di scappare da se stesso, il che non è la stessa cosa di diventare una persona migliore. Accetta 86 anni non perché sia diventato un uomo onesto, ma perché per la prima volta preferisce essere visto per intero, difetti compresi, piuttosto che continuare a recitare una parte.
Un errore che si vede spesso, nei riassunti veloci di questo finale, è liquidarlo come “il cattivo che paga per i suoi crimini”. Non è quello il punto della scena finale con Kim: se fosse solo giustizia che trionfa, quella sigaretta condivisa non avrebbe alcun senso.
Domande frequenti
Quanti anni di carcere prende Jimmy/Saul nel finale? Ottantasei anni. Aveva negoziato un accordo a sette anni, ma lo fa saltare confessando pubblicamente in aula il proprio ruolo nell’impero criminale di Walter White e nella morte di Chuck.
Perché Jimmy rinuncia a un accordo così vantaggioso? Scopre a metà udienza che Kim è presente in aula. La confessione integrale è rivolta più a lei che al giudice: un modo per farsi vedere, un’ultima volta, senza le maschere di Saul o Gene.
Kim e Jimmy tornano insieme alla fine? Non in senso romantico convenzionale. La scena finale in prigione è un riconoscimento reciproco, non una promessa di futuro insieme: lei lo va a trovare, condividono una sigaretta, e basta.
Cosa significa la scena a colori con la sigaretta? Riprende esattamente l’inquadratura del primo episodio della serie, quando Jimmy e Kim fumavano insieme sulla scala antincendio. Il colore, unico in un episodio girato in bianco e nero, segnala che è l’unico momento di verità autentica tra i due.
Il finale di Better Call Saul è collegato a quello di Breaking Bad? Sì, attraverso flashback e un cameo di Walter White ambientato nella timeline di Breaking Bad, ma la struttura resta autonoma: il vero finale emotivo della serie è quello di Jimmy e Kim, non un aggancio nostalgico alla serie madre.
Quello che resta impresso, rivedendo l’episodio a distanza di tempo, non è la sentenza né la confessione: è quanto la serie sia riuscita a far sembrare inevitabile un finale che, scritto diversamente, sarebbe potuto risultare moralistico. Non lo è quasi mai — ed è quello il vero mestiere di chi lo ha scritto.
Fonti: Wikipedia (EN) – Saul Gone, Wikipedia (IT) – Conviene salutare Saul, TVLine – Series Finale Recap, NPR – Better Call Saul finale review

