Il finale de L’Attacco dei Giganti, spiegato (manga e anime a confronto)

Se sei arrivato su questa pagina è perché hai appena finito il capitolo 139, oppure hai chiuso lo speciale finale su Crunchyroll con la faccia di chi si aspettava qualcos’altro. Non sei il solo. A più di cinque anni dalla pubblicazione dell’ultimo capitolo, è ancora uno dei finali più discussi (e litigati) dell’intero panorama manga.

La risposta breve: Eren Jaeger scatena il Rumbling per mostrare al mondo intero l’orrore della guerra e spingere Eldiani e “nemici” a combattere insieme contro di lui, sacrificandosi per liberare Ymir dal legame di duemila anni che la teneva schiava del Re Fondatore. Muore per mano di Mikasa, che lo decapita durante lo scontro finale; con la sua morte il potere dei Giganti sparisce per sempre dal mondo. L’ultima tavola, però, lascia capire che il ciclo di odio non si è davvero chiuso.

Da qui in poi si entra nei dettagli, comprese le parti che nel fandom non mettono tutti d’accordo.

Cosa succede nel capitolo 139

Il capitolo finale riprende esattamente da dove si era interrotto il 138: Armin, Mikasa e gli altri raggiungono Eren nel punto in cui è concentrata la sua coscienza, un paesaggio onirico fatto dell’albero e del prato dove tutto è cominciato. Lì Eren spiega ad Armin il vero disegno dietro al Rumbling: non voleva sterminare l’umanità fuori da Paradis, voleva che il mondo si compattasse contro di lui abbastanza da fermarlo, e che in quello sforzo comune nascesse la possibilità di una pace diversa da quella che lui stesso non avrebbe mai potuto vedere.

Sul campo di battaglia, Mikasa lo raggiunge mentre è nella sua forma di Gigante Fondatore/Attacco fusi. Gli parla, gli ricorda la sciarpa che lui stesso le aveva legato al collo da bambini, e lo bacia prima di tagliargli la testa. È la scena più citata (e più parodiata) dell’intera serie, e nella pratica è anche quella che, isolata da tutto il contesto, viene fraintesa più spesso: chi legge solo quella tavola senza il resto pensa a una storia d’amore romantico lineare, mentre il capitolo la costruisce come un gesto che è insieme affetto, lutto e liberazione — di lei da lui, non il contrario.

Con la morte di Eren e la fine del legame che lo univa a Ymir, il potere dei nove Titani smette di esistere: chi era già un Gigante puro torna umano (o muore, a seconda dei casi), e nessuno potrà più ereditare un potere titanico. È la fine letterale della “maledizione dei Giganti” raccontata per 139 capitoli.

Perché Eren ha scatenato il Rumbling: le motivazioni vere

Qui viene il punto che ha fatto arrabbiare più lettori del finale stesso. Nel capitolo 139 Eren ammette ad Armin che la sua motivazione non era una sola cosa nobile e coerente: dice di aver voluto liberare Ymir, ma ammette anche di aver semplicemente voluto vedere l’oceano diventare rosso di sangue, e che una parte di lui ha agito per gelosia — non voleva che Mikasa amasse qualcun altro dopo di lui.

Questa mescolanza di motivi “alti” (libertà, fine della schiavitù di Ymir) e motivi “bassi” (gelosia, rabbia, un desiderio quasi infantile di distruzione) è esattamente quello che divide i lettori. C’è chi la considera la scelta più onesta di tutto il manga — Isayama che rifiuta di ripulire il suo protagonista con una motivazione da eroe — e chi invece la legge come una toppa messa all’ultimo momento per giustificare centosette capitoli di escalation genocida con “in realtà era innamorato ed era geloso”. Le due letture convivono nel fandom da anni e, onestamente, i testi dello stesso Isayama non chiudono del tutto la questione: in interviste diverse ha dato accenti leggermente diversi a quanto pesasse ciascun motivo.

Il finale del manga è stato davvero “cambiato” dopo la pubblicazione?

