Le strutture per senza fissa dimora sono dormitori pubblici, centri diurni, case di accoglienza e mense gestite da Comuni, Caritas e associazioni del terzo settore, pensate per dare un posto letto, un pasto e un aiuto concreto a chi vive per strada. Per accedervi di solito bisogna passare da uno sportello sociale del Comune o essere segnalati da un’unità di strada: raramente ci si presenta direttamente al dormitorio senza passare da lì.

Chi cerca questo tipo di informazione, spesso, non lo fa per curiosità. Può essere una persona in difficoltà, un familiare preoccupato, un volontario alle prime armi o qualcuno che ha visto una persona in strada in condizioni difficili e non sa chi chiamare. Ed è un tema che torna prepotentemente d’attualità ogni inverno, quando scatta il cosiddetto “Piano Freddo” e i Comuni aprono posti letto aggiuntivi per le notti più rigide.
Che differenza c’è tra dormitorio, centro diurno e casa di accoglienza?
Non sono la stessa cosa, anche se nel linguaggio comune si tende a confonderli.
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Il dormitorio offre un posto letto solo per la notte: si entra la sera, di solito dopo un colloquio o una prenotazione tramite i servizi sociali, e si esce la mattina. Alcuni dormitori a bassa soglia accettano chiunque si presenti, altri richiedono la segnalazione di un ente.
Il centro diurno è aperto durante il giorno e serve per lavarsi, mangiare, ricevere assistenza sanitaria di base o semplicemente stare al caldo. Non si dorme lì, ma è spesso il primo punto di contatto con la rete di aiuto.
La casa di accoglienza (o comunità alloggio) è pensata per percorsi più lunghi, settimane o mesi, spesso legati a un progetto di reinserimento sociale o lavorativo. L’accesso passa quasi sempre da un’assistente sociale.
A questi si aggiungono le unità di strada: équipe mobili, spesso Caritas o Croce Rossa, che girano di notte per portare coperte, cibo caldo e segnalare le persone più fragili ai servizi comunali.
Come si accede a una struttura di accoglienza?
Nella maggior parte delle città italiane il percorso è simile, anche se i nomi degli uffici cambiano:
- Ci si rivolge al servizio sociale del Comune dedicato agli adulti senza dimora (spesso ha un nome specifico, tipo “sportello homeless” o “pronto intervento sociale”).
- Un operatore fa un colloquio per capire la situazione della persona.
- In base ai posti disponibili, viene indirizzata verso il dormitorio o la struttura più adatta.
- In caso di emergenza (freddo estremo, malattia, situazione di pericolo) l’accesso può essere più rapido, anche tramite segnalazione al numero verde comunale o alle forze dell’ordine.
Non esiste un numero unico nazionale: ogni Comune ha il proprio referente e il proprio sportello, quindi la prima cosa da fare è cercare “servizi sociali senza dimora” seguito dal nome della città.
Tabella pratica: chi contattare in base alla situazione
| Situazione | A chi rivolgersi |
|---|---|
| Persona in strada in una notte di freddo intenso | Numero verde/sociale del Comune o Protezione Civile locale |
| Bisogno di un pasto caldo o una doccia | Centro diurno Caritas o mensa comunale più vicina |
| Serve un posto letto stabile per più notti | Servizio sociale adulti del Comune |
| Persona con problemi sanitari urgenti | 118 o pronto soccorso, poi segnalazione ai servizi sociali |
| Persona straniera senza documenti | Sportello immigrazione/Caritas, che collabora con i servizi comunali |
Casi particolari: quando l’accesso è più complicato
Non tutte le situazioni rientrano nello schema standard, e questo genera spesso confusione.
Famiglie con minori. Vengono gestite separatamente rispetto ai dormitori per adulti singoli, con priorità su strutture protette o alberghi sociali convenzionati, proprio per tutelare i bambini.
Persone con animali domestici. Fino a poco tempo fa era un problema frequente, perché molti dormitori non accettavano animali. Alcune città hanno cominciato ad attivare strutture che permettono di tenere il proprio cane o gatto, ma non è ancora la norma ovunque: va verificato caso per caso.
Persone senza documenti o richiedenti asilo. L’accesso è comunque possibile nella maggior parte dei casi tramite i canali di prima accoglienza, ma i percorsi si intrecciano con quelli dell’immigrazione e possono richiedere passaggi in più.
Chi rifiuta l’aiuto. Capita più spesso di quanto si pensi: alcune persone, per motivi legati anche alla salute mentale o a esperienze pregresse, non vogliono entrare in dormitorio. In questi casi le unità di strada continuano comunque a portare assistenza minima, senza forzare l’ingresso.
Errori da evitare se vuoi aiutare qualcuno
- Non improvvisare un trasporto in auto verso il dormitorio più vicino senza prima contattare i servizi: spesso l’accesso richiede una prenotazione o una segnalazione, e la persona rischia di trovare la porta chiusa.
- Non dare per scontato che esista un solo dormitorio in città: quasi sempre ce ne sono diversi, con criteri di accesso diversi (uomini, donne, famiglie, emergenza freddo).
- Non affidarsi solo ai social per segnalare un’emergenza: un post ha tempi lenti, il numero verde comunale o il 112 sono molto più efficaci per un intervento rapido.
- Non dimenticare i centri diurni: anche quando non c’è posto in un dormitorio, un centro diurno può comunque offrire un pasto, una doccia o un primo orientamento.
- Verifica sempre le informazioni sul sito ufficiale del Comune di riferimento, perché indirizzi, orari e numeri di telefono possono cambiare da una stagione all’altra, soprattutto durante il Piano Freddo invernale.
In breve
Le strutture per senza fissa dimora comprendono dormitori notturni, centri diurni, case di accoglienza e unità di strada, e in quasi tutti i casi l’accesso passa dai servizi sociali del Comune, non dal semplice presentarsi alla porta. In inverno l’offerta si amplia grazie al Piano Freddo, con posti letto aggiuntivi attivati nelle notti più rigide. Per chi vuole aiutare o ha bisogno di assistenza, il primo passo utile resta sempre lo stesso: contattare lo sportello sociale del proprio Comune o il numero verde locale, verificando le informazioni aggiornate sui canali ufficiali.

