Durante un colloquio con i servizi sociali conviene essere sinceri, concreti e collaborativi, evitando sia di nascondere informazioni importanti sia di parlare impulsivamente per rabbia o paura. Non serve cercare la “risposta perfetta”: è molto più utile spiegare i fatti con ordine, distinguendo ciò che è realmente accaduto dalle proprie opinioni o supposizioni.

Allo stesso tempo, è bene ricordare che un colloquio con un assistente sociale non è sempre una semplice conversazione informale. In alcune situazioni, soprattutto quando sono coinvolti minori o esiste un procedimento davanti all’autorità giudiziaria, le informazioni raccolte possono contribuire alla valutazione della situazione e alla redazione di relazioni destinate al magistrato. Il Ministero della Giustizia indica, ad esempio, che nell’ambito minorile l’assistente sociale può predisporre una relazione descrivendo storia, risorse, difficoltà e progetti della persona interessata.
Questo non significa che bisogna presentarsi sulla difensiva. Significa semplicemente che quello che si dice dovrebbe essere preciso, comprensibile e il più possibile aderente ai fatti.
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Cosa è meglio dire durante un colloquio con i servizi sociali
La regola più utile è raccontare la propria situazione senza cercare né di minimizzarla né di renderla più grave di quanto sia.
Se esistono problemi economici, familiari, abitativi, lavorativi o legati alla gestione dei figli, è generalmente meglio descriverli apertamente. Il sistema dei servizi sociali nasce infatti anche per fornire interventi e sostegno alle persone e alle famiglie che attraversano situazioni di bisogno o difficoltà.
Può essere utile spiegare:
- cosa è successo concretamente;
- da quanto tempo esiste il problema;
- cosa si è già fatto per risolverlo;
- quali difficoltà rimangono;
- quale tipo di aiuto potrebbe essere utile;
- eventuali cambiamenti già avvenuti nella propria situazione.
Se una domanda non è chiara, è perfettamente ragionevole chiedere: “Può spiegarmi meglio cosa intende?”
È preferibile farlo piuttosto che rispondere a qualcosa che si è interpretato male.
Anche ammettere una difficoltà non equivale automaticamente ad ammettere di essere incapaci di affrontarla. Dire, per esempio, di aver attraversato un periodo complicato ma di essersi attivati per migliorare la situazione fornisce un quadro molto più completo rispetto alla semplice negazione del problema.
Cosa non dire ai servizi sociali: gli errori più comuni
Non esiste una lista di “frasi proibite”, ma alcune modalità di comunicazione possono complicare inutilmente il colloquio.
Una delle più rischiose è mentire deliberatamente su fatti facilmente verificabili. Se emergono successivamente informazioni incompatibili con quanto dichiarato, il problema può diventare anche quello della credibilità.
Attenzione inoltre alle affermazioni assolute pronunciate sotto stress:
“Non collaborerò mai.”
“Non mi interessa quello che decidete.”
“Non ho bisogno di nessuno.”
“È tutta una persecuzione contro di me.”
Una frase detta durante un momento di rabbia può non rappresentare realmente ciò che si pensa. Meglio spiegare il disagio in maniera più precisa: “Non sono d’accordo con questa valutazione e vorrei capire su quali elementi si basa”.
Un altro errore frequente è trasformare l’intero colloquio in un attacco contro un’altra persona, soprattutto nelle controversie familiari.
Se si parla dell’altro genitore, ad esempio, è preferibile riferire episodi concreti e verificabili invece di utilizzare etichette come “è pazzo”, “è una pessima madre” o “è un padre incapace”.
Descrivere i fatti permette all’assistente sociale di valutarli. Insultare qualcuno dice molto meno sulla situazione concreta.
Bisogna raccontare proprio tutto all’assistente sociale?
Essere sinceri non significa necessariamente raccontare indiscriminatamente ogni dettaglio della propria vita.
Se non si comprende perché venga richiesta una determinata informazione, si può chiedere quale sia la sua rilevanza rispetto al colloquio. È inoltre possibile chiedere come verranno utilizzate le informazioni raccolte.
Gli assistenti sociali sono tenuti a rispettare obblighi professionali di riservatezza e segreto professionale, entro i limiti previsti dalla legge. Il Codice deontologico della professione considera infatti la riservatezza un diritto dell’utente e un dovere dell’assistente sociale.
Questo però non significa che qualsiasi cosa raccontata rimanga necessariamente confinata nella stanza del colloquio.
