Il cambiamento climatico sta alterando il nostro pianeta in modi complessi e inaspettati. Oltre all’innalzamento del livello dei mari e agli eventi meteorologici estremi, un nuovo studio suggerisce una connessione sorprendente: lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe innescare un aumento dell’attività vulcanica in diverse parti del mondo. Questa interazione tra criosfera e geologia profonda potrebbe avere implicazioni significative per il nostro futuro climatico.

Il Legame Nascosto Tra Ghiaccio e Vulcani
La teoria che lo scioglimento dei ghiacciai possa influenzare l’attività vulcanica non è del tutto nuova; gli scienziati la teorizzarono per la prima volta negli anni ’70. Il principio è relativamente semplice: la vastità e il peso dei ghiacciai esercitano un’enorme pressione sulla crosta terrestre e sul mantello sottostante. Quando questo immenso peso si riduce a causa dello scioglimento del ghiaccio, la pressione sul magma e sui gas sotterranei diminuisce, permettendo loro di espandersi. Questo può portare a un accumulo di pressione e, di conseguenza, a eruzioni vulcaniche più frequenti e potenzialmente più esplosive.
Un nuovo studio, i cui risultati sono stati presentati alla conferenza Goldschmidt del 2025 a Praga, si concentra proprio su questo fenomeno. I ricercatori hanno analizzato l’attività di sei vulcani nel Cile meridionale durante l’ultima era glaciale per comprendere come il ritiro della calotta glaciale patagonica abbia influenzato le eruzioni. Pablo Moreno Yaeger, autore principale dello studio e studente laureato presso l’Università del Wisconsin-Madison, ha dichiarato: “I ghiacciai tendono a ridurre il volume delle eruzioni dei vulcani sottostanti. Ma con il ritiro dei ghiacciai a causa del cambiamento climatico, i nostri risultati suggeriscono che questi vulcani continueranno a eruttare più frequentemente e in modo più esplosivo”.
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Le Implicazioni Globali del Ritiro dei Ghiacciai
La ricerca ha rivelato che tra 26.000 e 18.000 anni fa, durante il picco dell’ultima era glaciale, l’enorme copertura di ghiaccio ha limitato il volume delle eruzioni, consentendo un massiccio accumulo di magma sotto la superficie. Quando il ghiaccio si è sciolto, la pressione è stata rilasciata, portando a eruzioni significative, come quella che ha dato origine al vulcano Mocho-Choshuenco, ora dormiente.
Un esempio storico ben documentato di questo fenomeno è l’Islanda. Nel 2002, gli scienziati hanno calcolato che il ritiro dei ghiacciai alla fine dell’ultima era glaciale, circa 10.000 anni fa, portò a un’ondata di eruzioni con una frequenza dalle 30 alle 50 volte superiore rispetto ai periodi precedenti e successivi.
La minaccia non si limita a poche aree isolate. Secondo uno studio del 2020, ben 245 dei vulcani potenzialmente attivi del mondo si trovano sotto il ghiaccio o entro 5 chilometri da esso. Moreno Yaeger ha sottolineato che il “requisito fondamentale per una maggiore esplosività è inizialmente la presenza di una spessa coltre glaciale sopra la camera magmatica, e il punto di innesco si verifica quando questi ghiacciai iniziano a ritirarsi, rilasciando la pressione, cosa che sta accadendo attualmente in luoghi come l’Antartide”. Altre regioni che richiedono attenzione scientifica includono il Nord America, la Nuova Zelanda e la Russia.
A breve termine, le eruzioni vulcaniche rilasciano tipicamente aerosol di solfuro che riflettono la luce solare, portando a un raffreddamento temporaneo, a volte causando carestie. Tuttavia, a lungo termine, i gas serra rilasciati da queste eruzioni, come l’anidride carbonica, potrebbero accelerare ulteriormente il cambiamento climatico. Moreno Yaeger ha avvertito: “Questo crea un circolo vizioso, in cui lo scioglimento dei ghiacciai innesca eruzioni, e le eruzioni a loro volta potrebbero contribuire a un ulteriore riscaldamento e scioglimento.”
La comprensione di questa complessa interazione tra i ghiacciai e l’attività vulcanica è cruciale per prevedere meglio i futuri impatti del cambiamento climatico. È un promemoria che le conseguenze del riscaldamento globale possono estendersi ben oltre l’aumento delle temperature superficiali, influenzando persino la geologia più profonda del nostro pianeta. Monitorare queste dinamiche sarà essenziale per la nostra capacità di adattamento.
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