Uno studio di Harvard collega una bevanda mattutina a un minor rischio di demenza

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Un ampio studio statunitense ha riacceso l’attenzione sul legame tra abitudini quotidiane e salute del cervello. I ricercatori hanno osservato che il consumo regolare di una bevanda molto diffusa al mattino è associato a una riduzione del rischio di demenza pari al 18% e a un declino cognitivo più lento. I risultati sono rilevanti perché riguardano comportamenti comuni e potenzialmente modificabili nella popolazione adulta.

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I risultati della ricerca

Lo studio, condotto da un gruppo di ricercatori affiliati a Harvard University, ha analizzato dati raccolti su un ampio campione di adulti seguiti per diversi anni. L’analisi ha evidenziato un’associazione statistica tra il consumo abituale di caffè e una minore incidenza di diagnosi di demenza nel corso del tempo, insieme a prestazioni cognitive più stabili durante l’invecchiamento.

Il ruolo del caffè nella salute cerebrale

Secondo i ricercatori, alcuni composti bioattivi presenti nel caffè, tra cui la caffeina e i polifenoli, potrebbero contribuire a effetti neuroprotettivi. Queste sostanze sono state in precedenza associate a una riduzione dell’infiammazione e a una migliore funzione vascolare, due fattori considerati rilevanti nei processi di degenerazione cognitiva.

La variante da evitare

Lo studio sottolinea tuttavia che l’associazione positiva emerge in modo più chiaro quando si esclude una specifica modalità di consumo. In particolare, il beneficio osservato non riguarda le versioni del caffè con elevate quantità di zuccheri aggiunti o ingredienti altamente processati, che potrebbero annullare gli effetti favorevoli riscontrati nella bevanda nella sua forma più semplice.

Limiti e interpretazione dei dati

Gli autori precisano che si tratta di uno studio osservazionale, che non consente di stabilire un rapporto di causa-effetto diretto. Altri fattori legati allo stile di vita, come alimentazione complessiva, attività fisica e livello di istruzione, potrebbero aver influito sui risultati. Nonostante questi limiti, i dati contribuiscono al dibattito scientifico sul ruolo delle abitudini quotidiane nella prevenzione del declino cognitivo.

By Antonio Capobianco

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