Quando il servizio opera nell’ambito di un procedimento o su incarico dell’autorità giudiziaria, determinate informazioni possono entrare nelle relazioni predisposte per il magistrato. Documentazione del Ministero della Giustizia mostra espressamente che, in alcuni percorsi minorili, al termine della valutazione viene predisposta una relazione conclusiva per l’autorità giudiziaria.
Per questo, quando non è chiaro il contesto, una domanda molto semplice può essere utile:
“Questo colloquio fa parte di una valutazione o verrà preparata una relazione?”
Come comportarsi se il colloquio riguarda i figli
Quando ci sono dei minori coinvolti, uno degli aspetti centrali è generalmente la loro situazione concreta.
Può quindi essere utile parlare di scuola, salute, routine quotidiana, organizzazione familiare, rapporti con i genitori, eventuali difficoltà e soluzioni già adottate.
Meglio evitare di utilizzare il colloquio principalmente per ottenere conferme contro l’altro genitore.
Se esiste un conflitto familiare, raccontare episodi specifici è molto più efficace:
“Negli ultimi tre appuntamenti è successo questo…”
è diverso da:
“Fa sempre così.”
Anche le difficoltà personali possono essere spiegate insieme alle strategie messe in atto per affrontarle. L’obiettivo non dovrebbe essere apparire come una famiglia senza alcun problema, ma permettere a chi ascolta di comprendere come vengono affrontate le difficoltà e quali risorse sono disponibili.
Nei casi di tutela minorile i servizi sociali possono inoltre svolgere funzioni proprie e, in determinate circostanze, effettuare segnalazioni o collaborare con l’autorità giudiziaria.
Per situazioni particolarmente delicate o per procedimenti giudiziari già aperti, può essere opportuno confrontarsi con il proprio avvocato prima di affrontare questioni giuridicamente rilevanti.
Come prepararsi al colloquio senza sembrare “preparati a tavolino”
Prepararsi non significa imparare delle risposte a memoria.
Prima dell’incontro può essere utile ricostruire una semplice cronologia degli eventi: date importanti, episodi principali, eventuali documenti, richieste già presentate e interventi effettuati.
Se si teme di dimenticare qualcosa, si possono prendere alcuni appunti.
Durante il colloquio è meglio rispondere prima alla domanda posta e aggiungere successivamente eventuali spiegazioni. Risposte molto lunghe e confuse possono rendere più difficile comprendere anche una situazione perfettamente legittima.
Se non si ricorda un dettaglio, meglio dire:
“Non ricordo con precisione, preferisco controllare.”
Inventare una data o cercare di indovinare raramente aiuta.
Infine, non bisogna aver paura di correggersi. Se ci si rende conto di aver spiegato male qualcosa, si può tranquillamente precisare: “Vorrei correggere quello che ho detto prima perché mi sono espresso male”.
Domande frequenti
I servizi sociali possono usare quello che dico durante il colloquio?
Dipende dal tipo di intervento. Nei procedimenti che coinvolgono l’autorità giudiziaria, alcune informazioni raccolte possono essere riportate nelle relazioni predisposte dai servizi sociali.
Posso chiedere perché mi stanno facendo una determinata domanda?
Sì. Chiedere quale sia lo scopo di una domanda o come un’informazione verrà utilizzata è diverso dal rifiutarsi automaticamente di collaborare.
Devo dire che sono d’accordo con l’assistente sociale anche se non lo sono?
No. Si può esprimere un disaccordo in maniera chiara e rispettosa, spiegandone le ragioni e, quando possibile, indicando fatti o documenti a sostegno della propria posizione.
Cosa fare se ho paura di dire qualcosa di sbagliato?
È meglio rallentare e rispondere con precisione. Nei casi in cui esista già un procedimento giudiziario o possano esserci conseguenze legali importanti, è prudente chiedere consiglio al proprio avvocato sulla situazione specifica.
In conclusione
Durante un colloquio con i servizi sociali non serve trovare parole “furbe”: servono fatti chiari, sincerità e capacità di spiegare la propria situazione senza lasciarsi trascinare dalla tensione. Prima di parlare, soprattutto su questioni delicate, vale la pena capire anche lo scopo dell’incontro e il ruolo che il servizio sta svolgendo.
Le informazioni riportate sono di carattere generale e non sostituiscono una consulenza legale riferita a un caso concreto.

