Marco Pannella, la morte di un leader

Eleonora Gitto

Marco Pannella, la morte di un leaderMarco Pannella gravemente malato da tempo, oggi , 19 maggio 2016, ci ha lasciato. Il mondo ha perso grande leader politico ma, soprattutto, un grande uomo.

Colpito da due tumori, uno al fegato e uno ai polmoni, è stato ricoverato ieri in una clinica romana in gravi condizioni.

Ora mancherà qualcosa di importante alla politica italiana. Qualcosa di costante, anche durante le assenze.

Un modo di vedere le cose quasi sempre eterodosso, non convenzionale, anche quando avrebbe dovuto necessariamente esserlo.

Un uomo dalle battaglie solitarie che, almeno ai tempi del divorzio e dell’aborto, erano diventate battaglie quasi di tutti.

Un partito, il Partito Radicale, chiamato poi dei Radicali Italiani, ritagliato su misura per lui, come un vestito.

Così come la Radio Radicale, a suo uso e consumo, dove ultimamente Marco dilagava con i suoi interminabili, davvero interminabili, interventi; quando, prima di capire dove voleva andare a parare, ci impiegavamo mezz’ora. Poi magari arrivava al punto, e quasi sempre era il punto giusto.

Ma da un’ottica strabica, troppo elitaria, così fortemente politica da diventare distante dalla politica.

A Marco non interessava più il consenso negli ultimi anni, interessavano le cose giuste.

E per questo il suo Partito Radicale era diventato più un movimento culturale che un partito politico. La politica cercava e cerca il consenso, lui non lo cercava più.

Gli bastava l’altra sua forte costante, il dissenso. Quindi faceva cultura, non più politica. Ma rimaneva ed è forse uno dei più grandi politici italiani del novecento.

Gli bastavano tante piccole costruzioni fittizie, tante scatole vuote, tante piccole associazioni fatte sempre dallo stesso sparuto gruppo di persone, per andare avanti sui diritti civili e i diritti umani.

Ma in realtà era sempre Marco Pannella, che a sua volta era il Partito Radicale.

Sempre in crisi di soldi, sempre in crisi di iscrizioni, mai in crisi di identità. La cultura, quella vera, si trasforma ma non entra mai in crisi di identità.

E buona parte della cultura italiana del dopoguerra e di questo nuovo secolo è concentrata in questa persona poliedrica, dotata di una sensibilità intellettuale di molto superiore alla media.

Si contano sulla punta delle dita i pochi altri italiani del novecento e dell’inizio del nuovo secolo, con queste caratteristiche.

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