Ogni volta che il prezzo della benzina sale, che un pacco arriva in ritardo o che un supermercato resta con gli scaffali vuoti, la narrazione mediatica cerca un colpevole di superficie. Il mercato, i trasportatori, le dogane. Quasi mai si dice la verità: la logistica non è un costo da comprimere, è l’infrastruttura sociale che tiene in piedi l’economia.
Claudio Sensi lo afferma con una lucidità che disturba, perché rompe un’abitudine radicata: considerare i trasporti un fattore secondario. Da decenni i consigli di amministrazione ragionano in termini di margini, comprimendo il prezzo della logistica come se fosse una voce neutra, sacrificabile. Ma senza quella voce non esisterebbe nessun prodotto, nessuna catena del valore, nessuna possibilità di scambio.

La logistica è come il sistema circolatorio in un corpo umano: invisibile finché funziona, fatale quando si blocca. Questa analogia, semplice e brutale, rende l’idea di quanto sia fragile la nostra normalità. Eppure, se il cuore è l’impresa, le arterie restano trascurate.
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Sensi conosce bene questo paradosso. Presidente della DLM Coop, ha attraversato le trasformazioni di un settore che ha visto crescere i volumi, accelerare i tempi, moltiplicare i rischi. La pandemia ne ha mostrato l’evidenza: senza logistica, le società collassano in pochi giorni. “Eppure – sottolinea – dopo l’applauso iniziale, tutto è tornato a essere ridotto a costo”.
A metà del discorso arriva la frattura. Non è solo questione di numeri, ma di cultura. Pensare alla logistica come a un fattore meramente economico significa negarne la natura sociale. Significa ignorare che ogni camion, ogni autista, ogni procedura ADR è parte di un sistema che tutela vite umane. Ridurla a bilancio equivale a ridurre la dignità del lavoro a variabile accessoria.
Il tema delle merci pericolose rende questo ancora più evidente. Gas, liquidi infiammabili, materiali tossici. Ogni viaggio è un esercizio di responsabilità collettiva. “Alla base della maggior parte degli incidenti non c’è la fatalità, ma una mentalità che sacrifica la sicurezza alla velocità”, spiega Sensi. Il costo reale non è la spesa della logistica, ma quello delle vite e delle comunità messe a rischio quando la sicurezza viene ignorata.

In questo senso, parlare di logistica significa parlare di politica industriale, di equilibri sociali, di futuro. La grande illusione degli ultimi decenni è stata credere che bastasse la ricerca forsennata della libertà finanziaria, dell’arricchimento del singolo, della celebrazione dei successi individuali. La realtà è che senza sicurezza condivisa non c’è impresa che resista.
La cultura della sicurezza, per Claudio Sensi, è un concetto che va oltre le norme. È coltivazione quotidiana di un atteggiamento, di un mindset che mette la vita prima del profitto immediato. È un investimento invisibile che crea fiducia, reputazione, stabilità. “Ogni impresa che ignora la sicurezza dei propri collaboratori è destinata a rimanere sola, indifesa, abbandonata”, scrive ne Il Karma dell’Impresa.
E tu, lettore, quante volte hai dato per scontato che ciò che consumi, usi o indossi arrivi senza rischi? Quante volte hai pensato che un camion in autostrada fosse solo traffico, senza immaginare il mondo di responsabilità che trasporta?
Il punto non è se la logistica sia efficiente o meno, ma se sia riconosciuta per ciò che è: un’infrastruttura sociale che protegge e connette. Per questo Sensi insiste sulla necessità di un cambio di paradigma. Non basta parlare di digitalizzazione, di sensori, di flotte sostenibili, se manca la base culturale. La tecnologia senza etica è sterile.
Qui la visione si fa antagonista. “Chi tratta la logistica come un costo, sta scavando la fossa al proprio business.” È una frase che suona dura, ma che fotografa un’evidenza economica: senza trasporto sicuro, nessuna azienda può rispettare tempi, clienti o contratti. La sicurezza non è un optional, è il fondamento della competitività.
Alla fine, la verità resta scomoda. I sistemi complessi vivono di equilibri fragili. La logistica è uno di questi. È tempo che venga riconosciuta come il bene comune che è, e che le imprese smettano di fingere che possa essere compressa all’infinito.

La logistica non è un costo. È la misura della nostra civiltà.