Girano da anni discussioni su presunte modifiche a certe tavole nella raccolta in volume rispetto alla prima uscita a puntate sulla rivista. È vero che tra la pubblicazione seriale su Bessatsu Shōnen Magazine e il volume 34 (uscito in Giappone a giugno 2021) alcuni dettagli grafici e di dialogo sono stati ritoccati, come capita spesso con Isayama anche in altri punti della serie. Sul se e quanto questi ritocchi abbiano cambiato il senso della scena tra Mikasa ed Eren le fonti non sono unanimi: alcuni fan sostengono che le modifiche chiariscano meglio i sentimenti di Eren, altri le considerano cosmetiche. Se questo dettaglio ti interessa nello specifico, vale la pena controllare le due versioni fianco a fianco piuttosto che fidarsi di un riassunto.

Anime vs manga: cosa cambia nel finale

L’adattamento animato ha chiuso la storia in due tempi. “The Final Chapters Special 1” è andato in onda in Giappone il 4 marzo 2023, mentre il vero ultimo episodio, “The Final Chapters Special 2”, è arrivato il 5 novembre 2023 in Giappone (il 4 novembre per gli spettatori occidentali su Crunchyroll, per via del fuso orario). In streaming gli episodi sono stati poi ridistribuiti come episodi dal 91 al 94 della quarta stagione.

Nella sostanza la trama non cambia: MAPPA e Isayama, che ha seguito da vicino la sceneggiatura, non hanno riscritto il finale. Cambiano però peso e ritmo di alcune scene. L’anime dilata alcuni momenti che nel manga occupavano poche vignette — penso alla sequenza del parto di Historia o ad alcuni respiri dati al combattimento finale — e questo, paradossalmente, ha reso alcune transizioni meno brusche di quanto sembrassero sulla pagina. Un errore che vedo spesso fare a chi guarda solo l’anime: pensare che la storia sia “diversa” dal manga solo perché la sente meno frettolosa. Non lo è: è la stessa storia raccontata con più respiro visivo e sonoro, non con eventi diversi.

Perché il finale divide ancora i fan

Le ragioni principali che sento tornare più spesso nelle discussioni sono almeno quattro, e non pesano tutte allo stesso modo.

La più citata è il ritmo compresso degli ultimi capitoli: gran parte della spiegazione del piano di Eren, del suo rapporto con Armin e della risoluzione politica tra le nazioni è stata infilata in pochissime pagine dopo oltre cento capitoli di world-building lentissimo. Chi si aspettava lo stesso passo narrativo della serie fino a quel punto è rimasto spiazzato dalla velocità con cui tutto si chiude.

Poi c’è la questione morale: molti lettori si aspettavano una punizione più netta per Eren, o quantomeno che il mondo restasse diviso dopo un genocidio di quella portata. Invece nel finale la pace arriva, seppur fragile, e diversi personaggi — Armin per primo — arrivano a una forma di comprensione nei suoi confronti che a tanti è sembrata immeritata.

Un terzo nodo è proprio quello delle motivazioni di Eren discusso sopra: mescolare gelosia adolescenziale e sacrificio epocale nello stesso gesto non è una scelta che tutti i lettori di shonen/seinen erano pronti ad accettare.

Infine c’è chi, semplicemente, si aspettava un finale più risolutivo e ha trovato l’ultima tavola — quella che mostra Shiganshina in rovina ai giorni nostri, con Mikasa (o una sua discendente, l’ambiguità è voluta) ancora a piangere sotto l’albero — troppo aperta per un manga che per tredici anni ha promesso risposte.

