Nana: differenze tra il finale del libro e gli adattamenti in film

Chi cerca il finale di Nana spesso sbatte contro un equivoco tipico dei motori di ricerca: confondere il capolavoro del naturalismo francese di Émile Zola con l’omonimo manga di Ai Yazawa. Se parliamo del testo letterario e dei lungometraggi storici che ne sono stati tratti, il confronto ruota attorno a un epilogo cupo, teatrale e profondamente simbolico.

Nel romanzo di Zola (1880), Nana muore sfigurata dal vaiolo nero in una stanza del Grand Hôtel di Parigi, sola e orribilmente sfigurata mentre fuori la folla urla slogan patriottici alla vigilia della guerra franco-prussiana. I film tendono a smussare questa crudezza: il classico del 1955 di Christian-Jaque con Martine Carol e la versione del 1982 di Dan Wolman con Katya Berger addolciscono il degrado fisico o alterano la sequenza degli eventi per privilegiare il melodramma passionale rispetto alla spietata denuncia sociale del libro.

Il finale originale del libro: la decomposizione del Secondo Impero

Nel nono volume del ciclo dei Rougon-Macquart, Zola non concede sconti. La fine di Nana non è un semplice incidente di percorso, ma una condanna clinica e politica. La cortigiana che ha dilapidato patrimoni e spinto uomini illustri al suicidio (come il giovane Georges Hugon) o alla rovina economica e morale (il conte Muffat) torna dalla Russia e contrae il vaiolo dal figlioletto Louiset, già morto per la stessa malattia.

La descrizione degli ultimi istanti della protagonista è celebre per il suo rigore quasi autoptico. Il volto della donna, fino a quel momento incarnazione della seduzione parigina, diventa una massa informe di pus e croste. Zola colloca questa agonia in perfetta sincronia temporale con le grida “A Berlino! A Berlino!” che salgono dai boulevard nel luglio 1870. La putrefazione del corpo di Nana coincide con il collasso imminente del Secondo Impero di Napoleone III.

Come cambia il finale nei film: censure e compromessi visivi

Portare sullo schermo una fine del genere ha sempre creato grattacapi a registi e produttori, divisi tra rispetto dell’opera e timore di disgustare il pubblico pagante.

  • Il film muto di Jean Renoir (1926): pur mantenendo una forte fedeltà visiva all’atmosfera d’epoca, la regia sfrutta il linguaggio del cinema muto per enfatizzare la caduta morale attraverso il contrasto scenografico, ma deve contenere il realismo clinico per i limiti tecnici e di censura dell’epoca.
  • La versione di Christian-Jaque (1955): interpretata da Martine Carol e Charles Boyer, questa trasposizione punta molto sul registro spettacolare e sui colori accesi. L’epilogo riduce l’orrore grafico della malattia: la morte arriva, ma la macchina da presa evita l’effetto repellente descritto da Zola, concentrandosi sul tragico destino della donna fatale piuttosto che sul simbolo politico.
  • L’adattamento erotico di Dan Wolman (1982): ambientato in una cornice che amplifica la componente scandalistica, modifica ritmi e motivazioni dei personaggi secondari, trattando la fine della protagonista più come una convenzione drammatica di chiusura che come una metafora storica strutturata.

Nella pratica, l’errore ricorrente di chi valuta queste trasposizioni è aspettarsi la stessa valenza allegorica del testo scritto. Il cinema commerciale del Novecento ha spesso decontestualizzato la vicenda, riducendo un trattato sociale sull’ereditarietà e la corruzione di classe a un triangolo amoroso finito male.

Differenze tra libro e serie televisive

Oltre ai lungometraggi per il cinema, Nana ha avuto diversi passaggi sul piccolo schermo, tra cui la miniserie francese del 1981 con Véronique Genest e produzioni per la BBC.

Il formato a puntate offre generalmente un respiro maggiore rispetto ai cento minuti di una pellicola cinematografica. Nelle serie TV si nota solitamente un recupero della trama corale: personaggi come Rose Mignon, Fauchery e la zia Lerat mantengono lo spazio originale attorno al letto di morte, permettendo di ricostruire quella sensazione di abbandono e ipocrisia che nel film singolo viene quasi sempre sacrificata per ragioni di minutaggio.

Domande frequenti

Come muore Nana nel romanzo di Émile Zola?

Nana muore sola in una stanza d’albergo a Parigi, colpita dal vaiolo nero contratto assistendo il figlio Louiset. Zola descrive dettagliatamente la distruzione fisica del suo volto, trasformando la sua agonia nel simbolo della rovina morale della società parigina del 1870.

Il film del 1955 rispetta il finale del libro?

Solo parzialmente. Il film con Martine Carol mantiene l’esito tragico della protagonista, ma alleggerisce notevolmente la crudezza visiva della decomposizione e riduce il parallelo con lo scoppio della guerra franco-prussiana, concentrandosi sul dramma romantico.

Cosa cambia tra il libro e le versioni televisive?

Le miniserie televisive riescono a conservare la struttura corale degli ultimi capitoli. A differenza dei film sintetici, le serie approfondiscono la fuga degli amanti, la rovina economica del conte Muffat e l’ipocrisia degli amici riuniti attorno alla stanza d’ospedale.

Perché si fa spesso confusione con il finale dell’anime o del manga?

Perché condividono il medesimo titolo. L’opera a fumetti di Ai Yazawa è ambientata nel Giappone contemporaneo ed è rimasta incompiuta a causa dei problemi di salute dell’autrice, mentre il romanzo di Zola ha una conclusione definitiva e tragica fin dalla prima pubblicazione nel 1880.

Conclusione

Per comprendere l’impatto reale del finale di Nana, il testo di Zola resta insostituibile: le trasposizioni cinematografiche ne restituiscono il fascino visivo, ma hanno quasi sempre esitato di fronte alla sua spietata diagnosi storica. Chi desidera approfondire il testo integrale può consultare l’edizione digitale accessibile sull’archivio pubblico della Bibliothèque nationale de France (Gallica).

By Gino Santonastaso

Segue cinema, serie TV, streaming e cultura pop. Su ItaliaGlobale cura contenuti su piattaforme come Netflix, Prime Video e Disney+, saghe cinematografiche, finali spiegati, personaggi e tendenze dell’intrattenimento digitale.

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