Cosa significa davvero l’ultima tavola

Quella pagina finale è probabilmente il punto più discusso dell’intero finale, più ancora della morte di Eren. Mostra le rovine di Shiganshina in un’epoca che sembra la nostra, suggerendo che, nonostante la fine dei Giganti, la guerra e la violenza tra esseri umani non si sono fermate: semplicemente hanno continuato ad esistere con altri mezzi. È una lettura coerente con quanto Isayama ha dichiarato in un’intervista al New York Times, dove ha spiegato di aver scartato l’idea di un finale davvero “felice” perché gli sembrava poco credibile rispetto al mondo reale: un epilogo dove la guerra finisce del tutto e tutto torna alla normalità gli suonava, nelle sue parole, artificioso — “hokey” — e per questo ha scelto di rappresentare un ciclo che si ripete, non uno che si chiude [FONTE: New York Times, intervista a Hajime Isayama].

Un dettaglio che molti sottovalutano quando discutono questa scena: non è chiaro se quella “Mikasa” nel presente sia davvero un fantasma, un ricordo, o una discendente della stirpe Ackerman secoli dopo. Isayama non lo ha mai chiarito in modo definitivo, ed è uno dei rari casi in cui l’ambiguità sembra voluta fino in fondo, non un buco di sceneggiatura.

Cosa dice Isayama del proprio finale

Isayama ha parlato più volte, in interviste diverse, della difficoltà di chiudere una storia che aveva costruito per oltre un decennio. Oltre alla dichiarazione al New York Times sul rinunciare a un lieto fine, ci sono state notizie riportate da diverse testate di settore secondo cui l’autore si sarebbe scusato con lo staff di MAPPA per la complessità di adattare certi passaggi del finale in animazione. Va detto con onestà che su questo secondo punto le fonti in lingua italiana ed inglese non sono sempre coerenti tra loro nei dettagli riportati, quindi lo prenderei con un po’ di cautela finché non si trova la dichiarazione originale in giapponese verificata.

Domande frequenti

Chi uccide Eren nel finale? È Mikasa Ackerman a ucciderlo, decapitandolo mentre lui è nella sua forma di Gigante Fondatore durante lo scontro finale sul campo di battaglia. Il gesto arriva dopo un ultimo scambio in cui lei ricorda il legame che li univa fin da bambini.

Il potere dei Giganti scompare per sempre? Sì. Con la morte di Eren, il legame che teneva Ymir prigioniera del Re Fondatore si spezza, e da quel momento nessuno può più ereditare un potere titanico: i nove Giganti smettono di esistere come forza nel mondo.

Perché tanti fan non hanno apprezzato il finale del manga? Soprattutto per il ritmo compresso delle ultime pagine, per la mescolanza di motivi “nobili” e “meschini” dietro le azioni di Eren, e perché molti si aspettavano una risoluzione morale più netta dopo un genocidio di quella scala.

L’anime finale cambia qualcosa rispetto al manga? No, la trama resta identica: cambia solo il ritmo, con alcune scene dilatate rispetto alle poche vignette originali. Isayama ha seguito da vicino la sceneggiatura degli episodi finali insieme a MAPPA.

Conviene leggere il manga o guardare solo l’anime per capire il finale? Dipende da cosa cerchi: l’anime rende alcune transizioni meno brusche grazie a musica e montaggio, ma il manga resta il testo originale e alcune sfumature nei dialoghi si colgono meglio sulla pagina. Se il finale ti ha lasciato dubbi, vale la pena leggere almeno gli ultimi due o tre capitoli in originale.

Un’ultima cosa

Il motivo per cui questo finale continua a far discutere, otto anni dopo l’inizio della serializzazione del manga e a distanza dalla conclusione dell’anime, forse non è che sia sbagliato o giusto: è che rifiuta di dare al lettore la catarsi comoda che la struttura da shonen aveva fatto immaginare fin dal primo volume. Che sia un pregio o un difetto, a seconda di chi lo legge, resta l’unico vero motivo per cui se ne parla ancora nei gruppi Facebook e nei forum specializzati.

By Gino Santonastaso

Segue cinema, serie TV, streaming e cultura pop. Su ItaliaGlobale cura contenuti su piattaforme come Netflix, Prime Video e Disney+, saghe cinematografiche, finali spiegati, personaggi e tendenze dell’intrattenimento digitale.

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